Kyrgios, quanto sei simpatico

Kyrgios, quanto sei simpatico

Adoro sentirlo ciarlare. Diletta gli affamati giornalisti divulgando il suo ipnotico verbo, informandoli di quanto il tennis, lui, proprio non riesca a sopportarlo (sei arrivato tardi di qualche anno, su questo ci hanno già fatto un libro)

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Dopo i miei ultimi articoli, ritenuti blasfemi dalla moltitudine dei suscettibili sudditi del Re Sole Federer, la redazione di Tennis Circus, in combutta con la procura ed un centro di sanità mentale, ha deciso di spedirmi in isolamento forzato nella ridente cittadina di Lethbridge (Canada), dove da qualche tempo mi trovo.
Il tutto sembrava avere su di me i suoi primi effetti, rendendomi più calmo e permissivo nei confronti di quel mondo sportivo del quale spesso mi sono ritrovato a scrivere.
Quando però, tra una glaciazione e l’altra, ho cercato in qualche modo di riprendere il contatto con la realtà, la prima notizia su cui mi sono voracemente imbattuto aveva come protagonista il giovane Kyrgios, che mai, nemmeno nei suoi (pochi) giorni migliori, aveva suscitato in me una sola e singola scheggia di spontanea simpatia. Ho cercato di resistere alla tentazione, ma non ce l’ho fatta.
E quindi eccomi di nuovo qua, per vostra fortuna.
Lo dico fin da subito, non ho mai amato (Mcenroe escluso per manifesta superiorità) gli esibizionisti, i forzatamente ribelli, i contocorrente per hobby.
C’è poco da fare, per potersi permettere determinati atteggiamenti, questi devono essere accompagnati da risultati degni del suddetto nome.
Quindi, in poche parole, o sei, appunto, John, o la copia lucidata e aggiornata di Luigi XIV, per gli amici Re Sole (quello vero, però). Ma adoro sentirlo ciarlare. Diletta gli affamati giornalisti divulgando il suo ipnotico verbo, informandoli di quanto il tennis, lui, proprio non riesca a sopportarlo (sei arrivato tardi di qualche anno, su questo ci hanno già fatto un libro), della moltitudine di opportunità che, grazie al suo cristallino talento (da giocoliere), potrebbe trovare e cogliere nel mondo di fronte a lui.
Sorrido, non posso fare altrimenti.
“Diventare numero uno al mondo non mi entusiasma per niente, onestamente. Non è qualcosa che mi auguro di fare. O numero 13 al mondo, o numero uno, o numero 20 al mondo, per me è uguale”
Non preoccuparti, vorrei aggiungere, questo insopportabile peso probabilmente non graverà mai sulle tue stanche spalle.
Scusate, è finita la mia ora d’aria, devo tornare dentro e continuare a disegnare tanti piccoli Roger sorridenti.
Non lo toccherò più, ve lo prometto.
Lasciatemi andare.

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