Novak Djokovic e il DecoTurf, un rapporto complicato

Novak Djokovic e il DecoTurf, un rapporto complicato

Sfuma per l’ennesima volta il primo titolo a Cincinnati per il numero 1 del mondo Novak Djokovic. Il serbo, che ormai è abbonato alla sconfitta in finale nel torneo dell’Ohio, è stato fermato ancora una volta da un fantastico Roger Federer, ad un passo dal career Golden Master, record che ancora sfugge al numero 1.

Negli ultimi anni, Djokovic ha sempre fallito la stagione estiva sul cemento americano. L’ultimo titolo in questo periodo dell’anno, infatti, risale addirittura al 2012, quando Nole vinse la Rogers Cup in finale contro Gasquet. Da allora, per un motivo o per l’altro, Novak racimola solo “delusioni”, tra cui spiccano le due finali e la semifinale persa agli Us Open, che mancano nella sua bacheca dal 2011. Vista la straordinaria forza del campione di Belgrado sul cemento, come testimoniano i tantissimi trofei vinti su questa superficie, non possono che sorgere numerose domande. Perché Nole stecca ormai da molti anni questi tornei?

Le ragioni sono numerose, e vanno dallo stato di forma, alla preparazione, e alle condizioni climatiche, che Djokovic soffre particolarmente. Ma, se facciamo un’ attenta analisi, non possiamo che notare una strana e netta differenza tra il rendimento del numero 1 sul cemento estivo, e quello di inizio anno. Se osserviamo i successi ottenui nella prima parte di stagione, e quelli raggiunti in Agosto,infatti, possiamo constatare che Nole ha 14 titoli tra l’Australian Open, Indian Wells e Miami, e “solo” 4 tra la Rogers Cup, Cincinnati e lo Us Open. Che Djoko sia il migliore sul cemento è fuori discussione, ma come è possibile che la straordinaria efficacia del serbo sul duro venga a mancare negli appuntamenti della Us Open Series?

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Una soluzione al quesito, a parer mio, la possiamo trovare nella superficie. Perché se è vero che sia in primavera che ad Agosto si gioca sul cemento, è anche vero che esistono diversi tipi di cemento, che spaziano da quelli molto veloci (come appunto Cincinnati), a quelli medio/lenti, come per esempio Miami e Indian Wells. Sia chiaro, non intendiamo sminuire le capacità di Djokovic sulle superfici veloci: non posso certo affermare che 3 titoli in Canada, uno a New York e addirittura cinque finali in Ohio siano risultati scadenti. Ma se li confrontiamo con i 5 trionfi in Australia (record dell’Era Open), i 4 ad Indian Wells ed ancora i 5 a Miami, sono sicuramente inferiori. Che il tennis del numero 1 renda di più sul medio/lento cemento dei primi tornei, che su quello più rapido degli ultimi?

La superficie che viene utilizzata durante la Us Open Series si chiama Decoturf, ed è notevolmente diversa rispetto al Plexicushion del cemento Australiano. Il decoturf infatti offre rimbalzi più bassi e rapidi, e su questo terreno il gioco di Nole perde qualcosa, in particolare contro gli attaccanti. Ed è emblematico a questo proposito proprio l’ultimo match contro Roger Federer a Cincinnati, e in generale le tre vittorie su tre incontri dello svizzero sul serbo nel torneo dell’Ohio. Ancora più significativo, è il dato dei match negli Slam su cemento tra i due rivali: agli Us Open, l’elvetico si è imposto ben 3 volte contro Djokovic, che invece ha trionfato in due occasioni, ma in entrambi i casi ha sofferto non poco, e ha dovuto annullare ben due match point. Agli Australian Open, invece, Djoker conduce per 2-1. In particolare, la situazione del torneo di Melborune spiega al meglio tutto ciò: l’unico incontro vinto da Federer infatti è stato disputato nel 2007, quando si giocava sul Rebound Ace, superficie simile al Decoturf e decisamente veloce. Dal 2008, quando è stato sostiutio dal Plexicushion, più lento, il serbo ha avuto la meglio due volte su due, nel 2008 e nel 2011. Insomma, è evidente il predominio del 17 volte campione Slam sul rapido, e lo è altrettanto quello del numero 1 sul medio/lento.

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Questo è sicuramente un discorso incompleto, e un po’ superficiale, poiché a rendere più veloce o meno un terreno sono anche le condizioni climatiche. Inoltre, come già accennato, le ultime sconfitte di Djokovic nell’estate americana dipendono anche da altri fattori. In particolare, colpisce una regolarità nel cambiamento del suo stato di forma: in generale, Nole parte forte ad inizio anno, per poi calare drasticamente subito dopo Wimbledon, e finire alla grande la stagione, come dimostrano le tre vittorie consecutive alle ATP World Tour Finals. E un altro aspetto che suscita non poche domande e dubbi  è proprio il rendimento del serbo nei tornei di fine anno, e in particolare a Pechino e Shangai, forse ancora più veloci di Parigi-Bercy e del Master. Dal 2012, Nole ha trionfato tre volte nella capitale Cinese, dove addirittura non ha mai perso, e ben due a Shangai, in finale su Murray e Del Potro, giocatori che si trovano decisàmente bene sul rapido. Perché in questi eventi Djokovic eccelle, e in estate no? Ancora una volta, la ragione è il clima. Mentre la Us Open Series si svolge all’aperto, dove il caldo è torrido e mette non poco in difficoltà il numero 1, i tornei di fine anno si giocano indoor, e nessun fattore climatico inflisce sul suo tennis. Però, ancora una volta, compaiono alcune difficoltà con i giocatori estremamente aggressivi. Tutti ricorderanno la semifinale dell’anno scorso al Master 1000 di Shangai, quando ancora Roger Federer ha sconfitto Nole con una prestazione monstre. 

Insomma, il discorso è molto complicato e ricco di contraddizioni. Per concludere, si può affermare che il numero 1 del mondo gioca alla grande su tutte le superfici, ma in quelle più rapide soffre coloro che verticalizzano continuamente, e non danno alcun ritmo. Per quanto riguarda invece gli ultimi risultati deludenti sul cemento estivo nordamericano, probabilmente una delle cause principali è proprio il clima caldo e estremamente umido, oltre alla sua forma fisica che cala dopo Wimbledon. In ogni caso, per batterlo nelle ultime due settimane sia Andy Murray che Roger Federer hanno dovuto sfornare prestazioni impressionanti, nonostante il suo gioco non sia stato brillante come quello espresso in tutto il 2015. Mancano ancora sette giorni all’inizio degli Us Open, che Nole dovrá sfruttare al  per alzare il livello e presentarsi al meglio all’appuntamento statunitense, che lo vedrà ancora una volta favorito.

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