Rafael Nadal: Djokovic, Parigi, la storia e dieci candeline

Rafael Nadal: Djokovic, Parigi, la storia e dieci candeline

Nel giorno del suo 29esimo compleanno Rafael Nadal è chiamato ancora all’impresa in un quarto che vale già un posto nella storia

Il giorno del proprio compleanno è da sempre accostato a torte, talvolta a piacevoli sorprese, regali e qualche ora di svago dei più sani, tuttavia se ti chiami Rafael Nadal e sei nato nel periodo in cui il Roland Garros entra nella sua fase più calda e decisiva, ecco che le carte in tavola cambiano, e non poco.

Nadal compie 29 anni in uno dei giorni più importanti della sua storia recente, spegnendo le candeline a poche ore dal quarto di finale contro Novak Djokovic che definire finale anticipata risulta semplicemente eufemistico; storia, rivincita e consacrazione, anche se a sfogliare i numeri dello spagnolo c’è solo da togliersi il cappello, con la testa ben salda su quella “Decima” che potrebbe anche portarsi dietro il sapore di un dolce traguardo nonostante gli anni di match ancora nelle gambe.

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Andy Murray, David Ferrer, Stan Wawrinka e Jo-Wilfried Tsonga sembrano lontanissimi dal campo centrale francese, visto che una partita come quella in programma vede lo 1,01 del passato per i bookmakers opposto allo schiacciasassi alla ricerca del Grande Slam che lo eleverebbe allo status di immortale assieme a Roger Federer ed allo stesso Nadal, campionissimi in fatto di tornei Slam ma senza 4 vittorie Major nello stesso anno.

A tirare fuori la solita infinita e commovente storia del maiorchino sarebbe quasi fuori luogo, andando a scavare tra VHS impolverati e celebrazioni ormai imparate come l’Ave Maria: Nadal ha scritto una pagina indelebile di tennis nel corso degli ormai 14 anni spesi in giro per i campi del tennis che conta di tutto il mondo, ma se la vita talvolta dona talento anche in dosi massicce e regala possibilità altrimenti precluse, quello che conta per campioni di tale calibro è solo il futuro e lo scalino immediatamente successivo a quello appena raggiunto, visto che non c’è riposo o bandiera bianca se non è lo stesso destino a deciderlo.

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L’incredibile risonanza che può avere il quarto di finale Nadal-Djokovic ha provveduto alla tempestiva redazione di presentazioni, convenevoli di buon gusto e voli pindarici edulcorati da prese di coscienza dell’ultima ora, come se davvero in una partita si decidesse del futuro dello sport del tennis; il banana-shot di Nadal e la solidità di Djokovic, la cabala che si è presa il suo ramo e le condizioni fisiche che sembrano quelle idonee a spettacolo ed endurance, con Bernardes ben distante dal seggiolone e l’annuncio di Robin Soderling di un probabile ritorno che stavolta non può proprio preoccupare per il semplice poco preavviso.

Scherzi a parte, di Djokovic-Nadal se ne parlerà a lungo, soprattutto se si verificheranno le condizioni necessarie all’impresa dell’uno o dell’altro, eppure per il momento non si riesce a fare altro che attendere quel silenzio assordante che avvolgerà il Philippe Chatrier oltre al teleschermo di ogni appassionato con un filo di tempo libero, per viaggiare insieme alla pallina e per resistere ai soliti immancabili crolli psico-fisici che solo chi ama qualcosa in qualsivoglia sport può capire, amare e odiare ogni volta allo stesso modo.

Nadal, Djokovic, Parigi, la storia e dieci candeline. Ancora e ancora.

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