Kangaroo Slam: breve racconto del torneo “boomerang”

Kangaroo Slam: breve racconto del torneo “boomerang”

Si avvicina l’Australian Open: breve riassunto dello slam della lontana Australia, da terra di diserzioni a sede di uno dei tornei più ambiti.

Se nel parlare di tennis non si può fare riferimento ad una degna cornice di pubblico e di storia, allora siamo sicuri di trovarci in qualche nuova “succursale commerciale” tirata su per il campione di turno o per l’incessante avanzare del mercato di un qualche paese estero. Nei cosiddetti tempi moderni ci troviamo a viaggiare attraverso due o tre continenti nel giro di un mesetto scarso, con gli addetti ai lavori che assumono sempre di più le sembianze di uomini d’affari che fanno di hotel e jumbo le loro uniche abitazioni nel corso di una stagione. 250 di qua, 500 di là, tutti quanti con la testa ben fissa sugli Slam.

Se l’Australia può considerarsi una tra le nazioni più prolifiche, per aver dato i natali a moltissimi giocatori di altissimo livello, per la questione “pubblico” non è mai stata tra le più fortunate: fino all’avvento degli aerei di linea, l’approdo in Oceania significava giorni o addirittura settimane su di una nave attraverso gli oceani. Ma andiamo con ordine.

L’Australasian Championships (così denominato per includere attivamente anche la Nuova Zelanda) nacque nel 1905 sotto la gestione della Lawn Tennis Association of Australia. La sede del torneo variò numerose volte, tra Melbourne, Perth, Brisbane, Adelaide e Sydney, oltre alle edizioni del 1906 e del 1912, rispettivamente tenutesi a Christchurch e Hastings in Nuova Zelanda. Solo nel 1927 sarebbe stato inaugurato il Kooyong Lawn Tennis Club di Melbourne (nello stesso anno il nome del torneo sarebbe diventato stabilmente “Australian Championships”).

Nel vortice della “Amateurs Era” si videro all’opera numerosi campioni, da Jack Crawford a Fred Perry, e poi Rosewall, Laver, Emerson ed Ashe, senza dimenticare la leggendaria Margaret-Court in campo femminile. Nonostante la presenza di questi giocatori sull’albo d’oro, il 4° Slam non godeva di grande considerazione da parte degli atleti più forti, sia per il basso montepremi, sia per la difficoltà, come detto, di raggiungere la lontana Australia, soprattutto in un periodo “scomodo” a ridosso delle festività di Natale e Capodanno. La svolta vera e propria tardò ad arrivare visto che, nonostante la “liberalizzazione” del 1968 avesse sconvolto nel profondo tutto il circuito, i big continuavano a snobbare il torneo ormai stabilmente tenuto a Melbourne.

Se dal 1983 si rivide qualche faccia nota (fino all’87 vinsero due volte Wilander e due Edberg, con una finale persa a testa da Cash e Lendl), nel 1988 fu compiuto il miracolo: la sede fu definitivamente spostata al Melbourne Park (ex-Flinders Park), dotato di strutture all’avanguardia con tetto mobile sul campo centrale (Rod Laver Arena), con una nuova superficie ad attendere gli atleti: il cemento gommoso chiamato Rebound Ace sostituì l’erba di scuola inglese. Da quel momento in poi, nessun tennista avrebbe più rinunciato al torneo più avveniristico in assoluto, visto anche l’adeguamento del montepremi agli standard degli altri tornei Slam. Inutile che vi racconti il resto: 4 volte hanno trionfato Federer, Agassi e Djokovic, 2 volte Courier, Sampras, Becker e Lendl, oltre ai singoli successi di Nadal, Safin, Kafelnikov, Korda e Johansson.

Per le donne, 5 volte Serena Williams, 4 Steffi Graf e la sua eterna rivale Monica Seles, 3 Martina Hingis, 2 la Azarenka e la Capriati, e una vittoria a testa per Sharapova, Clijsters, Henin-Hardenne, Mauresmo, Davenport e Pierce. Ci basti sapere, numeri alla mano, che nonostante le varie vicissitudini collegate a questo piccolo grande torneo, la storia ha riservato per l’Australian Open un ruolo fondamentale, facendolo divenire uno dei quattro tornei più importanti di sempre, nonostante la maggiore rilevanza a livello storico degli Slam del vecchio continente. I punti in palio sono 2000, oltre a tanti, tanti soldi, così come un posto nell’élite del tennis. Se si vuole eguagliare l’ineguagliabile Laver (Grande Slam, nel 1962 da dilettante e nel 1969) o superare l’insuperabile Steffi Graf (Golden Grand Slam nel 1988, visto il trionfo alle Olimpiadi di Seoul), si deve passare anche da qui; davanti ad un pubblico che non ha niente da invidiare agli spalti americani o francesi, con una tradizione derivante dall’età dell’oro australiana degli anni 50′ e 60′.

Se è vero, dunque, che tutto ciò che ci si para davanti di questi tempi è frutto di un marketing spietato, sta a noi adoperare la storia come fonte di ispirazione per seguire al meglio questa straordinaria manifestazione sportiva che ogni anno ci accompagna nella nuova stagione del tennis che conta. Come era arrivato e se n’era andato, naturalmente per tornare di nuovo, questo “torneo boomerang” anche quest’anno ci regalerà, come sempre, tante ore di spettacolo e ci toglierà tante ore di sonno, spese a notte fonda a seguire i tanti campioni all’opera dall’altra parte del mondo. Si avvicina il Kangaroo Slam, e tutti vorremo esserci.

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