Non è tutto Ćorić quel che luccica

Non è tutto Ćorić quel che luccica

Borna Ćorić, reduce dal primo titolo ATP della sua giovane carriera, già è stato eliminato a Montecarlo, ma alla luce dei precedenti risultati e volendosi avventurare in una folle previsione, non sembra avere i numeri e soprattutto i colpi per affermarsi ad altissimi livelli. Ma l’anagrafe è dalla sua parte, e lui è pronto a smentirci sul campo

La prima volta è arrivata nella domenica di Pasqua anche per Borna Ćorić. Il giovane croato, classe ’96, infatti è riuscito a cogliere la prima affermazione a livello ATP al terzo tentativo, riuscendo a migliorare la finale ottenuta nel torneo marocchino l’anno precedente. Una vittoria senz’altro meritata, anche se il suicidio tattico di Kohlschreiber, che sta diventando un habitué di queste remuntade (subìte, non fatte), ha facilitato le cose al giovane NextGen.

ATIPICO – Ora il croato si trova alla 48esima posizione del ranking, ben 31 in più della settimana passata. Un bel balzo, non c’è che dire che fa senz’altro bene al morale del 20enne di Zagabria. Non sarà il suo best ranking, ottenuto due anni fa a ridosso della top 30, ma è senz’altro un punto di svolta, già per il fatto che si tratta di una vittoria di un torneo del circuito maggiore. Pensandoci bene, si tratta di un giocatore piuttosto atipico per quanto riguarda la nuova generazione. Forse la stazza non esagerata (“appena” 185 cm per 75 kg) lo hanno fatto puntare su un gioco meno aggressivo dei suoi “compari”, leggi Kyrgios, Zverev, Rublev etc, in favore di una maggiore attenzione all’aspetto atletico e mentale. In questo, infatti, è secondo a pochi dei sopra (e non) citati, assomigliando più a un Nadal. Poco spazio per i fronzoli, il gioco del croato non è spettacolare o entusiasmante e fonda tutto sulla regolarità.

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Borna Coric, uno dei più promettenti della Next Gen

CRESCITA – Tanti sono i margini di crescita. A partire dal diritto, migliorato sensibilmente in questi ultimi due anni, ma ricordando il suo punto forte, il rovescio, giocato con una nonchalance e un’efficacia fuori dal comune. Del resto non ci si trova stabilmente in top 50 per caso, qualche motivo per rimanerci ci dovrà pur essere. Tra i giovani è uno dei migliori, il secondo Under 21 se si guarda la Race to Milan. Con i “vecchietti” che stentano, ma non troppo, ad abdicare, è senz’altro lui uno dei papabili a raccogliere la loro eredità. Ad oggi ancora difficile fare una previsione sul suo futuro, ma probabilmente manca (e continuerà a mancare) al croato quel piccolo ostacolo da superare per occupare stabilmente le prime posizioni del ranking.

FUTURO E RIVALI – La top ten non è affatto utopia, se andiamo a vedere anche i recenti giocatori che sono arrivati a conquistarla, ma diverso è dominare il circuito. Del resto, oltre agli Under 21, ci sono anche altri giocatori nel fiore degli anni che appaiono superiori in un prossimo futuro, e che a meno di sorprese non dovrebbero avere troppe difficoltà a reggere il suo gioco, più efficace forse contro chi non fa della mobilità il suo piatto forte. I numeri ci smentiscono in parte, con vittorie negli scontri diretti contro Zverev e Kyrgios, (arrivate in entrambi i casi al tie-break del terzo set), Khachanov (in due tie-break), Thiem, Pouille, ma alla fine oltre agli scontri diretti conta anche la continuità di rendimento, che il croato deve affinare per poter finalmente arrivare al livello dei sopracitati non solo durante quei pochi match all’anno che li vede opposti, ma per buona parte della stagione. L’anagrafe è dalla sua parte, e il suo carattere in campo è l’ideale per un miglioramento nel tempo che deve maturare già a partire dai prossimi mesi, per non perdere il treno dei suoi più diretti concorrenti per un posto nella nuova classifica del tennis maschile.

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