Nadal: “Vorrei riavere l’energia e le gambe di 10 anni fa”

Nadal: “Vorrei riavere l’energia e le gambe di 10 anni fa”

Rafael Nadal torna a parlare alla vigilia del RG. Delle motivazioni, del suo tennis, del suo fisico e della pressione che alla vigilia della seconda prova Slam sente, con un titolo da difendere e un 2015 non soddisfacente. Pretattica o realismo? Proviamo a discuterne.

Torniamo ancora a parlare di Rafael Nadal e della sua undicesima partecipazione al Roland Garros. E sì, perché non possiamo ritenere ancora sconfitto in partenza l’uomo che ha segnato le ultime dieci edizione del torneo parigino, seconda prova del calendario Slam. Nadal è uno dei giocatori più discussi da tempo: idolatrato da folle di ragazzi (e non solo) per il suo tennis vincente e il suo look aggressivo, vituperato dai puristi per l’esasperata rotazione e per il gioco difensivo (falsamente).

Già, proprio il suo gioco. Di questo dobbiamo parlare questa volta, e la stura ce la offre proprio il giocatore spagnolo, che ha dichiarato recentemente qualcosa di interessante in proposito.  Nadal ha infatti affermato :” Mi basterebbe avere l’energia e la forza di gambe del 2005, non chiedo altro“.  Il maiorchino rimpiange solo l’energia fisica dei 19 anni,quando arrivò arrembante sul centrale del RG e le suonò a tutti. Un’affermazione curiosa, per gli appassionati. Perché crediamo, come abbiamo già scritto da queste tribune, che la forza di Rafa Nadal sia la sua testa, che lo ha spinto diverse volte oltre l’ostacolo e perché la maturità fisica sia ancora in fase crescente per un classe 1986.

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Qual è il senso di questa affermazione? Evidentemente Nadal sente la pressione: per la prima volta da quando ha vinto, non è tra le prime 4 teste di serie, è pur sempre il favorito, ma è sicuramente il blasone che lo fa considerare tale, non i risultati del 2015 e, soprattutto, non il monolitico n. 1 del mondo, quel Nole Djokovic che pare intenzionato più che mai a segnare questo 2015 e forse la storia del tennis tout court con l’obiettivo Grande Slam a portata di mano.

Nadal è andato oltre: ha affermato che è ben consapevole di quanto il dominio che ha espresso in questa decade sia frutto di un singolare caso di studio, applicazione, allenamento, fisicità, concentrazione. Un mix vincente, talmente vincente da essere fragilissimo quando uno di questi fattori viene a mancare. Così come, dice ancora, il suo tennis risulta essere meno efficace perché i suoi avversari hanno trovato le contromisure e cominciano ad applicarle in modo fruttifero, prova ne siano le sconfitte con giocatori non esattamente di esperienza o di primissima fascia.

Di campanelli d’allarme per il maiorichino ce ne sono stati. Berrer, Rosol, Kyrgios, Fognini. Giocatori non (ancora per l’australiano) di prima fascia, con caratteristiche diverse, che lo hanno sconfitto tutti rendendo inoffensive le sue rotazioni, impedendogli spesso di girare attorno al dritto, verticalizzando il gioco e anticipando la risposta al servizio (specie Fabio, che tra questi è sicuramente il più quotato, in modo particolare su terra).

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Nadal però non molla: con lucidità tipiche di chi si affaccia alla seconda parte della sua carriera, con un bagaglio di esperienza notevole, afferma che quando verrà meno l’entusiasmo, il suo tennis non avrà più molto da dire. Ma dice, questo, sia chiaro, “non è il momento”. Dichiarazioni di circostanza alla vigilia di un grande appuntamento? La voglia di togliersi la pressione che, inevitabilmente, sente attorno a lui? Far sapere a Nole che il quarto di finale che sta per opporli, con grande probabilità, sarà LA finale del torneo? Interrogativi che stiamo per sciogliere, in un torneo denso di prospettive e che vedrà la testa di serie n. 6 come sorvegliato speciale.

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