Judy Murray: “La fase più difficile della carriera di un giocatore è l’inizio”

Judy Murray: “La fase più difficile della carriera di un giocatore è l’inizio”

In occasione di un discorso tenuto al Tennis Club di Valencia, Judy ha parlato del circuito professionistico e dei grandi sforzi, soprattutto economici, che si devono affrontare per lanciare un giovane atleta.

di Federico Gasparella

Poche persone come Judy Murray sanno quanti sacrifici bisogna compiere per crescere due bambini e proiettarli all’interno del tennis professionistico. Al Tennis Club di Valencia, la madre dei fratelli Murray ha tenuto un discorso, nel quale ha rievocato i tempi in cui ha introdotto i propri figli al gioco del tennis e dello sport in generale:”Mi sono subito resa conto che i bambini non vogliono ascoltare ciò che gli viene imposto, l’unica cosa che desiderano è giocare“. Judy si è dovuta inventare diversi escamotage affinché i propri figli fossero motivati a svolgere delle attività sportive: “Tutto è iniziato con una maglia di Wimbledon e una racchetta. Entrambi hanno giocato a tennis in estate e a badminton in inverno. Dentro casa, invece, hanno praticato una sorta di ping-pong“. In tutti questi giochi, ha rivelato Judy, è sempre uscito vincitore Jamie. Va detto che Andy è di 15 mesi più giovane rispetto al fratello e questa differenza, fino a dieci anni, è stata incolmabile: “Andy ha provato a fingere che non gliene importasse nulla che Jamie vincesse sempre. Ma dentro di lui desiderava superare suo fratello. Quest’obiettivo lo ha reso più forte“. Un giorno Andy ha confessato a sua madre che voleva giocare con qualcuno che non fosse Jamie. Da quel momento in poi, Judy ha compreso che la volontà di suo figlio fosse quella di praticare il tennis in modo sistematico. Così, dapprima, ha iniziato a mandare lui e suo fratello più grande a dei tornei junior in Francia: “Portare i miei figli a questo tipo di tornei mi ha fatto capire per cosa erano fatti, ma anche quanto costoso fosse mantenerli. Per farli giocare a dei tornei in Francia ho dovuto pagare cifre molto elevate, per non parlare dei viaggi”. Successivamente, invece, il più giovane dei Murray, all’età di 15 anni, ha chiesto a sua madre di fare un ulteriore sforzo per andare ad allenarsi in Spagna. Allora Judy ha deciso di spedirlo all’Accademia Sánchez-Casal di Barcellona, ​​diretta da Emilio Sánchez Vicario, Sergio Casal e Pato Álvarez. La conseguenza è stata che la carriera di Andy è decollata. Ma Judy nel suo discorso è tornata a sottolineare quanto sia complicato per una famiglia investire sulla carriera sportiva di un figlio: “La fase più onerosa è quando si inizia. Non ci sono premi in denaro nei tornei junior ed ogni fine settimana è come una vacanza. Devi pagare voli, hotel, cibo e trasporti. Inoltre, devi combinare tutto ciò con gli studi. Ma siamo stati fortunati, perché solo dodici mesi dopo aver cominciato quest’avventura, Andy ha vinto gli US Open Junior. Andy, da li a pochi anni, avrebbe raggiunto la sua prima finale ATP e la posizione numero 70 del ranking”. La testimonianza di Judy è quella di una madre che ha compiuto uno sforzo incredibile per rendere entrambi i figli giocatori professionisti: tutti e due sono stati numeri uno, Andy in singolare e Jamie in doppio. Tuttavia, va detto che questo caso rappresenta un unicum, tra tante famiglie che cercano invano di trasformare i loro figli in giocatori di tennis e che finiscono per rinunciare a causa della mancanza di soldi o di una reale vocazione di questi ragazzi verso questo sport.

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