“Pro” e “Contro” dell’IPTL: avrà successo nel tennis moderno?

“Pro” e “Contro” dell’IPTL: avrà successo nel tennis moderno?

Divertimento e gioco di squadra non potranno mai sostituire l’abnegazione, l’agonismo, i dualismi, le rivalità che hanno segnato la storia di uno sport sempre più moderno, ma quanto mai classico. di G.Lupi

Strana, ma divertente. Questa l’idea che Roger Federer ha dell’International Premier Tennis League, torneo di esibizione, in 4 tappe, dislocato nelle Filippine, al quale hanno preso parte non solo le stelle del circuito, ma anche ex giocatori, giovani emergenti e tennisti di casa. L’obiettivo della manifestazione, senza dubbio ludica, è quello di allargare le frontiere del tennis anche nelle zone in cui, fino a pochi anni fa, questo sport era pressochè sconosciuto, o quantomeno poco praticato, snobbato, e che solamente negli ultimi anni ha iniziato ad attirare l’attenzione del pubblico asiatico.

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Lo dimostrano i calendari dell’ATP e della WTA, che, al termine della stagione americana, concentrano la maggior parte dei tornei di fine anno nell’area asiatica, ormai capace di offrire strutture adeguate ed ottimi compensi in denaro. Anche le WTA Finals quest’anno hanno potuto godere di un palcoscenico importante, a Singapore, anche se culturalmente ancora arretrato. Gran parte del merito è da riconoscere a Na Li, ed è forse proprio dopo la sua vittoria al Roland Garros, nel 2011, che qualcosa è iniziato a cambiare. E’ scoccata la scintilla e tutto ha avuto inizio. Difficile dire se sia un bene o un male. Il tennis è nato in Europa, ma potrebbe morire altrove. I nostalgici scongiurano questa ipotesi, si inebetiscono di fronte a stadi mezzi vuoti. Meglio un tennis ricco o seguito?

“Sono un tipo molto tradizionalista ed amo il sistema di punteggio presente sul circuito. Alcune regole le ritengo non necessarie ai fini del gioco” esordisce il talento svizzero. Il “deciding point” e il “net” sono stati due tra i temi più caldi sollevati durante queste ultime giornate. Il punto decisivo sul 40-40 già introdotto in molti tornei di doppio ed in alcuni tornei minori. L’obiettivo, inutile dirlo, è quello di ridurre i tempi di gioco. Condivisibile o meno, è quantomeno un’idea accettabile. Maggior polemica ha invece creato il net, intorno al quale si è creato una querelle infinita anche sui social network, diventati ormai misuratori delle emozioni umane. Prove di rodaggio erano già state fatte a livello ITF, salvo poi eclissarsi. Il tennis non è la pallavolo, e forse è un bene che resti ancorato alle sue regole originarie.

Più diplomatica l’opinione di Novak Djokovic che si è mostrato entusiasta. “Spero che la formula continui e non vedo l’ora di ritornare il prossimo anno. Penso che il format sia divertente e veloce. Sono molto felice delle mie prestazioni e dell’ambiente venutosi a creare nella squadra”.

Un aspetto che risulta contraddittorio, ed a tratti quasi velatamente ipocrita ed antitetico, da parte dei tennisti, è il repentino cambio di rotta per quanto concerne la programmazione per il 2015 e le fatiche accumulate durante l’anno, da sempre cavalli di battaglia dei giocatori. Molti sostengono, ormai da qualche anno, che la stagione sia troppo lunga, che si arrivi a Novembre ormai svuotati e senza energie, e con pochi tempi di recupero. Poi, di punto in bianco, sbuca dal cilindro questa idea rivoluzionaria, e tutto sembra tornare alla normalità. Nessuna lamentela. Sorge spontaneo il dubbio che, di fronte a compensi succulenti, il principio venga surclassato dall’ipocrisia più totale, senza lasciare spazio a fraintendimenti di alcun genere. La stessa Cornet, ha ammesso di “aver guadagnato più in una settimana di esibizione In India (nella Champions Tennis League) che in due mesi di circuito, criticando la IPTL per il fatto che essa si prolungasse troppo nel tempo”.

Le donne impegnate si sono espresse tutte favorevolmente riguardo l’evento, su tutte Serena Williams ed Ana Ivanovic che hanno espresso ammirazione nei confronti dell’organizzazione, ineccepibile, affermando che “l’evento è divertente, ma allo stesso tempo rilassante. Ti permette di entrare in un’ottica di squadra, inusuale per uno sport come il tennis, e di stringere rapporti di amicizia con altri giocatori.”

Dello stesso parere è anche Marin Cilic, che, grazie alla presenza di Goran Ivanisevic, ha approfittato di questo evento per iniziare la preparazione per il 2015, che parte il 4 Gennaio a Brisbane. “Non so se avrei partecipato se non ci fosse stato Goran. Ma a posteriori sono contento perchè ho unito l’utile al dilettevole.”

L’iniziativa portata avanti da Mahesh Bhupathi, organizzatore delle 4 tappe indiane, sta riscuotendo successo sia in termini di visibilità che di pubblico, proprio per il fatto stesso che è stata inserita in una fase morta della stagione, permettendo quindi una diffusione dell’evento a 360 gradi, in tutte le zone del mondo. Difficile che le innovazioni applicate possano trovare campo anche all’interno dei regolamenti del circuito professionistico, come altrettanto ardua sarà l’impresa di modernizzare uno sport così tradizionalista come il tennis, spingendolo verso frontiere che stravolgerebbero l’essenza stessa della disciplina. Divertimento e gioco di squadra non potranno mai sostituire l’abnegazione, l’agonismo, i dualismi, le rivalità che hanno segnato la storia di uno sport sempre più moderno, ma quanto mai classico. 

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(In foto i Micromax Indian Aces)

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(In foto i Singapore Slammers)

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(In foto gli UAE Royals)

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(In foto i Manila Mavericks)

Giorgio Lupi (Twitter: lupi_giorgio)

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