Novak Djokovic e l’accusa di ‘coaching’

Novak Djokovic e l’accusa di ‘coaching’

Novak Djokovic ha rischiato un’accusa per violazione di regolamento dopo che il suo coach, Boris Becker, ha rivelato di comunicare con lui durante i match.

Becker allena il numero 1 del mondo dal 2013, e ha aiutato il serbo a trionfare per la seconda volta a Wimbledon l’anno scorso. In una lunga intervista su Radio Five Live, il tedesco ha parlato del suo rapporto con Djokovic, che quest’anno esordirà ai Championships contro Philipp Kohlschreiber.

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Becker ha detto che a volte il suo aiuto è “una garanzia” per Nole se le cose vanno male, e che è in grado di sostenerlo e incoraggiarlo dal Player’s box. “Abbiamo alcuni modi per dirgli se sta giocando bene o male, poi sta a lui cambiare le cose”.

Secondo il regolamento del tennis, però, dare istruzioni al giocatore durante la partita non è permesso, e ogni violazione può essere punita con un warning o con un punto o game di penalità. Il regolamento dei tornei dello Slam infatti afferma: “I giocatori non possono ricevere istruzioni o suggerimenti dai propri allenatori durante le partite (incluso il riscaldamento). Qualsiasi tipo di comunicazione tra il coach e il giocatore verrà interpretato come coaching e verrà punito”.

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Tuttavia, i giocatori ricevono regolarmente il supporto dai loro allenatori dagli altri membri dei loro staff, quindi se Djokovic e Becker violano il regolamento, dipende dalla natura della comunicazione. Il numero 1 del mondo è stato sanzionato due volte per ‘coaching’, durante gli Australian Open del 2011 e gli Us Open del 2013, ma mai da quando ad allenarlo è Boris Becker.

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