Internazionali 2015, sulla Roma del tennis più luci che ombre

Internazionali 2015, sulla Roma del tennis più luci che ombre

Roma, tra quinto Slam e walkover, gli italiani che non graffiano e un’Italia con sempre più voglia di tennis

Tennis. Sta per terminare la prima settimana degli “Internazionali BNL d’Italia” di scena al Foro Italico, con tante sorprese che hanno talvolta preso il posto dei soliti big ma che pure hanno beneficiato di (“in”)aspettati forfait da preparazione al Roland Garros. Non c’è bisogno di preparare un commento sdegnato, si sa che il circus del tennis si ferma a Roma per una settimana soltanto, eppure il clima che si respira tutt’intorno è quello dello Slam, più o meno, con i tennisti che fanno a gara ad elogiare l’Italia e le sue bellezze ed il pubblico che risponde sempre “presente”, sempre in misura maggiore rispetto ad un comunque trionfale anno precedente.

Proprio da questo punto si devono iniziare a valutare molte situazioni: se negli scorsi anni a regalare il cosiddetto “walkover” erano state Maria Sharapova e Simona Halep, tra gli altri, ecco che in questa edizione 2015 si sono ritirati ancora prima di scendere in campo Serena Williams e Andy Murray, la N.1 del mondo ed un papabile vincitore finale visti i suoi impressionanti risultati dall’inizio di questa stagione. La diatriba tra l’obiettivo ed il sentito è sempre la stessa, con il “mille” madrileno della settimana immediatamente precedente che ruba molte attenzioni al Foro soprattutto per una questione di date e di tempistiche relative alla condizione dei vari tennisti in vista dei French Open, con il dato fondamentale della scarsa affluenza alla Caja Magica del “Mutua Madrid Open”.

La questione della seconda settimana, dunque, è sempre di attualità, e se le perplessità alimentate dalle accuse di un pubblico di stampo un po’ “americano” potrebbero far tremare la mano a chi di dovere, è anche vero che la lettura e la accessibilità di uno sport vanno educate nel tempo offrendo servizi sempre migliori e facilmente fruibili da tutti, dall’appassionato più esperto alla famiglia che si avvicina per la prima volta allo spettacolo dei campi da tennis.

Walkover o no, lo spettacolo deve continuare, sempre e comunque: se il tabellone maschile ha chiuso tutte le porte agli outsiders, con l’unico ad entrare nei quarti che non fosse nelle prime 8 teste di serie, il belga David Goffin, che ha usufruito del sopracitato fortfait di Andy Murray, il main draw femminile ha regalato ben più di una sorpresa con le eliminazioni a sorpresa di Sara Errani, Ana Ivanovic, Madison Keys, Angelique Kerber, Caroline Wozniacki e Lucie Safarova al secondo turno. Spazio a Christina McHale, che dopo aver superato la Errani al secondo turno è giunta ai quarti senza giocare con Serena Williams, a Timea Bacsinszky ed alla sorprendente qualificata Daria Gavrilova, oltre a Bojana Jovanovski, ad Irina Camelia Begu ed all’altra qualificata con gli occhi della tigre Alexandra Dulgheru che ha battuto anche la russa Ekaterina Makarova per assicurarsi 190 ottimi punti.

Alla fine, anche se ancora proprio alla fine non siamo, questi “Internazionali BNL d’Italia” hanno regalato bel tennis e grandi emozioni agli avventori dello splendido palcoscenico romano, con la TV della FIT, Supertennis TV, che oltre a raccogliere sempre più consensi si è messa ancor più in discussione andando ad incrementare un palinsesto già molto ricco con idee nuove ed esperimenti che devono essere accolti come tentativi di migliorare non di certo come occasioni per vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto. Se in questo paese qualcosa cresce è sempre meglio incentivare che puntare il dito a prescindere, soprattutto se a beneficiarne è l’utente medio che fino a qualche anno fa il tennis se lo poteva vedere solo in pay-per-view.

Di tutto questo ricamo dorato, l’unica cosa che è mancata al mini-Slam italiano è stata proprio la dose di Italia: Pennetta, Schiavone, Burnett, Giorgi e Vinci, oltre a Vanni, Arnaboldi, Fabbiano, Bolelli, Gaio e Lorenzi hanno tutti lasciato il Foro al primo turno, con motivazioni e giustificazioni variegate e molto differenti tra loro, con la Errani che ha ceduto alla McHale al secondo turno, una commovente Knapp che quasi riesce a portarsi a casa lo scalpo della forte Kvitova, con Donati che ha fatto il mezzo miracolo arrivando quasi a giocarsela con Berdych e Fognini che ha alzato di nuovo l’asticella perdendo al tie-break del terzo proprio con il tennista ceco, non avendo stavolta proprio nulla da rimproverarsi e per il quale essere rimproverato. Si poteva fare di più, questo è certo, ma gli straordinari risultati delle qualificazioni e le tante difficoltà occorse ai giocatori italiani hanno fatto il resto, con il giudizio prettamente tecnico che conta davvero poco per chi sente tanto la pressione di questi campi e la necessità di fare risultato per forza.

Roma c’è e c’è sempre stata, e l’augurio di un futuro ancora più roseo deve sposarsi con le intenzioni della tavola rotonda che le decisioni le prende, perché in un’Italia che annaspa ancora in acque molto profonde la volontà comune di creare un marchio, oltre che un orgoglio nazionale ben circoscritto, deve essere premiata dal momento che a certi altri soggetti vengono riconosciuti già da tempo vari privilegi, meritati o immeritati che siano. La base c’è e la voglia di diventare sempre più grandi c’è ancora di più, perché Roma diventi la più grande di tutte anche nel tennis mondiale.

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