Novak Djokovic: la macchina perfetta si è inceppata?

Novak Djokovic: la macchina perfetta si è inceppata?

Il serbo, dopo le sconfitte nel singolare e nel doppio maschile e la rinuncia al doppio misto, non parteciperà al Master1000 di Cincinnati

3 commenti

RIO, CITTA’ AMARA – E’ terminata, con largo anticipo rispetto alle previsioni, l’avventura di Novak Djokovic (favorito per l’oro in singolare) ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Il virus Juan Martin Del Potro ha mandato in tilt la macchina costruita per vincere, col suo spaventoso dritto (e, più in generale, una prestazione a tratti commovente, dopo il lungo calvario) ha sommerso di vincenti e piegato in due tie-break il numero uno al mondo. Durante la partita è mancata la solita intensità e precisione negli scambi da fondo e l’immagine di Nole in lacrime all’uscita dal campo ci ha restituito un tennista più umano che si emoziona e – ebbene sì – talvolta può anche perdere. Non sorprende invece un’altra sconfitta, nel tabellone di doppio maschile, insieme al quarantenne Nenad Zimonjic contro i padroni di casa Marcelo Melo e Bruno Soares (rispettivamente terzo e ottavo nel ranking di specialità). Un leggero infortunio al polso (e, probabilmente, la delusione per non aver conquistato una medaglia per l’amata Serbia) costringe il ventinovenne di Belgrado al forfait nel doppio misto, lasciando spazio al veterano Zimonjic in coppia con Ana Ivanovic. Arriva, a malincuore, anche la decisione di saltare il Master1000 di Cincinnati, unico assente nella smisurata bacheca del serbo nonostante le cinque finali (tre perse con Federer e due con Murray); Nole tornerà in campo per difendere il titolo a Flushing Meadows.

IL GRANDE SLAM RIMANDATO – L’anno di Djokovic era iniziato con un gennaio magico: vittorie a Doha (da autentico tiranno, non lasciando nemmeno un set alla concorrenza, tra cui figuravano Nadal e Berdych) e Melbourne (il sesto Australian Open, l’unica partita sofferta contro quel genio della tattica di Gilles Simon, Federer domato in quattro set e la colata d’asfalto su Murray in finale). Il cannibale non si ferma più: arrivano altri tre Master1000 (Indian Wells, Miami e Madrid) intervallati da due incidenti di percorso (il ritiro nei quarti di Dubai, a causa di un problema all’occhio, e la stupefacente sconfitta contro Vesely a Montecarlo). A Roma non appare al meglio, dopo quattro anni perde un set a zero (sotto le sfuriate mancine di Bellucci) e raccoglie sei game nella finale contro Murray, ma a Parigi riesce finalmente a sfatare un tabù: in tutto il torneo concede appena due set agli avversari e aggiunge la prima Coppa dei Moschettieri al proprio palmarès. Quando il sogno del Grande Slam (impresa riuscita solo a Don Badge e Rod Laver tra gli uomini) sembra realizzabile, accade l’inverosimile: al terzo turno di Wimbledon viene spazzato via dal bombardamento di un indomito Sam Querrey. Si aggiudica un altro Master1000 (Toronto, senza perdere nemmeno un set) prima della fallimentare spedizione in Brasile. Sarebbe eccessivo parlare di crisi e il tramonto dell’era della macchina sembra ancora parecchio lontano, ma il Nole degli ultimi due mesi non è lo spietato dominatore di inizio 2016 e con un Murray in crescita (la cura Lendl ha, di nuovo, funzionato) il pronostico per lo Slam a stelle e strisce non appare per nulla scontato. Dopo “la sconfitta più dura della carriera” (parole dello stesso serbo, alla fine della partita contro Del Potro) e la rinuncia a Cincinnati, sarà interessante vedere la reazione del cannibale, l’unica medicina per un vincente è – appunto – la vittoria: la caccia al tredicesimo Slam è aperta.

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  1. Goran Jankov - 10 mesi fa

    quante stronzate che leggo, nole ogni anno ha un calo fine luglio fino a metà agosto, quindi voi maestri sperate che sia così ma non é così.

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  2. Enrico Carrossino - 10 mesi fa

    Direi di sì… Almeno agli us open non sapremo chi vincerà

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  3. Marisa Stronati - 10 mesi fa

    Non ha funzionato la iperbarica

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