Intervista a Alessandro Coppini: nuova giovane leva del movimento italiano

Intervista a Alessandro Coppini: nuova giovane leva del movimento italiano

Una chiacchierata con il giovane tennista lombardo che, in questo 2018, inizia la sua scalata all’aspra montagna del tennis professionistico. Un fisico da calciatore e tanta voglia di fare bene sono i suoi alleati più fedeli.

di Riccardo Artuso, @i2icky98

IDENTIKIT – Alessandro Coppini è nato il 1 maggio 1998, ha iniziato abbastanza tardi a giocare a tennis – 13 anni, come Lorenzo Sonego – ma ha bruciato le tappe e ora, con una classifica federale da 2.2, si accinge ad assaltare i circuiti maggiori. Lavorare sodo è la parola d’ordine, ricordando che, se ci sono gli attributi, non è mai troppo tardi.

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Da quanto tempo giochi a tennis? Come hai iniziato?

“Gioco a tennis da 6 anni. Prima ho giocato a calcio per un periodo, nelle giovanili del Milan. A 13 anni ho deciso di provare anche il tennis, più che altro per occupare il tempo fra gli allenamenti, che facevo 3 volte a settimana. Ho fatto un campo estivo al Quanta Village di Milano e mi è subito piaciuto.”

Hai l’intenzione di dedicarti al tennis professionistico? Quando l’hai deciso?

“Di lì a poco tempo ho dovuto prendere una decisione, e ho preferito il tennis perchè mi piaceva lo sport individuale; magari subisci tante sconfitte ma ti dà molta soddisfazione riuscire a tirare qualcosa fuori da te stesso quando sei totalmente solo in campo. In fin dei conti, sul campo da tennis ero più felice, e vorrei continuare a vivere con quello che mi piace. L’anno scorso ho dovuto dare la maturità, che mi ha impedito di dedicarmi totalmente al tennis, ma da quest’anno voglio dedicarmi ad esso al 100%.”

Al momento sei 2.2: hai già avuto esperienze internazionali? Quali?

“Ho giocato dei Challenger qui in Lombardia dopo aver vinto alcuni tornei open di prequalificazione, cioè Manerbio e Como. Quest’anno ho anche iniziato l’attività Futures.”

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Quali sono i tuoi obiettivi per questa stagione? Cosa farai per raggiungerli?

“Voglio incrementare l’attività Futures ed entrare fra i primi 1000. Sono convinto di poterlo fare. Ho tanta voglia di migliorarmi e cercherò, ogni volta, di fare un passettino in avanti. Devo lavorare molto sull’aspetto tattico e mentale, ma soprattutto ho bisogno di esperienza, di mettere tanti match nelle gambe. L’obiettivo fondamentale è tirare fuori tutto quello che posso dare, e magari spingermi oltre: già quello sarebbe una buonissima vittoria. Non vedo l’ora di iniziare e di giocare tanti match, i risultati arriveranno poi di conseguenza.”

Hai piani o aspettative a lungo termine? Credi di avere le carte in regola per sfondare a livello Challenger e poi ATP?

“Sto facendo tanti sacrifici e lavorando sodo perché mi piacerebbe vivere di questo sport, e quindi raggiungere la top 100. Sono convinto di potercela fare, e sta a me dimostrarlo sul campo.”

Dove ti alleni? Chi ti aiuta nella preparazione?

“Per ora preferirei non pubblicizzare troppo il luogo. Ho uno staff composto da allenatore, preparatore atletico e mental coach.”

Hai dovuto conciliare il tennis e la scuola: è stato difficile?

“Per i primi due anni delle superiori è stato molto pesante, facevo i salti mortali per non rinunciare a nulla. Poi ho capito che per praticare il tennis come avrei voluto avrei dovuto dedicarmici con mente e corpo, perciò ho cambiato scuola, mi sono iscritto a ragioneria e ora mi sono diplomato. Durante il periodo degli esami è stata dura, perché ero costretto ad andare a scuola a Roma una settimana al mese, dalle 8 alle 18, per ottenere i voti. Questo mi impediva di allenarmi per diversi giorni al mese, durante i quali proprio non toccavo la racchetta, in più ho cambiato circolo ed ero solo ad allenarmi. Nonostante questo ho vinto alcuni buoni tornei open al Foro e sono riuscito a passare 2.3.”

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Hai conoscenze fra i tennisti italiani? Un gruppo di allenamento?

“Non in modo particolare. Tendenzialmente mi alleno al mio circolo con giocatori di livelli diversi, oppure un po’ in giro per provare stili differenti.”

Un pregio e un difetto dell’Alessandro Coppini giocatore, oggi.

“Fra i miei pregi la caparbietà, la dedizione e il fattore fisico: siccome ho giocato a calcio sono avvantaggiato da questo punto di vista; il diritto è il mio colpo migliore, mi viene bene la fase di difesa, anche estrema, e vado bene al servizio. Un mio difetto, invece, è che esagero nel perfezionismo, e l’inesperienza su tutto (ma a questo spero di rimediare presto).”

Intrattieni rapporti frequenti con la FIT? Ti stanno dando una mano ad emergere?

“Non molto. Mi sono allenato un paio di giorni, due anni fa, a Tirrenia ma non ho mai ricevuto alcun tipo di aiuto o facilitazione. Mi piacerebbe che mi aiutassero un po’ di più, magari ad entrare nei tornei internazionali o offrendomi una wild card, che non mi è mai stata accordata finora. Ho partecipato alla prequalificazioni per gli Internazionali l’anno scorso a Milano e sono arrivato terzo, ed è stata un’ottima esperienza. Quest’anno ci tornerò in doppio e spererei anche in singolo.”

Un occhio alle Next Gen ATP Finals. Credi di poterci arrivare?

“Ho ancora due anni di tempo. Non mi metto pressione a riguardo però, preferisco pensare solo al mio obiettivo; poi tutto quello che arriva in più è tanto di guadagnato.”

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