Le “perle di saggezza” di Gael Monfils

Le “perle di saggezza” di Gael Monfils

Gael Monfils, tennista parigino, nato da madre francese e padre originario delle Antille, al seguito della sorprendente vittoria contro lo svizzero Roger Federer, in finale di Coppa Davis, in Francia è diventato una vera e proprio celebrità. Recentemente il maggior quotidiano sportivo francese, L’Equipe, ha deciso di dedicargli un tributo al dir poco particolare.

Nello speciale, infatti, non si parla della sua storia, non si parla delle sue vittorie o delle sue sconfitte, né del suo tennis tutt’altro che comune e scontato, fatto di colpi al limite tra lo spettacolare e il paradossale, non si parla di nulla di tutto ciò, d’altronde per un personaggio fuori dagli schemi come Gael, ci voleva uno speciale altrettanto fuori dal comune.

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Ed ecco cosa si è inventato il quotidiano francese, una vera e propria antologia del Monfils pensiero, ha deciso di elencare tutte le “perle di saggezza” che il tennista parigino in questi anni ci ha donato.

Le dichiarazioni sono le più eterogenee e disparate possibili, si va dal “pacifico”: “Ho desiderato di farlo esplodere” parlando dell’Americano Robby Ginepri, con cui, durante la partita di 1° turno degli Australian Open 2005 era arrivato allo scontro;  all’ ammissione di avere problemi nutrizionali: “Se ho sete, prendo una Coca-Cola, come tutti gli altri…I miei allenatori mi dicono di bere di più, di mangiare prima e durante la partita. Ma quando non hai fame, il mangiare, è qualcosa che proprio non ti va … “.

Si ricorda poi l’episodio in cui l’ex tennista ed allenatore Jim Courier, al termine della partita di secondo turno degli Australian Open 2007 contro il cipriota Marcos Baghdatis (partita in cui il francese aveva zoppicato gravemente per un intero set, per poi “guarire” miracolosamente e chiudere nel 4° set con un netto 6-0), lo aveva definito “Attore divertente…sacro bugiardo” e la relativa risposta ironica di Gael “Denzel Washington dammi un lavoro”.

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L’Equipe cita poi la sua “riflessiva” e “pacata” autocritica, al termine della semifinale al Roland Garros nel 2008 persa contro Roger Federer, “Io sono un coglione” e i complimenti tutt’altro che comuni rivolti a Novak Djokovic “Ho pensato che questo ragazzo era un cyborg (ride)! Anche in Virtua Tennis, sento che gioca meno bene!”.

Nell’articolo si sottolineano ancora: la sua vena superstiziosa “Avrei preferito chiudere l’anno da numero quindici, è il mio numero preferito!”;

– il suo essere veggente “Non ho visto una via d’uscita. Non ho visto la luce. Ho visto la sua reazione, il suo linguaggio del corpo. E ho pensato di dover fare pressione! ” (Dopo aver vinto da wild-card una partita di primo turno del Roland Garros nel 2013, contro l’allora testa di serie n5 Tomas Berdych);

– le sue capacità introspettive “Dio mi ha fatto così e lo devo accettare.. Quando sto bene, posso essere euforico in campo. (…) ma quando non sta andando bene nella mia vita, posso cadere molto in basso..”;

– ed il suo lato filosofico ricordando affermazioni del tipo “La qualità dell’uomo non si misura dall’alto verso il basso, ma dall’interno verso l’esterno” o “Io sono responsabile di quello che dico e non di quello che si capisce“.

Quando si dice genio e sregolatezza, e…

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