Olé, Marcos, olé!

Olé, Marcos, olé!

Oggi Marcos Baghdatis, secondo il parere di chiunque – se si esclude una piccola élite – avrebbe sicuramente perso. David Goffin, la giovane stella belga, era troppo forte per un veterano acciaccato come il cipriota. Arrivato agli Australian Open dopo aver disputato il challenger a Onkaparinga ed aver fatto qualche scambio in doppio in coppia con Micheal Chang, l’ex n. 8 del mondo oggi ha completamente ribaltato le aspettative, raggiungendo un terzo turno quanto mai inatteso.
Se al primo turno aveva sconfitto con enorme difficoltà, al quinto, il veterano russo Tejmuraz Gabashvili, oggi il n. 78 del mondo ha sconfitto in quattro nientemeno che il n. 20 del seeding Goffin, in quattro parziali. Un successo netto e sorprendente, salutato dai tanti tifosi, ciprioti e non, accorsi a sostenere il loro beniamino.
E’ fantastico avere tutto questo tifo ogni anno“, ha detto Marcos, colmo di felicità. “Mi sento piuttosto in forma, ecco perchè sto giocando bene; ma penso anche che molto dell’aiuto provenga dall’energia che mi trasmette il pubblico. Grazie a loro mi convinco a non mollare mai, ad oltrepassare i miei limiti. E’ qualcosa di speciale”.
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In effetti, giocare a tennis con 25 ragazzi di origine greca che dagli spalti cantano cori da stadio con il tuo nome nel loro cuore, dev’essere una sensazione entusiamante. Sei nella mia mente, sei magico, ovunque tu andrai ti seguiremo e canteremo per te… Olé, Marcos, olé olé!, gridavano assatanati dal Campo 6. Goffin, che già non è molto alto, veniva ridotto ulteriormente in mezzo a quel frastuono nemico.

A capo dei ‘coristi’ c’era un ragazzo di nome Harry. Aveva appena 12 anni quando vide Baghdatis venire sconfitto da Roger Federer nella finale degli Australian Open 2006, proprio nel grande schermo situato nella Garden Square. Harry, che non si perdeva mai un match del cipriota, quella sera non era riuscito a procurarsi il biglietto per la partita. “Perchè è così popolare? Ha conquistato i cuori di tutti gli australiani“, ha osservato Harry. “Noi continueremo sempre a sostenerlo, non importa in quale ranking si trova”.

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Marcos ha 29 anni; sta invecchiando, ma si sente molto più giovane e motivato di prima. Reduce da 18 mesi di dolori alla caviglia e altri problemi di salute, ora sta finalmente bene. I suoi obiettivi per la stagione sono modesti: giocare più partite e vincere abbastanza per ritornare in top 50. Nel lungo termine, però, ha confessato che sogna un ritorno in top-10. “Penso che se continuerò a lavorare nel modo giusto posso avere davanti a me altri 4 o 5 anni nelle mie gambe per giocare il mio miglior tennis. Cerco di fare ogni giorno il meglio che posso, diventare una persona migliore di quanto non ero ieri”.

Goffin è il primo top 20 a perdere contro Baghdatis dopo oltre 18 mesi. Grigor Dimitrov, il suo prossimo avversario, sembra un giocatore davvero insuperabile per il cipriota, che ha realizzato il suo ultimo grande scalpo oltre tre anni fa, quando sconfisse Andy Murray nel torneo di Rotterdam. Marcos però è giù felice così, e godendosi un ottimo terzo turno conquistato, ricorda i fasti di un passato nemmeno troppo lontano: la finale conquistata a Melbourne nel 2006, il picco più alto della sua carriera.

“E’ stato come un sogno divenuto realtà. Avevo appena 20 anni e nulla da perdere, non pensavo molto a ciò che mi accadeva. E’ stato il momento migliore della mia carriera, soprattutto la semifinale contro David Nalbandian. Dopo averlo battuto, ho provato la migliore sensazione che ho mai avuto in un ccampo da tennis; mi piacerebbe sentirla ancora”.

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Marcos ha passato la prima sera a Melbourne nel ristorante Stalactites, la mecca della cucina greca, assieme alla moglie, l’ex giocatrice Karolina Sprem, e la loro figlia Zahara. Era proprio lì che nel 2006, dopo quella meravigliosa semifinale, aveva mangiato montagne di saganaki, souvlaki e calamari in 2006, mentre i suoi compaesani a Limisso, danzavano per le strade e facevano il bagno nelle fontane. Il giorno della finale, a Cipro chiusero le scuole e il governo regalò dei biglietti aerei ai suoi genitori per raggiungerlo in Australia. Per Marcos il più grande risultato è proprio il successo inimmaginabile che ha avuto in patria: “Ho indotto molti bambini del mio paese ad appassionarsi e giocare a tennis. E’ una cosa di cui vado molto orgoglioso”.

E così, per Baghdatis, per tutti giocatore finito da anni, potrebbe iniziare una seconda carriera; forse meno densa di risultati, ma più consapevole e serena. “Quando ti senti perso nella vita, devi ritornare alle origini, ricominciare passo dopo passo. Io lo sto facendo, e mi piace. Mi diverto molto di più, sono più rilassato e sto cercando di trovare un modo per vincere senza gettarmi addosso questa maledetta pressione”.

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