Preview finale: Federer in cerca dell’81esimo titolo, Simon permettendo

Preview finale: Federer in cerca dell’81esimo titolo, Simon permettendo

Senza voler nulla togliere al francese Gilles Simon e al suo straordinario torneo disputato sinora, la finale del Masters 1000 di Shanghai è andata in scena oggi con la semifinale che ha visto Roger Federer avere la meglio su Novak Djokovic. Lo svizzero è entrato in campo con le idee più chiare del suo avversario e con una determinazione che il serbo ha mostrato soltanto negli ultimi games, quando ha cercato in tutti i modi di rimanere aggrappato alla partita.

Una prova di forza che lo pone come strafavorito nell’atto conclusivo (domani, diretta su SkySport 2 dalle 10.30) contro Simon. Federer quest’anno sta sorprendendo tutti, compresi i suoi più fedeli sostenitori che di certo non si aspettavano una sua così convincente rinascita. Stiamo assistendo indiscutibilmente a una seconda giovinezza del tennista elvetico. Merito soprattutto del suo nuovo mentore Stefan Edberg che lo ha accolto sotto la sua ala quando Roger si trovava forse nel momento peggiore della carriera. Un Federer smarrito, con ormai più dubbi che certezze, che grazie al lavoro dell’ex campione svedese, ha avuto l’intelligenza e la saggezza di rimettersi in discussione, partendo innanzitutto dal rinnovamento del suo gioco.

Gli anni passano inesorabilmente e con l’età che non gioca più a suo favore, Roger ha compreso che l’unica strada per allungare la sua carriera e restare ai vertici passava attraverso un rinnovamento tattico. Lo svizzero, infatti, contro i vari Nadal, Djokovic, Murray, non avrebbe più speranze se li affrontasse sul loro terreno, fatto di forza atletica e scambi lunghi ed estenuanti. Condizioni che per evidenti ragioni anagrafiche non può più permettersi.

E così è nato il nuovo Federer, votato all’attacco nella ricerca spasmodica del punto conquistato con il minor numero di colpi. Perché la sua tattica di gioco è sempre più chiara: accorciare il più possibile gli scambi, preservando energia e freschezza non solo per tutto l’arco del match ma anche in ottica torneo. Con questo non si vuol dire che il Federer che abbiamo tanto ammirato nello scorso decennio non fosse un giocatore d’attacco.

Ma il Federer 2.0 lo è ancora di più. Roger appena può scende a rete, che sia serve&volley (tra l’altro anche sulla seconda palla di servizio) o chip and charge in risposta, per scombinare i piani tattici dei suoi avversari, aggredendoli e facendoli impazzire con le sue volées vellutate che spesso e volentieri muoiono vicinissime alla rete. E un Roger così, difficilmente perderà l’occasione di portare a casa il suo 81esimo titolo, il 23esimo Masters, in carriera. Tra l’altro uno dei pochi che mancano nella sua ricchissima bacheca.

Dovrà comunque vincere l’ultima partita e per farlo non sono ammessi cali di concentrazione. Dopo una partita come quella contro il numero 1 del mondo, il rischio di arrivare alla finale svuotati bisogna tenerlo bene a mente. Soprattutto se il tuo avversario è un giocatore come Gilles Simon. Il francese, infatti, è il classico giocatore che non ti regala la partita. Anzi, te la devi sempre sudare, soprattutto con il Simon di questi ultimi tempi. Uno di quegli interpreti del tennis giocato con regolarità da fondo campo che è l’esatta antitesi del gioco di Federer.

Il transalpino è solido, sbaglia raramente i colpi facili e predilige gli scambi lunghi. E nella convincente vittoria contro lo spagnolo Feliciano Lopez ha dimostrato di avere anche un ottimo servizio. Se riesce a tenere lo svizzero lontano dalla rete, può giocarsi le sue chances. Sicuramente creerà non pochi problemi all’ex numero 1 del mondo, ma è altamente improbabile che riesca a sconfiggerlo. Tuttavia, lo sport è bello anche perché imprevedibile. A volte la voglia e la determinazione riescono a sopperire al gap tecnico. E Simon avrà sicuramente le motivazioni giuste per giocarsela fino alla fine. A 30 anni quasi compiuti ha la possibilità di vincere il titolo più importante della sua carriera.

I precedenti sono a favore dello svizzero che guida gli scontri diretti per 4 a 2. Le due vittorie di Simon però risalgono al lontano 2008, forse l’annata migliore del transalpino insieme a quella attuale. Negli slam si sono affrontati due volte e in entrambi i casi, in Australia e a Parigi, sono arrivati al quinto set. Insomma, comunque vada, sarà una battaglia.

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