La Fogna della Senna

La Fogna della Senna

C’è chi lo considera il soporifero prologo allo Slam erbaceo, c’è anche chi lo scredita apertamente, reputandolo il regno dei carpentieri in bermuda, ma c’è anche chi lo anela, chi lo desidera carnalmente e chi, rinunciando anche all’ultimo aggancio con il pudore ed il decoro, sogna di poter concepire il proprio primogenito sul Philippè Chatrier.
Naturalmente stiamo evocando il Roland Garros, lo Slam che genera più controversie, dibattiti, radicalismi e scazzi sanguinolenti. Al di là degli aspetti tecnici, sui quali per una volta non ci soffermeremo, l’abnorme evento parigino riesce a regalare preziosi e memorabili momenti di umanità, talvolta imbarazzanti, spesso pittoreschi, ma difficilmente rintracciabili in altri luoghi del culto tennistico.
Nella sterminata galleria mnemonica offertaci dall’opulento archivio transalpino abbiamo deciso di porre l’attenzione sull’incredibile impresa o, per meglio dire, sulle incredibili imprese del tennista più affine alla natura selvatica e primitiva del Roland Garros, Sir Fabio Fognini.
Il primo capitolo del romanzo Fognesco venne vergato nell’edizione del 2010, quando il nostro si trovò ad affrontare l’idolo di casa, Gael Monfils.
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Fabio, all’epoca dei fatti numero 56 del mondo e una mezza dozzina di kg in più a guarnire il ventre, paga fin dal principio lo scotto dell’esordio sul blasonato centrale parigino. I primi due parziali scorrono fin troppo facilmente, l’italiano è ostaggio della tensione, acuita dalla frustrante sensazione di impotenza, di fronte a migliaia di avversari desiderosi di vederlo agonizzare quanto prima.
Nel breve volgere di una manciata di minuti dall’agognata agonia si passa alla richiesta di eutanasia in campo. Fabio perde il servizio anche nel terzo e ora il francese è a due soli giochi dalla stretta di mano. Proprio in questo momento Monfils commette il più imperdonabile errore di valutazione, trascurando quanto Fognini possa essere contudente quando non è più costretto a seguire lo spartito. Dal 4-3 infatti il taggiasco espone tutto il proprio arsenale, al quale aggiunge tutta la spudoratezza di cui è tenutario, cominciando a deflagrare colpi che spolverano le righe, dando l’abbrivio all’impronosticabile rimonta che lo isserà fino al 7-5, trascinando la contesa al quarto set.
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Seguendo gli schemi della logica ci sarebbe da aspettarsi un prosieguo di partita improntato sull’equilibrio,  una volta ristabiliti i valori in campo. Quando però si ha a che fare con il soggetto Fabio Fognini, tanto oggi come allora, è indispensabile disconoscere l’esistenza stessa della razionalità. Fogna infatti dilapida in meno di un quarto d’ora il capitale faticosamente guadagnato in precedenza, trovandosi sotto di due break sul 4-1.
Gael questa volta non si fa distrarre dalla prossimità della meta, Gael questa volta è sicuro, gagliardo e determinato a compiere il passo conclusivo. Peccato però che Fognini nel frattempo abbia deciso di sprigionare uno tsunami tennistico di rara intensità. Si diceva 4-1 con due break di svantaggio? Bene, di punto in bianco, senza una ragione apparente, l’italiano da vita ad una seduta spiritica a cielo aperto, chiamando a giocare al suo fianco tutte le divinità reclutabili.
Ciò che andrà in scena da quel momento fino alla conclusione del set è una commistione tra poesia, balistica e trascendenza. Rovesci dalle traiettorie eretiche, palle corte struggenti, dritti a cui nemmeno la scala Mercalli riesce a dare un’entità. Questo autentico Big Bang tecnico-agonistico consente a Fabio di inanellare otto giochi consecutivi, conquistando il quarto set e portandosi sul 3-0 nella partita decisiva.
Fognini Vina del Mar
