La breve ma intensa storia della carriera di Jurgen Melzer

La breve ma intensa storia della carriera di Jurgen Melzer

Dopo Benneteau, Youzhny e Ferrer, anche Jurgen Melzer, uno degli ultimi interpreti del serve & volley, dice addio al tennis giocato. Resta uno dei pochissimi atleti ad aver sostato contemporaneamente nella top ten di singolare e doppio. Chiude dopo una gran vittoria su Milos Raonic a Vienna, proprio là dove tutto era iniziato.

di Giuliana Cau

Lunedì sera, ormai quasi una settimana fa, Jurgen Melzer ha emozionato il pubblico della Stadthalle di Vienna, uno dei campi più importanti della sua carriera tennistica, situato nella meravigliosa città natia. Ha battuto Milos Raonic e si è assicurato un altro match il giorno dopo, che poi non ha disputato contro il futuro finalista Kevin Anderson. Jurgen è un veterano del Bank Austria Open sin da ragazzino, da quando sognava di calcare il rigoglioso prato del Centre Court di Wimbledon. Quella appena trascorsa è la partecipazione numero diciassette a questo evento, vinto in due occasioni consecutive (2009 e 2010). Ma il torneo di Vienna è anche lo scenario in cui ha giocato la primissima partita nel circuito, nel lontano 1999, contro Lars Burgsmuller. Da allora sono passati quasi vent’anni e tante cose sono accadute nella sua vita. “Mi sono sempre trovato bene a Vienna –afferma Melzer– ho vinto due volte, ma il 2010 è stato l’anno in cui ho sentito maggiore pressione; avevo raggiunto la semifinale a Parigi, ero vicino alla top-10 e un paio di settimane prima avevo battuto Nadal a Shanghai. Sono sceso in campo con la pressione di dover vincere e alla fine ce l’ho fatta. È sempre stato il mio sogno chiudere tra la mia gente e desidero giocare qui la mia ultima partita in singolare”. Lo ha precisato: singolare. D’altra parte, pur avendo 37 anni, può permettersi di giocare ancora per un po’ in doppio. La carriera di Jurgen Melzer non è stata facile, perché quando trionfò a Wimbledon juniores, nel 1999, gli austriaci credevano di aver trovato l’erede di Thomas Muster. Ha impiegato parecchio tempo a scoprirsi un professionista indipendente, nel senso più profondo del termine. I risultati sono arrivati dal momento in cui si è infiltrato nella ristretta élite dei 39 giocatori che sono stati top-10 sia in singolare che in doppio, ma il tennista viennese è andato oltre. “E’ vero e ne sono orgoglioso, sono stato top-10 in entrambe le specialità nello stesso momento. Mi è sempre piaciuto giocare in doppio, fare squadra e festeggiare con un amico. Per questo l’ho giocato spesso. Forse a volte ho esagerato, ma ma alla fine ho vinto due Slam (Wimbledon 2010 e Us Open 2011), quindi non ritornerei indietro”. Dato che non aveva una grande agenzia dietro di sé, i primi anni di carriera non sono stati semplicissimi, con poche wild card a disposizione e tanti tornei di secondo piano. Nel 2002 è approdato per la prima volta tra i top-100. “Ne vado fiero, ho lavorato duro per arrivarci –racconta l’austriaco– nulla mi è stato posto su un piatto d’argento”. Infatti, dopo aver perso le prime tre finali ATP, si è tolto di dosso ogni frustrazione nel 2006, quando si è imposto a Bucarest. Partecipò a quel torneo senza il suo coach di allora, Karl Heinz Wetter, con lui c’era solo il compagno di doppio Julian Knowle. Andò comunque benissimo: 6-1 7-5 ai danni del nostro Filippo Volandri e tanti saluti a complessi e timori reverenziali. L’anno d’oro di Melzer è stato però il 2010, quando disputò la bellezza di 130 partite tra singolare e doppio, con 51 successi solo in singolo e un ranking di fine anno tra i top-20. Quell’anno riuscì a superare per la prima volta il terzo turno di uno Slam e finì con l’arrivare addirittura in semifinale al Roland Garros, con tanto di vittoria su Novak Djokovic, uno scalpo senza precedenti per lui e non solo per lui. “Quello contro Nole è stato il mio più grande successo in una singola partita, un risultato memorabile. Rimontare due set di svantaggio a Djokovic, in uno Slam, non era mai successo prima e non sarebbe successo dopo”. Durante il suo cammino Melzer ha battuto anche David Ferrer, altro giocatore prossimo al ritiro, prima di trovare il miglior interprete di sempre sulla terra battuta, ovvero Rafael Nadal. “Non lo dimenticherò mai, tra l’altro ho anche avuto set-point nel terzo set”. Per lui ci sono state delle difficoltà anche sul piano della vita privata. Per esempio il matrimonio con la collega Iveta Benesova, terminato nel peggiore dei modi nel 2015 e poi gli stop per infortunio, uno dietro l’altro. Tuttavia Jurgen è ancora in pista e ha intenzione di rimanerci, almeno in doppio. “Avrei potuto fare qualcosa di più –prosegue– se io e il mio principale compagno Philipp Petzschner non ci fossimo infortunati, avremmo ottenuto più che due qualificazioni al Masters”. Oltre a giocare, continuerà a seguire il fratello minore Gerald, ottimo tennista, mancino come lui, reduce da due brutti infortuni. “È una sensazione speciale, la possono vivere in pochi -asserisce convinto il viennese- abbiamo vinto anche un Challenger insieme, quando lui aveva appena 18 anni. Ho provato a dargli il miglior esempio possibile. Quando mio fratello è in campo sento molta vicinanza”. Questa vocazione da allenatore potrebbe rivelarsi utile in futuro, poiché ha deciso di permanere nell’ambiente nel tennis. “Vorrei condividere la mia esperienza con giovani promesse o magari, un giorno, diventare coach. Sarebbe un peccato non utilizzarla”.

29-5-10: Melzer batte Djokovic a Parigi
29-5-10: Melzer batte Djokovic a Parigi

La carriera di Jurgen Melzer resterà comunque una chicca, all’interno del circuito ATP, con 5 titoli al saldo, l’ottava posizione in classifica (2011), i due trionfi slam in doppio e le otto finali perse, ma con giocatori di tutto rispetto come Juan Martin Del Potro, Novak Djokovic, Marin Cilic e Lleyton Hewitt per citarne alcuni. In un 2018 costellato da diversi ritiri, il suo comunque risulta più semplice da accettare dato che, nel doppio, continuerà a mettersi in gioco, nella speranza di vederlo eccellere nella specialità in cui meglio si è espresso nei primi anni di carriera: il serve & volley.

Fonte: Il Tennis Italiano

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/jurgen-melzer-il-37enne-dice-addio-al-tennis/

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