Omosessualità nel tennis: a quando un c’mon nella vita?

Omosessualità nel tennis: a quando un c’mon nella vita?

Omosessualità e tennis, un binomio ancora poco esplorato. Soprattutto tra gli uomini. A che pro le battaglie del passato se non sono seguite dal coraggio?

Oggi parlo di omosessualità nel tennis.

Parto da un nome che sarà sconosciuto ai più: quello di William Tilden (1893-1953). Un tennista elegante e teatrale (famoso, ad esempio, per aver regalato set agli avversari in seguito a errori arbitrali in suo favore), arrivato ai vertici in risultati e popolarità. William, tennista ma anche fantasioso autore e attore, era gay. Dopo la seconda guerra mondiale viene accusato e imprigionato due volte per atti osceni con un minorenne. Uscito dal carcere, Tilden si spegne lentamente, fino alla morte – solitaria – in una camera d’albergo.

Altro nome, Gottfried von Cramm. Grandissimo e vincente tennista, Hitler vede in lui l’incarnazione dell’ideale di superiorità ariana da lui professato con orgoglio. Von Cramm paga però l’opposizione al regime: viene sommariamente accusato di omosessualità, processato e imprigionato. Dopo un anno e mezzo dietro le sbarre, il Queens decide a votazione di concedergli la partecipazione al torneo. Wimbledon no. Gottfried si rifugia in Svezia.

Passando a nomi noti, non possiamo dimenticare l’importanza di donne come Billie Jean King, Martina Navratilova e Amelie Mauresmo. Billie Jean King, 12 titoli slam in singolare, 16 in doppio, 11 nei misti, viene tutt’oggi ricordata non solo per le vittorie ma anche per essere la prima atleta statunitense ad aver dichiarato pubblicamente la propria omosessualità. E anche per la storica battaglia dei sessi del 1973. Sposatasi con un uomo nel 1965, comincia una relazione con la sua segretaria nel 1971. Nel 1981 la relazione emerge in una causa, e Billie la riconosce. Ha ricevuto svariati premi dalle associazioni per il suo impegno, da Billie stessa definito “la più grande lotta della mia vita”.

Altro nome, altra leggenda. Martina Navratilova dichiarò pubblicamente la propria omosessualità nel 1981, poco dopo essere diventata cittadina americana. “Mi hanno detto che avrei perso milioni di dollari di sponsorizzazioni, ma quello che ho guadagnato è di valore ben più alto, l’opportunità di vivere la mia vita con integrità”.

La Mauresmo ne ha parlato in anni più recenti, senza uscirne particolarmente danneggiata. In campo femminile i nomi non sono certamente finiti qui: Mandlikova, Novotna, Conchita Martinez e la coppia di doppio Raymond e Stubbs.

Ultima in ordine di tempo è stata l’australiana Casey Dellacqua, il cui coming out risale allo scorso anno. Casey vive con la compagna e con il primo figlio della coppia, il piccolo Blake. “Sono felicissima, amo essere madre e avere una famiglia è la cosa più bella del mondo. Dalla nascita di Blake ho un motivo in più per giocare tennis”.

Come garantì anche la stessa Flavia Pennetta nel 2009 (ai tempi dell’ingresso nella top ten, prima italiana di sempre a riuscirci), sono tantissime le lesbiche nel circuito. Tante girano con le rispettive compagne mano nella mano.

In campo maschile, invece, l’unico ad aver parlato pubblicamente della propria omosessualità – ma solo dopo il ritiro – è Francisco Rodriguez (best ranking 373). La domanda ‘perché’ forse è destinata a rimanere senza risposte valide. “Il tennis è uno sport sicuro e nessuno può licenziarti” diceva la Navratilova. Se a questo aggiungi il fatto che gli appassionati di questo sport sono di cultura tendenzialmente medio-alta e che quindi mai e poi mai si sentirebbero fischi da parte del pubblico in tribuna, rimangono i dubbi. Forse, nel 2014, sarebbe persino un punto in più, un ulteriore tassello di differenziazione per ottenere sponsor, dato che nessuno ancora si è dichiarato. Magari, semplicemente, non hanno voglia di rispondere a domande e domande sull’argomento di fronte ai giornalisti. Ma non mi si venga a dire che tengono alla privacy. Una persona ha il sacrosanto diritto di non rendere conto a nessuno della propria vita affettiva, ma nascondersi del tutto è un altro paio di maniche. Oltre che controproducente per la persona stessa.

La domanda che mi preme in testa è: ma allora è vero o no che il tennis è tanto gay-friendly? Se Nadal domani dichiarasse al mondo di essere gay cambierebbe qualcosa, tralasciando chiaramente le ciocche strappate delle sue ammiratrici?

Michael Russell, però, dice che i tennisti gay si sentirebbero a disagio, perché i giocatori parlano di “belle ragazze, uscire e bere birra”. Scelgo di glissare su questo acutissimo intervento del tennista, ricordando semplicemente che anche i gay bevono la birra. Alcuni sanno anche berla con quel fare scanzonato e ribbbbbelle che tanto piace alle donne. I gay lo fanno mentre schiacciano un occhiolino ad altri uomini.

Roger Federer: “Non ho nulla contro gli omosessuali, credo che ognuno sia libero di comportarsi come meglio crede. Nel tennis non ho mai sentito di giocatori gay, ma potrebbero essercene. Siamo comunque uno sport molto aperto, non c’è gioco di squadra e quindi credo che non sorgerebbero problemi qualora un tennista facesse outing”. 

Sam Querrey: “Ci sarà sicuramente qualche ragazzo gay nel tennis, emergente o già nel circuito e io non ho nessun problema con questa cosa”.

Fish: “Non so quali reazioni scatenerebbe la rivelazione di omosessualità da parte di un giocatore, a me non cambierebbe proprio nulla”. Fish, assieme a Roddick, è stato il primo ad unirsi a un’associazione che combatte contro l’omofobia nello sport

Laura Robson, talento inglese famoso anche per aver indossato un fermacapelli color arcobaleno sulla Margaret Court (celebre tennista omofoba di cui non voglio riportare le parole) Arena: “Io credo nella parità dei diritti, semplicemente”.

Maria Sharapova: “Ho amici gay e amiche lesbiche. Ognuno deve sentirsi libero di manifestare il proprio modo di essere. Sono fiera delle mie origini, ma non dirò mai che tutte le leggi siano corrette”. Chiaro il riferimento alla scandalosa legge russa contro la ‘propaganda omosessuale’.

Diciamolo pure. Sarebbe ora di cavalcare il labile confine tra ‘privacy’ e ‘timore’. E mi rivolgo soprattutto ai tennisti uomini. Sembrate dei leoni in campo. Stiamo aspettando da sempre un c’mon anche nella vita.

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