Murray ancora Re del Queen’s, prossima fermata Wimbledon

Murray ancora Re del Queen’s, prossima fermata Wimbledon

A.Murray d K.Anderson 6-3 6-4

Sono sufficienti 64 minuti ad Andy Murray per aggiudicarsi il titolo del Queen’s, ottenendo così il quarto successo nel più prestigioso torneo di preparazione a Wimbledon. Lo scozzese ha la meglio su un Kevin Anderson già sufficientemente pago per l’insperato cammino nel torneo londinese, al termine di un incontro privo di insidie ed incertezze.

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A questo atto conclusivo i due protagonisti si presentano con un ruolino di marcia diametralmente opposto. Il sudafricano al suo esordio contro Leyton Hewitt è sopravvissuto a due match point, salvo poi avere la meglio sull’ammaccato veterano australiano nel terzo set. Scampato il precipizio Anderson approfitta della peggior versione di Wawrinka per garantirsi un percorso facilitato nel tabellone, battendo nell’ordine Garcia Lopez e Gilles Simon.

Decisamente meno problematico l’approdo in finale di Murray, grande favorito della vigilia. Nei primi due turni lo scozzese rifila un parziale di quattro set a zero nei confronti dei malcapitati Lu e Verdasco, incontrando le uniche vere difficoltà solo nei quarti, quando si è trovato sotto di un set contro lo specialista lussemburghese Muller. L’unica vera incognita che precede la sfida tra Murray e Anderson è legata alla semifinale disputata dal numero 3 del mondo con il serbo Troicki, interrotta ieri sul 3-3 ieri per pioggia e ultimata solo a poche ore dalla finale.

Il doppio impegno però, anzichè appesantire lo scozzese, risulta il miglior viatico per infiammare la prima testa di serie del Queen’s.

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Murray fin dalle prime battute cerca di asfissiare il rivale giocando in maniera propositiva e variando i colpi con sapiente alternanza. Anderson va subito in difficoltà e cede il servizio nel corso del quarto gioco. Ciò che impressiona di Murray è l’assoluta padronanza con cui dispone di un Anderson in perenne affanno, stordito da mortiferi slice a cui fanno seguito dritti vincenti da tutte le posizioni del campo.
Lo scozzese, dopo aver ottenuto il break, si limita a tenere il proprio servizio con agio irrisorio, fino al conclusivo 6-3.

Un dominio certificato da impietose statistiche: Murray chiude il set con soli due errori gratuiti, Anderson con il 20% di punti ottenuti con la seconda di servizio.
Nel secondo parziale il sudafricano sembra meno vulnerabile, quantomeno quando è chiamato alla battuta, mentre alla risposta conferma tutta l’impotenza del primo set. Sul 2-2 Anderson però inanella una serie di aberrazioni tennistiche tali da condurlo al più inevitabile degli inabissamenti, culminate con la disastrosa difesa del break point a favore di Murray.

Il sudafricano serve una prima esterna che gli da la garanzia di poter chiudere il punto agevolmente, Andy risponde in punta di racchetta finendo sbalzato fuori dal perimetro di gioco. A questo punto il buon Kevin decide scriteriatamente di far rientrare Andy nello scambio, giocando un dritto incrociato anzichè approfittare di un elementare lungolinea. Lo scozzese non deve far altro che trafiggere Anderson con un pallonetto chirurgico, sugellato dalla tombale palla corta a seguito del goffo recupero dell’avversario. Sarà questo il punto che trafiggerà le flebili velleità del sudafricano di rimanere in scia dello scozzese. Andy non si concede distrazioni e compie il proprio dovere fino alla fine, chiudendo il secondo e conclusivo parziale sul 6-4.

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Con questo successo Murray si presenta a Wimbledon nel ruolo di co-favorito assieme a Roger Federer, in attesa di verificare quanto siano state pesanti per Djokovic le ripercussioni della sanguinosa sconfitta nella finale del Roland Garros.
Lo scozzese ha finalmente raggiunto la completa maturità e la piena consapevolezza dei propri mezzi. Ora sembra essere giunto il momento propizio per bissare il successo del 2013 sull’erba di Wimbledon. Se non ora, quando?

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