MASTERS STORY – Lendl ancora sul trono

MASTERS STORY – Lendl ancora sul trono

Quinto capitolo della storia delle ATP Finals. Le nove finali su nove di “Ivan il terribile”.

di Peppe Nacca

Quella che segue è la quinta parte del nostro lungo viaggio nella storia del Masters maschile, attualmente chiamato ATP Finals (a cui da quest’anno va aggiunto il nome dello sponsor, Nitto). Per farlo ci siamo documentati scorrendo le pagine del libro di Remo Borgatti “Il Masters – Storia del più atipico dei tornei” edito da Effepilibri, che ci ha gentilmente concesso di riportarne alcuni passaggi, che metteremo in grassetto e in corsivo. Per gli amanti di numeri e statistiche, a supporto e completamento del libro, l’autore tiene un blog all’indirizzo https://mastersatp.wordpress.com/ in cui potrete trovare tutto ciò che manca, per motivi di spazio, nel libro.

Nella prima parte abbiamo passato in rassegna gli anni dal 1970 al 1974, nella seconda siamo arrivati fino al 1978 mentre nella terza abbiamo considerato il quadriennio 1979-82. Lunedì scorso siamo arrivati al 1985 mentre oggi chiuderemo l’epopea di New York e del Madison Square Garden.

1986 – Il Masters torna all’antica, almeno per alcuni aspetti. L’esperimento della formula a eliminazione diretta non ha dato gli esiti sperati; spalti semi-vuoti, incontri troppo squilibrati e di conseguenza poco pathos hanno suggerito agli organizzatori di tornare all’anomalo (per il tennis) ma quanto mai affascinante round-robin. Anche l’idea di collocare temporalmente il torneo nelle prime settimane dell’anno successivo, anche per avere protagonisti più freschi e motivati, non ha riscontrato i favori che ci si attendeva e quindi il torneo torna a chiudere la stagione di riferimento. Invariata invece, almeno per ora, la sede che resta quella del Madison Square Garden a New York.

Il dominatore della stagione è stato Ivan Lendl (9 titoli nei 14 tornei del Grand Prix disputati) che ha perso appena 6 delle 80 partite disputate. Il suo rivale più accreditato è il tedesco Boris Becker, che l’ha sconfitto tre volte. Ma il dato più significativo è che “per la prima volta dalla sua nascita (1970), non c’è nemmeno uno statunitense tra gli otto eletti. E di questo ne risente soprattutto il botteghino del Madison, i cui incassi sono inferiori alle attese.”

I due gruppi sono intitolati ad altrettanti campioni del passato. Lendl è nel Fred Perry, Becker nel Donald Budge. Lendl perde appena un turno di servizio in tre incontri (è Gomez a farlo suo ma non può evitargli la sconfitta) e vola in semifinale da primo del girone davanti allo svedese Edberg che ha dovuto annullare un match-point al francese Noah.

Nell’altro gruppo Becker lascia per strada un set sia a Leconte che a Wilander ma chiude a punteggio pieno e si mette alle spalle proprio lo scandinavo. “Memori delle passate storture legate alla formula a gironi, gli organizzatori tentano di rimediare introducendo il sorteggio che stabilirà gli accoppiamenti delle semifinali. L’intento è quello di evitare che nell’ultima giornata i giocatori possano in qualche modo adattare il loro rendimento al risultato che più gli conviene, magari decidendo di perdere per scegliersi l’avversario più gradito.”

In realtà la monetina non cambia l’ordine delle classifiche e quindi Lendl trova Wilander mentre Becker se la vede con Edberg. I favoriti vincono in scioltezza e in finale l’ex-cecoslovacco mostra di essere ancora troppo concreto per il tedesco: il ripetitivo 6-4, 6-4, 6-4 con cui Lendl diventa il primo (e unico) capace di aggiudicarsi due Masters nello stesso anno solare non fotografa appieno il dominio di Ivan, che ha perso la miseria di 12 punti in 15 turni di servizio mentre ha avuto 11 palle-break, di cui solo 3 trasformate.

1987 – La finale degli ultimi due anni diventa una sfida del round-robin nel 1987 e stavolta Boris Becker lotta per non andare a casa. Il tedesco ha battuto a stento Connors ma ha sciupato un set e un break di vantaggio contro Gilbert e adesso è “ai piedi del patibolo.” Ivan sarà primo nel gruppo anche perdendo due set a zero ma “non ha nessuna intenzione di trascinarsi un cliente ostico e pericoloso nelle semifinali” e fa suo il match per 6-4 al terzo.

Nell’altro gruppo, intitolato a Pancho Segura, i favoriti sono gli svedesi Wilander e Edberg ma gli head-to-head fanno ben sperare “Gattone” Mecir che in passato ha sempre dato noie sia a Mats (5-3) che a Stefan (4-3). Stavolta però il cecoslovacco non rimedia nemmeno un set in due incontri ed è proprio il derby di Svezia a stabilire la leadership del gruppo. Vince Edberg ma il sorteggio stavolta cambia le carte in tavola (giova ricordare che il sorteggio accoppia solo primi contro secondi anche se appartenenti allo stesso girone) e il giorno dopo ritrova Wilander.