Ogni incantesimo, per quanto obnubilante, è destinato al naturale crepuscolo, quello vissuto da Fogna non fa eccezione. Dal 3-0 Monfils impatta subitaneamente sul 3-3, approfittando del vistoso ed inevitabile calo dell’avversario. Ora si che sembra essersi ristabilita una parvenza di equilibrio, anche se sarebbe più corretto definirla fugace tregua sismica. Un nuovo movimento tellurico infatti sta per scuotere la contesa, questa volta però esulerà dalle inimmaginabili evoluzioni psicopatologiche di Fabio.
Giunti sul risultato di 4-4 l’italiano chiede a gran voce la sospensione della partita, causa oscurità. I più maliziosi potrebbero pensare ad un espediente tipicamente italiota per salvare la pellaccia, dato l’immane dispendio psico-fisico profuso per resuscitare una partita più volte caduta in arresto cardiaco. La realtà invece è diametralmente opposta: la visibilità sul Philippe Chatrier è un lontano ricordo, nei campi attigui non si gioca più da almeno mezz’ora, ciò nonostante però l’arbitro brasiliano Bernardes, coadiuvato dal supervisor Fransson, persevera nel voler continuare, assecondando le pressioni di Monfils e di tutto il pubblico presente, convinti di potersi avvantaggiare da queste condizioni estreme.
Fabio, inizialmente posato nella sua sacrosanta protesta, ad un certo punto perde il lume della ragione, inscenando una protesta che legittima il giudice di sedia ad assegnargli un penalty point. A questo punto anche il più imperturbabile buddhista avrebbe avvertito un vago sentore di sindrome d’accerchiamento. Fogna però riesce ad attingere ad insospettabili risorse nervose, trovando la forza di annullare una palla break che avrebbe di fatto sancito la conclusione dell’incontro.
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Sul 6-5 a favore dell’italiano si verifica il miliardesimo capovolgimento di fronte. Fabio si procura tre match point consecutivi sul servizio di Monfils il quale, nel frattempo martoriato dai crampi, riesce ad annullarli grazie all’amichevole partecipazione di Fognini, incredulo di fronte ad uno scenario del genere.
Sul 6-6, una volta accertata la persistenza dei problemi fisici del francese, arbitro e supervisor prendono atto dell’effettiva oscurità circostante, sospendendo la partita.
Il pomeriggio successivo i due protagonisti tornano in campo per il segmento finale di questo psicodramma tragicomico. Nemmeno il tempo di cominciare e Fognini è già costretto a fronteggiare una coppia di palle break break, neutralizzate grazie a due salvifiche prime di servizio. Nonostante il traumatico inizio Monfils sembra ancora provato dalla precedente sessione, si muove goffamente, anche più del solito, non forza i colpi e si limita ad aspettare l’errore dell’avversario.
Fogna fiuta il disarmo del rivale e sul 7-7 piazza l’allungo decisivo strappando il servizio al transalpino. Sul 8-7 Fabio può concedersi l’impareggiabile lusso di contemplare lo sconforto di chi, fino a pochi minuti prima, ha cercato di guastare con ogni mezzo il suo capolavoro. Finisce così, 9-7 al quinto set, la partita che ha dato il via all’epopea di Fabio Fognini.
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Giocatore spesso vessato da critiche sprezzanti e giudizi trancianti, in buona parte conquistati sul campo, Fogna incarna un patrimonio inestimabile per il nostro tennis. Concentrato di talento, bizzarria ed estrosità, al netto delle numerose intemperanze, Fogna è destinato ad una rivalutazione postuma, come spesso capita a chi è capace di polarizzare passioni così contrastanti.
L’appuntamento con “La Fogna della Senna” non si esaurisce qui, il prossimo capitolo sarà dedicato ad un’altra leggendaria partita disputata da Fognini in terra francese, quella che lo ha visto opporsi allo spagnolo Montanes negli ottavi di finale dell’edizione 2011 del Roland Garros.

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