Miami Open, ultima volta a Crandon Park

Miami Open, ultima volta a Crandon Park

Il glorioso torneo della Florida lascia la sua sede storica. Dal 2019 si giocherà all’Hard Rock Stadium.

di Peppe Nacca

Non sarà un’edizione qualunque, questa del Miami Open. Sarà infatti l’ultima a disputarsi in mezzo alle Everglades, nella suggestiva quanto angusta cornice di Crandon Park, dove l’allora Lipton International prese dimora dopo i primi due anni trascorsi a Delray Beach (1985) e Boca West (1986).

L’anno prossimo si giocherà nella casa dei Dolphins, quell’Hard Rock Stadium che avrà il compito di far tornare il torneo ai fasti iniziali, quando nulla e nessuno poteva metterne in discussione l’ambizione di essere chiamato “5° slam”. Perché in Florida, per alzare il trofeo dovevi vincere sette incontri come nei major, con la sola differenza (nel maschile) che si giocava tre su cinque solo dai quarti in poi (ma nel triennio 1987-89 fin dal primo turno).

Tabelloni a 128 partecipanti e 32 teste di serie furono dunque il cavallo di battaglia di una manifestazione che si avvaleva, naturalmente, di una location naturale invidiabile ed ebbe subito un enorme impatto sui due circuiti. E quest’ultimo, molto spesso, si traduce (per poi esserne alimentato) in un albo d’oro di assoluta eccellenza. Anche quando quel pizzico di megalomania venne meno, a partire dal 1990 quando i partecipanti scesero a 96 e gli eventuali cinque set vennero riservati solo (e non sempre) alla finale maschile.

Se può aiutare a capire la qualità del torneo, nelle 33 edizioni fin qui disputate (quindi un totale di 66 titoli tra maschile e femminile) solo in sei occasioni chi ha alzato il trofeo non ha mai vinto uno slam: Tim Mayotte (1985), Miloslav Mecir (1987), Marcelo Rios (1998) e Nikolay Davydenko (2008) nel singolare maschile; Agnieszka Radwanska (2012) e Johanna Konta (2017) in quello femminile. Vien da sé, naturalmente, che abbondano i nomi altisonanti, alcuni dei quali hanno stabilito record assoluti. Andre Agassi e Novak Djokovic condividono il primato dei titoli sia in generale (6) che consecutivi (3); lo statunitense ha anche perso due finali mentre il serbo, quando è arrivato in fondo, ha sempre fatto centro. Una sola volta la finale non si è disputata: accadde nel 1989 quando Thomas Muster venne investito da un’automobile guidata da un ubriaco che schiacciò l’austriaco contro la vettura messa a disposizione dal torneo.

In altre due occasioni invece la finale fu interrotta dal ritiro di uno dei due contendenti: nel 1996 Goran Ivanisevic rimase in campo solo i primi tre giochi (tutti persi) contro Andre Agassi mentre nel 2004 Guillermo Coria si ritirò all’inizio del quarto set e lasciò il titolo a Andy Roddick.

Se l’attuale denominazione del torneo è “Miami Open presented by Itaù”, per un paio di grandissimi campioni sarebbe più logico sostituire il nome dello sponsor con il termine “tabù”: sia Rafael Nadal che Maria Sharapova, infatti, hanno giocato qui cinque finali perdendole tutte. Con estrema regolarità, dal 2005 ogni tre anni l’iberico ha raggiunto l’atto conclusivo ma Federer (2005 e 2017), Davydenko (2008) e Djokovic (2011 e 2014) gli hanno sempre negato uno dei tre soli 1000 (gli altri sono Shanghai e Bercy) che Rafa non ha mai conquistato. E non conquisterà nemmeno quest’anno, in quanto assente.

Assente come Masha, peraltro. La siberiana ha raggruppato i suoi sfortunati exploit nel biennio 2005/06 e nel triennio 2011/13 perdendo da cinque avversarie differenti: Clijsters, Kuznetsova, Azarenka, Radwanska e Serena Williams. La minore delle sorelle di Compton è saldamente in testa alla classifica dei titoli (8) distanziando di tre lunghezze Steffi Graf (5) seguita a sua volta dalla sorella Venus e da Vika azarenka con 3.

Venendo al torneo iniziato ieri con la disputa di alcuni match di primo turno del singolare femminile, un occhio di riguardo lo meritano inevitabilmente Juan Martin Del Potro e Naomi Osaka che hanno sorvolato l’America da ovest a est e sono ovviamente gli unici in grado di mettere a segno il prestigioso “Double Sunshine” dopo la vittoria a Indian Wells. Per entrambi, va detto, si tratterà di un compito arduo. L’argentino è stato collocato nella metà bassa del tabellone e potrebbe avere Djokovic negli ottavi, Dimitrov nei quarti e uno tra Cilic, Chung e Goffin (oltre a Rublev) in semifinale. Prima di lui, hanno messo a segno la doppietta California-Florida altri sette colleghi: Courier, Chang, Rios, Sampras, Agassi, Federer e Djokovic.

Ancora più complicata la situazione per Naomi Osaka, non fosse altro per la giovane età che quasi mai fa rima con continuità. Come se non bastasse, un sorteggio beffardo le ha messo di fronte subito nientemeno che Serena Williams. Sconfitta da Venus a Indian Wells, la 23 volte vincitrice di slam non è ancora al meglio della condizione ma la sua personalità potrebbe creare qualche problema alla giapponese, reduce da una vittoria clamorosa e inattesa e che potrebbe anche averla in un certo modo scaricata mentalmente. Prima della nipponica di padre haitiano, solo tre giocatrici hanno centrato il Double Sunshine: Steffi Graf (due volte), Kim Clijsters e Victoria Azarenka. Non essendo testa di serie, qualora dovesse superare Serena, la Osaka avrà subito Elina Svitolina mentre ritroverebbe la Kasatkina solo nei quarti.

Ci sono tutti i presupposti affinché il Miami Open si congedi da Crandon Park con un’edizione di grande spessore e quindi non ci resta altro da fare che seguirne gli eventi giorno dopo giorno. Buon divertimento.  

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