“Edberg è contratto, serve con percentuali ed incisività insufficienti” e tuttavia riesce a prolungare la sfida al set decisivo, in cui però Wilander “ha più gamba e forse anche più lucidità” e conquista la finale. Qui trova Lendl, a cui invece non ha creato alcun imbarazzo ritrovarsi davanti Gilbert e rifilargli quasi la stessa lezione.

“Alla sua ottava finale consecutiva, Ivan Lendl può contare sul conforto dei numeri oltre che sulla solidità del suo tennis.” Avanti 12-6 negli H2H, il campione in carica fa tredici giocando, a suo dire, la miglior partita stagionale. “Ancora una volta Maestro, Lendl ha messo tutti dietro la lavagna.”

1988 – Nell’anno in cui la Svezia ha centrato il Grande Slam (tre quarti Wilander, un quarto Edberg) il torneo di chiusura apre i battenti sapendo che, dal 1990, si cambierà sede. Grande incertezza nel gruppo intitolato a Rod Laver. Nella prima giornata gli svedesi Edberg e Wilander perdono rispettivamente con Leconte e Becker ma nella seconda, ad avversari invertiti, tornano in parità e si giocheranno l’accesso alle semifinali nel confronto diretto, così come lo faranno il tedesco e il francese tra loro.

Boris vince sette giochi prima che Henri gli vada a stringere la mano e si ritiri. Il derby invece premia la pazienza di Edberg e un Wilander con le pile scariche non va oltre un duplice 2-6. Nell’altro gruppo succede “l’imprevedibile. Hlasek, entrato nel torneo dalla porta di servizio, infila tre vittorie consecutive ed entra in semifinale da primo del girone.” Addirittura, al debutto batte Lendl, che veniva da 14 vittorie consecutive al Masters, ma il cecoslovacco si rifà e stacca il pass per le semifinali battendo sia il giovane Agassi che Tim Mayotte.

Salvato a un passo dal dirupo, Ivan regola Stefan Edberg in due set e conquista la nona finale al Masters in altrettante partecipazioni (un record difficilmente eguagliabile). Se la vedrà, per la quarta volta di fila, con Boris Becker che invece ha avuto bisogno di due tie-break per smorzare l’entusiasmo di Jakob Hlasek.

La finale è bellissima. Becker si porta avanti di un set (7-5) ma nel quarto deve recuperare il 7-6, 6-3 di Lendl. Lo fa con un perentorio 6-2 ma è Lendl a servire per il titolo sul 6-5 del quinto; qui Boris gli strappa la battuta e nel tie-break è lui ad essere 6-5 con la battuta: “mette la prima in rete mentre dalla seconda prende il via uno scambio tremendo in cui l’inerzia dello stesso pare volgere più volte a favore dell’uno o dell’altro. Il trentasettesimo colpo è un ambizioso rovescio lungo linea di Becker che impatta nel nastro e ricade mollemente cinque centimetri oltre la rete, sotto lo sguardo attonito di Lendl.” Becker è il nuovo Maestro.

1989 – Per la tredicesima e ultima volta i Maestri si danno convegno a New York. Dall’anno prossimo il torneo cambierà sede e continente (l’Europa). Anche grazie al ritorno in grande stile di John McEnroe, gli statunitensi tornano in buon numero ad affollare il Supreme Court del Madison. Oltre al mancino di Wiesbaden ci sono anche Chang, Krickstein, Agassi e Gilbert.

Tuttavia, gli americani non hanno la qualità necessaria a scalzare Lendl che domina il suo gruppo e vola in semifinale insieme al rivale di una carriera, ovvero McEnroe. Nell’altro girone sono Becker e Edberg a contendersi il primato mentre il “fin troppo variopinto e stravagante Agassi (scaldamuscoli fucsia sotto un completo nero con inserti psichedelici e unghia del mignolo lunga e laccata!)” non incide sul torneo.

In semifinale Becker trova resistenza da parte di McEnroe ma John ha smarrito l’istinto del killer e recrimina sulle occasioni non sfruttate. Nell’altra invece è Stefan Edberg a fornire la grande sorpresa impedendo a Ivan Lendl di fare 10 nel computo delle finali consecutive. Lo svedese batte il futuro americano al terzo set e in conferenza stampa afferma che “questa sfida mi ha dato grande fiducia per disputare una buona finale”. In realtà i numeri sono tutti favorevoli a Becker che in stagione “ha messo a segno la prestigiosa doppietta Wimbledon-US Open e vanta un record di 72-7.”

Il campo però premia lo scandinavo, più volitivo e vario nel suo gioco. “Edberg è il secondo svedese, dopo Borg, a fregiarsi del titolo di Maestro ed è anche l’ultimo ad alzare la coppa al Madison Square Garden di New York, davanti a un pubblico da tutto esaurito di 17.123 spettatori che in maggior parte l’hanno sostenuto per tutta la finale.”

Dalla prossima puntata, che troverete on-line su questo sito lunedì prossimo (30/10), ci trasferiremo in Germania, dove il Masters rimarrà per un decennio.

Questi i capitoli precedenti:

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-gli-anni-di-nastase/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-connors-inaugura-lera-del-madison/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-le-doppiette-di-borg-e-lendl/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-il-tempo-di-john-mcenroe/

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  1. Uccio Giuffrida - 10 mesi fa

    GRANDISSIMO CAMPIONE

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