Tommy Haas: “Non avrei mai pensato di poter continuare a giocare fino a 39 anni”

Tommy Haas: “Non avrei mai pensato di poter continuare a giocare fino a 39 anni”

Il tedesco ha rivelato nel 2017 che sarebbe stato il suo ultimo anno da professionista, ma, oggi, dice che non ha ancora appeso la racchetta e che continua ad aver voglia di giocare.

di Mattia Esposito

INIZI- Il 1 ° agosto 2017 a Kitzbuhel è stato l’ultimo giorno in cui Tommy Haas ha giocato l’ultima partita ufficiale. Il tedesco ha confessato che il 2017 sarebbe stato il suo ultimo anno da professionista, ma il classe ’78 si rifiuta di appendere al chiodo la sua racchetta e confessa in un’intervista per la rivista Issuu che non è ancora detta l’ultima parola riguardo un possibile, ennesimo, ritorno, dopo infortuni e vari ritiri per l’ex #2 al mondo. Il giocatore originario di Amburgo ha afferrato una racchetta per la prima volta a quattro anni: “Avevo una piccola racchetta di legno e una pallina da tennis e i miei genitori mi hanno detto: “Prendila, vai al muro (a giocare) e divertiti.” Ed è così che ho iniziato questo sport.” Entrato nel tennis che conta nel ’96, ad appena 18 anni, sembra che già da piccolo avesse le idee ben chiare: “Sapevo di voler diventare un professionista da quando avevo 7 anni.” I suoi genitori, vedendo il suo interesse e il talento che offriva, fecero tutto il possibile per realizzare il sogno di suo figlio e si trasferirono da Amburgo alla Florida, in modo che Tommy potesse allenarsi in un’Accademia. Dunque, parla del suo debutto: “Il mio debutto professionale avvenne nel 1996 a Indianapolis, quando avevo solo 18 anni. Ottenni una wild card ed ero al settimo cielo. Batté ai primi due turni Dick Norman e Renzo Furlan, in due match molto combattuti. Al terzo turno ottenni un’altra vittoria convincente su Mark Woodforde e dal nulla, ero ai quarti di finale, dove avrei affrontato Pete Sampras, che avevo sempre visto in tv. Era il numero 1 al mondo e pensia che fosse incredibile sfidarlo.” A proposito del circuito e il suo idolo invece: “Ero super eccitato di giocare nel circuito. Ho iniziato a guadagnare punti e salire in classifica e agli US Open di quell’anno ho affrontato uno dei miei idoli, Michael Stich. Persi, ma ero riuscito a raggiungere quel che volevo, almeno in quel momento”

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GIOIE E INFORTUNI- Era l’anno 2000, quattro anni dopo l’esordio, quando Haas accusò i primi infortuni che ne hanno segnato la carriera. È successo poco prima delle Olimpiadi. “Non ero sicuro di poter andare, ora che ci penso, non so nemmeno se il mio corpo è stato progettato per essere un atleta professionista o forse mi sono allenato nel modo sbagliato.” Ma, come sempre, nei momenti più difficili, c’è la vicinanza dei propri cari: “La cosa importante è che la mia famiglia e gli amici mi hanno sempre supportato ad andare avanti, sapendo che era un un’esperienza unica che accade solo un paio di volte nella tua vita “, dichiara il tedesco, che a fine manifestazione ottenne la medaglia d’argento. “Vincere una medaglia mi rende felice, è uno dei migliori trofei che si possa avere anche se non da punti ATP o premi in denaro, tutto è incentrato sulla storia e sull’essere parte della tradizione olimpica”

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I problemi alla sua spalla malconcia arrivarono nel 2001: “A quel tempo stavo giocando il mio miglior tennis e penso che fu quando ho avuto l’opportunità di vincere un Grande Slam.” Il vincitore di 15 tornei ATP venne operato al legamento della spalla e rimase ben 10 mesi lontano dai campi: “Molti giocatori hanno affrontato la stessa operazione e le loro carriere non sono durate molto, pensavo che sarebbe stata la fine della mia carriera” rivela. Il trucco di Tommy era quello di circondarsi della sua famiglia ed essere positivo, ma poco dopo essere tornato, un nuovo problema alla spalla lo costrinse a tornare in sala operatoria: “Ho pensato che fosse la fine, ma con l’ambizione, la fede e un po ‘di fortuna, la mia spalla ha tenuto fino al 2004, permettendomi di tornare nella top 20.” La nascita della sua prima figlia gli ha dato la motivazione per continuare a lottare per il suo sogno nonostante le avversità: “Tutto accade per una ragione e se non avessi avuto una vita equilibrata, con mia moglie e mia figlia non sarei stato in grado di concentrarmi e di avere quella mentalità. La possibilità che mia figlia mi abbia visto giocare è stato qualcosa di sensazionale” Un po’ come l’amico Roger Federer, che negli ultimi anni, motivato dalla voglia di tornare e vincere, spinto dalla famiglia, ha fatto vedere le migliori gesta della carriera ai suoi 4 figli. Il talento tedesco ha raggiunto ottimi risultati negli Slam, senza, però, vincerne uno: ha raggiunto 3 volte le semifinali agli Australian Open (1999, 2002, 2007) e una volta a Wimbledon nel 2009, mentre ha raggiunto 1 volta i quarti di finale al Roland Garros nel 2013 e ben 3 volte a New York (2004, 2006, 2007).

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2018- L’anno scorso, Tommy ha confessato che questo sarebbe stato il suo ultimo anno nel circuito, ma ora rivela che la racchetta non “è affatto stata appesa”. “Non avrei mai pensato di poter continuare a giocare fino a 39 anni. Il fatto di non dover allenarmi duramente ogni settimana, seguire una dieta specifica o alzarmi o andare a letto in un momento specifico è una nuova vita per me. Ma amo troppo il circuito per poterlo lasciare…”, dice il tedesco, che potrebbe ancora partecipare ad un grande torneo grazie ad un invito nel 2018.

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  1. Massimo Mangiarotti - 3 mesi fa

    Finché fai dollari perché no? Non hai 20 anni passati in miniera.

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  2. Simone Cirafici - 3 mesi fa

    Ritirati tommy..

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  3. Luca Peppo - 3 mesi fa

    Never give up

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  4. Luca Pepe - 3 mesi fa

    Forza Tommy….. non mollare

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