Marin Cilic, il finalista che, in fondo, ti aspetti

Marin Cilic, il finalista che, in fondo, ti aspetti

Un gioco esplosivo e potente, stabile top 10 da novembre 2016, una stagione che finalmente decolla al terzo slam dell’anno: signore e signori, Marin Cilic

Alla vigilia della finale forse più aspettata in assoluto nel tennis maschile, ossia quella di Wimbledon, è giusto prendersi un attimo per riflettere su chi dei due finalisti ci ha sorpreso di più, ossia Marin Cilic.

LA STAGIONE DI MARIN CILIC

Già, perché la stagione del croato non era stata per niente da incorniciare fino ad ora, se non per qualche lampo: l’inizio era stato proprio un disastro, con le sconfitte al primo turno di Chennai (da Kovalik) e Montpellier (da Brown) e quella al secondo turno degli Australian Open (con Evans). A Rotterdam riesce per la prima volta a vincere due partite in un torneo, prima di cadere ai quarti contro Jo-Wilfried Tsonga; La semifinale di Acapulco, persa male contro Nadal, sembrava presagire qualcosa di buono per i due tornei nordamericani. Invece, Cilic perde all’esordio in entrambi: a Indian Wells contro Taylor Fritz e a Miami con Jeremy Chardy.
Paradossalmente è la terra, superficie che è a lui meno congeniale a dargli i primi risultati: raggiunge i quarti a Montecarlo, prima di essere sconfitto da un ispirato Albert Ramos-Vinolas, e vince il titolo a Istanbul, battendo Milos Raonic in finale. Il sorteggio del Master 1000 di Madrid non lo aiuta per niente e, quindi, esce subito nel torneo spagnolo per mano di Alexander Zverev. Il croato riesce poi a raggiungere i quarti sia a Roma (sconfitto da Isner) che al Roland Garros (battuto da Wawrinka, poi finalista).
La stagione, seppur breve, sull’erba era stata decisamente positiva: semifinale a S-Hertogenbosch e finale al Queen’s, risultati che, però, non bastavano di sicuro a far presagire ad una seconda finale slam, questa volta a Wimbledon.

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IL TORNEO LONDINESE

A Wimbledon, il tabellone di Cilic pareva più che complicato: in sequenza, il croato avrebbe dovuto affrontare Nishikori, Nadal e Murray, rispettivamente al quarto turno, quarti e semifinale.
Per sua fortuna, nessuna di queste possibilità si è avverata, infatti, Bautista Agut, Muller e Querrey liberano la strada al croato, eliminando in sequenza i sopracitati prima di essere eliminati proprio da Cilic.
Più nel dettaglio, Cilic esce illeso dalla prima settimana, senza perdere neanche un set, prima di affrontare le due vere battagglie: infatti, riesce a piegare Muller solo per 6-1 al quinto, e rimonta Querrey in semifinale in quattro set dopo aver perso il primo.

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UN GIOCO A DIR POCO ESPLOSIVO

Inutile dire come il gioco di Cilic si basi sul servizio: proprio le incredibili statistiche con questo colpo gli avevano permesso di raggiungere il primo titolo slam agli US Open 2015, e anche in questa edizione di Wimbledon lo hanno aiutato non poco, basta guardare le statistiche della semifinale: 25 ace con un solo doppio fallo, il 65% di prime di servizio in campo da cui ricava un vistoso 88% di punti. Anche la seconda la difende particolarmente bene, con il 67% di punti fatti con questo colpo.
L’altra arma del tennista dell’est europeo è di sicuro un esplosivo gioco da fondo campo, che gli ha fruttato, sempre in semifinale, 70 vincenti al fronte di solo 21 errori non forzati: servizio e potenza da fondo campo saranno le chiavi se vorrà riuscire a fare partita pari con Roger Federer domani.

LE DICHIARAZIONI DOPO LA SEMIFINALE

Finita la partita con Querrey, il campione degli US Open 2015 ha detto:”Anche dopo aver perso il primo set, sentivo che Querrey non aveva la partita in mano, e questo mi ha spinto a giocare ancora meglio fino alla fine della partita, e questo mi ha fatto sentire meglio in campo […]. Sarà una finale molto complicata, Roger è il favorito assoluto a vincere il titolo, sta giocando il miglior tennis della sua carriera”.

Dal canto suo, Federer dice:”Mi sento privilegiato ad essere di nuovo in finale a Wimbledon, davvero, ci sono molti giocatori che vengono qua e vogliono far bene, e io ho avuto l’onore di arrivare in fondo e vincere il titolo più volte. Non riesco ancora a realizzare di essere in finale. Sono felice di avere un giorno libero per riflettere e analizzare tutto questo, per arrivare alla finale nelle mie migliori condizioni.[…] Conosco bene Marin, ci siamo trovati agli US Open nel 2015, e spero vivamente che non giochi di nuovo in una maniera tanto favolosa e che non si ripeta il risultato”.

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