La rinascita di Simone Bolelli

La rinascita di Simone Bolelli

Reduce dalla finale a Punta del Este, con passaggi graduali, il bolognese Simone Bolelli sta provando a rinascere e tornare il mancato top player di un tempo…

di Mattia Esposito

“Non arrenderti mai, perché quando pensi che sia tutto finito, è il momento in cui tutto ha inizio.”

JIM MORRISON

La frase di un genio del rock e della letteratura non può che calzare a pennello con la vita e in particolar modo con lo sport, ambiti in cui l’uomo non può ma soprattutto non deve abbattersi, per dare voce alla speranza, alla vittoria e alla libertà. Se il “poeta maledetto” pronunciò una frase del genere, qualcosa di vero di certo c’era. Un poeta e cantautore che attraverso il proprio grido di ribellione in un periodo di guerre e disuguaglianze sociali, ha portato milioni di persone a rivoluzionare il proprio pensiero, attraverso le sue canzoni. Il celebre leader dei The Doors morì ad appena 27 anni come gli altri del “Club 27” come Brian Jones, Jimi Hendrix e Janis Joplin, morti tutti alla stessa età per motivi misteriosi ed avversi, che vanno dalla morte fittizia per fuggire da una realtà dura al complotto contro un gruppo musicale che faceva della libertà, il proprio slogan. E proprio il famigerato frontman è un’icona dell’arrendersi male, che è possibile ritrovare anche in altri ambiti, con gente che lotta contro malattie e crisi. Dalla politica all’arte, passando per lo sport, vero specchio della vita: sportivi avversi, che lottano e che non mollano, facilmente da trovare nel tennis, lo sport più nobile al mondo. Si va dai casi celebri come Andre Agassi, Bjorn Borg fino ai giorni nostri come Juan Martin Del Potro a Vika Azarenka: questi sono solo alcuni ed in particolar modo quelli con più attenzione mediatica. Ma appunto, spesso, coloro che lottano nelle retrovie, non hanno rilevanza ma alla stessa maniera sognano e vanno avanti, oltre il difficoltà, come il nostro Simone Bolelli, potenziale top player, che, nonostante gli infortuni, continuare a sognare…

#2 D’ITALIA- Simone Bolelli nasce a Bologna l’8 ottobre 1985 e sin dai primi anni d’età si appassiona alla vita tennistica. Nei primi tre anni di aspirante protagonista, vince due Futures e raggiunge un’altra finale tra i tornei minori, ma procurandosi anche la wild card a Roma. Nel 2006 raggiunge i primi 200 al mondo sia in singolare che in doppio, grazie alla finale del Challenger di Napoli raggiunta in coppia con Fabio Fognini. Il 2007 è un anno di transizione per l’emiliano, che è alle prime armi nel circuito ed ha bisogno di un po’ di tempo per conoscere l’ambiente. Raggiunge il secondo turno agli Australian Open e le finali dei Challenger a Bergamo e Tunisi. Ma l’inesperienza e il calo fisico si fanno sentire nella parte centrale della stagione, dopo aver disputato i tornei di Miami, Roma, Roland Garros e Wimbledon, salvo poi riprendersi con il Challenger di Bratislava finale. Il 2008 è probabilmente il miglior anno da singolarista per l’allora 23enne: dopo alcune cocenti e deludenti eliminazioni, raggiunge la prima semifinale ATP a Zagabria, vince contro Ivo Karlovic nella prima convocazione in Coppa Davis e soprattutto conquista l’unica finale ATP a Monaco di Baviera, perdendo da Fernando Gonzalez. Raggiunge il 3° turno a Roma, Parigi e Londra, viene squalificato a tempo indeterminato dalla federazione per aver rifiutato la chiamata contro la Lettonia ma conclude l’anno con il best ranking del 37° posto, diventando numero due italiano dopo Andreas Seppi. Una posizione migliorata subito l’anno successivo, con la 36esima posizione, che porta al terzo turno di Montecarlo, ma anche alla separazione dallo storico coach e con ben 6 primi turni consecutivi persi con 93° posto in cascina. Una crisi di risultati che prosegue anche nel 2010 con il 120° posto, che porta Bolelli a tornare a giocare nuovamente i tornei minori per fare punti.

