Peter Popovic: il coach “sui generis” di Krajinovic

Peter Popovic: il coach “sui generis” di Krajinovic

Un’esultanza raramente rinvenibile su un campo da tennis ha fatto conoscere a tutto il mondo Petar Popovic, attuale coach di Filip Krajinovic ed ex allenatore di Karlovic e Petkovic. Indubbiamente il merito dell’incredibile finale di Bercy è anche suo.

Quella di FIlip Krajinovic è stata la grandissima sorpresa della settimana del Master di Parigi Bercy. Il serbo, fino a pochi mesi fa, sembrava essere destinato ad una carriera mediocre a cavallo di qualificazioni di ATP 250, challenger e futures, mentre adesso potrà programmare un intero 2018 a posizione elevate nel ranking. Merito suo, certo, ma anche di questo bizzarro coach che lo accompagna nelle varie tape della sua carriera già da un po’: Petar Popovic.

LA MANO DEL COACH – Non si sa tantissimo di questo personaggio, entrato nelle simpatie collettive per la sua esultanza “moderata” dopo la vittoria del suo pupillo in semifinale. Senza pensarci troppo e con verve da curva calcistica, Popovic si è levato la maglietta, non facendosi problemi a trattenere le emozioni. Coach di esperienza, Petar Popovic, nativo di Novi Sad e con due figli, ha avuto modo di essere già al fianco di due giocatori di classifica del circuito tennistico: Ivo Karlovic e Andrea Petkovic nel WTA. Non un novellino alla prima esperienza. E sicuramente ha avuto il merito di rendere più continuo il rendimento di Krajinovic: i challenger che il serbo ha portato a casa sono stati anche frutto del lavoro continuativo, specialmente dal punto di vista della solidità mentale. In estate Krajinovic era considerato il giocatore da challenger per esperienza, ma ora questo circuito non dovrebbe più appartenere all’agenda del serbo, almeno per un po’. In ogni caso che Petar Popovic fosse comunque un personaggio sopra le righe i più esperti lo avevano già intuito, e non solo per l’improvvisato spogliarello post semifinale di Bercy. Dicono che lo si sia visto a bordo campo, durante le varie tappe estive, urlare tantissimo al suo giocatore, sudando quasi come se fosse in campo mentre beveva caffè con una quantità sproporzionata di latte. A Bercy forse si è contenuto su quest’ultimo versante, o forse è stato fortunato a non essere individuato dalle telecamere. In ogni caso, questo 2017 finisce alla grande anche per Petar, con o senza la maglietta.

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