GLI INFORTUNI E IL DOPPIO- Dopo la crisi di vittorie in singolare che di fatto ne hanno minato la carriera, Bolelli riparte dalla disciplina in cui mette in mostra il proprio stile di gioco: il doppio. In singolare infatti raggiunge i tabelloni provinciali dei tornei più importanti, con il terzo turno a Wimbledon con la vittoria ai danni di Stanislas Wawrinka, ma nella disciplina prediletta vince Monaco di Baviera, con Horacio Zeballos ed Umago in coppia con Fabio Fognini, raggiungendo anche le semifinali a Roma e US Open. Un doppio fondamentale anche in Davis che permette all’Italia di tornare nel Gruppo Mondiale dopo 11 anni, conquistando il best ranking del 39° posto da doppista. Dopo il 2012 ricco di alti e bassi, arrivano gli infortuni: prima la timida ripresa con la finale a Mosca con Daniele Bracciali e il ritorno tra i primi 100 al mondo, poi il primo calvario al polso del 2013. Ad inizio anno raggiunge la semifinale a Melbourne e il trofeo di Buenos Aires in coppia con Fognini, conquistando di fatto la 2a piazza mondiale, prima dell’intervento chirurgico del 16 luglio. Il 2014 è la prima rinascita del bolognese, che partendo dalla posizione 300 di inizio anno, tocca il punto più basso al 367esima posizione in aprile, salvo poi tornare#55 al mondo. Rientrato in Australia, vince il Challenger di Bergamo e contribuisce alla vittoria sulla Gran Bretagna per conquistare la prima semifinale dal 1998, persa poi contro la Svizzera campione finale. Riceve alcune wild card, ma vinse soprattutto i Challenger di Vercelli e Tunisi, prima dell’exploit londinese, eguagliando il terzo turno: al terzo turno trova la testa di serie numero 10 Kei Nishikori e l’incontro viene interrotto per oscurità sul 6-3 3-6 6-4 6-7(4) 3-3 al quinto, con Bolelli che nel quarto set era arrivato 5 volte a due punti dal match. Viene ripreso dopo il giorno di riposo (il cosiddetto Middle Sunday) il lunedì successivo. Sciupate da Bolelli due palle break per il 4-3, il giapponese chiude il match vincendo il quinto set 6-4, dopo 193 minuti di gioco complessivi.cSi presenta al tabellone principale degli US Open e al primo turno batte l’emergente canadese Vasek Pospisilccol punteggio di 2-6, 6-4, 6-2, 3-6, 6-3. Al secondo turno affronta Tommy Robredo, testa di serie numero 16. Un episodio arbitrale decide la partita mentre Bolelli conduce per 7-5, 7-6, 4-5 40-40 e servizio a disposizione: uno spettatore chiama out una palla di Robredo, Bolelli la respinge nell’altra metà del campo ed alza il braccio in segno di interrompere il gioco. Il giudice di sedia Pascal Maria, dopo quindici minuti di consultazione con il supervisor, assegna il punto a Robredo, che concretizzerà il set point. Il giocatore bolognese si deconcentra e perde l’incontro 7-5, 7-6, 4-6, 3-6, 2-6. Il 2015 dà continuità al magico 2014, rientrando nei primi 50 al mondo, vincendo un set contro Roger Federer, vendicato dall’amico Seppi, e vincendo gli AO di doppio, diventando la prima coppia italiana a riuscirci nell’era Open. Dopo la delusione kazaka, il duo Bole-Fogna va in finale sia ad Indian Wells che Montecarlo, perdendo entrambe le volte. Raggiunge il terzo turno a Roland Garros, dove conquista la semifinale con Fognini, perde di nuovo al 5° contro il giapponese a Wimbledon, ma si riscatta in Davis salvando l’Italia nel World Group e giocando le ATP Finals in coppia con il ligure dopo l’ennesima finale del 2015 a Shangai. È la miglior stagione per Simone. 

RICADUTA E…RINASCITA?- Dopo le gioie del 2015, con vittorie e delusioni per l’elegante giocatore bolognese, che fa del diritto la sua arma migliore, il 2016 è un anno da dimenticare, complice una nuova operazione. Ha i primi problemi ad inizio anno, vincendo in doppio con Andreas Seppi in quel di Dubai. Salta la stagione sul rosso e si opera: 8 mesi di stop, posizione 464 in classifica e tanti bei saluti ai miracoli passati. Terminato il periodo di recupero, Simone vola in Argentina, e dopo la Davis, ricomincia a girovagare per il Sud America, con la semifinale al Challenger cileno. Raggiunge le semifinali di doppio in Brasile e supera vari turni di qualificazioni, risultando tra i migliori a fine anno con gli ottavi di doppio a New York, revocati con la squalifica del compagno di doppio Fognini. Attualmente #165 del mondo, il residente monegasco sta risalendo la china. Attualmente è numero 229 di doppio, ma l’ex #36 della classifica mondiale non vuole abbattersi, complice una risposta migliorata e una battuta e diritto sempre fluenti e potenti. In questo 2018 ha vinto 5 match perdendone 3, ma raggiungendo la finale a Punta del Este, battendo gli italiani Moroni, Gaio e Giannessi, prima di perdere in finale contro il terraiolo argentino Guido Andreozzi. Tornato a Rennes quest’anno dopo un altro piccolo infortunio, Bolelli ha perso al primo turno anche a Santiago e ai quarti a Marbella, in Spagna. Reduce dalla conferenza a Varese, ha dichiarato: “Ogni tanto serve alzare la testa, guardare l’orizzonte e respirare. E poi guardarsi intorno e vedere chi abbiamo vicino: amici, collaboratori e partner che in forme diverse hanno condiviso e condivideranno con noi esperienze e percorsi.” Simone è pronto, a lottare ancora, proprio come il grande Jim ha insegnato, e come Bolelli vuole trasmettere ai più giovani, ripartendo da Genova il prossimo weekend, nel derby transalpino contro la Francia. 

Fognini Bolelli

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  1. Emiliano Bigey - 9 mesi fa

    Top player?? Ahahah ha la solidità mentale di una zolla tettonica, fognini in confronto è un maestro zen

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