Veniamo dal futuro: vi raccontiamo com’è andata la stagione ATP 2014

Veniamo dal futuro: vi raccontiamo com’è andata la stagione ATP 2014

Come i protagonisti della trilogia ‘Ritorno al Futuro’, noi abbiamo la capacità di viaggiare nel tempo. Siamo tornati dal futuro per raccontarvi per filo e per segno com’è andata la stagione 2014: chi sono stati i vincitori degli slam, le più cocenti delusioni e le più grandi sorprese. Federer vince sull’erba di casa, Djokovic si infortuna, Nadal scalpita. E poi Fognini, Berankis si sveglia, Carreno-Busta e Kyrgios si impongono nel tennis che conta. Ma la vera sorpresa è Grigor Dimitrov

Emmett Brown, Marty McFly. Vi dicono niente? Ai più questa coppia porterà una buona dose di nostalgia: Christopher Lloyd e Michael J. Fox, protagonisti della fortunata trilogia “Ritorno al Futuro”, furono il simbolo di una generazione, “realizzando” uno dei desideri che l’essere umano si porta dietro da diverse decadi, il viaggio nel tempo.
Chi non ha mai sognato di poter usare quella magica DeLorean per curiosare qua e la nelle varie epoche storiche, o magari per cambiare qualcosa della propria vita.
Nel secondo capitolo della saga diretta da Zemeckis, i due amici si vedono costretti a tornare indietro nel tempo per impedire al nemico N.1 di Marty (Biff Tannen) di alterare il corso della storia dopo essere entrato in possesso di un Almanacco sportivo con tutti i risultati degli anni a venire, consegnato nel passato dallo stesso Tannen proveniente però dal futuro.
Non voglio proporvi una recensione di un film, bensì voglio provare ad immedesimarmi in quel Biff del passato, dopo la consegna del famigerato Almanacco: inutile dirvi che quel Biff sarà un appassionato di tennis che, in men che non si dica, andrà a spulciare gli eventi della stagione a venire e deciderà di sacrificare l’incredibile mole di denaro ricavata da qualche puntata, a risultati visti, per condividere con voi l’incredibile fortuna capitatagli tra le mani.

CIRCUITO ATP, COSA SUCCESSE NELLA STAGIONE 2014:
DICEMBRE/GENNAIO 

Se il 2013 è stato l’anno del rientro, alla grandissima, di Rafa Nadal e della parabola discendente di Roger Federer, dal 2014 ci si aspetta qualcosa di più dai tanti possibili outsiders o, comunque, da quei pochi in grado di impensierire gli intoccabili degli ultimi anni.

La stagione comincia, come sempre, da Brisbane in Australia: il tabellone vede il solo Roger Federer come rappresentante della Top 10, con l’unica news del ritorno in campo del “bannato” Marin Cilic dopo i 6 mesi di stop per doping.
La prima sorpresa non tarda ad arrivare nel primo torneo dell’anno, con Federer che esce in semifinale, battuto da colui che sarà poi il vincitore, battendo in finale Dmitry Tursunov, ovvero Grigor Dimitrov.
Se il talentino bulgaro ingrana bene, altrettanto bene si comporta il N.1 Rafael Nadal, vincitore a Doha in una finale senza storia, con un Gasquet stanco dopo la splendida semifinale vinta ai danni del ceco Berdych. In contemporanea, sui campi di Chennai, è il russo Mikhail Youzhny a stupire, superando in finale il canadese Pospisil, sempre più osservato speciale.
Dopo la parentesi indiano-qatariota, il mese di gennaio è tutto di proprietà australiana.

Nell’ultima settimana prima dell’ Australian Open, in contemporanea si giocano i 250 di Sydney e Auckland: a Sydney si rivedono Del Potro e Janowicz dopo la sosta e, se il polacco si fa malamente eliminare da Querrey, il gigante di Tandil si va a prendere il primo torneo della stagione sconfiggendo un Nico Almagro troppo arrendevole. Ad Auckland si impone, invece, Long John Isner, molto equilibrato durante tutta la settimana, battendo solo al Tie Break del terzo Philipp Kohlschreiber.

Le emozioni sembrano tardare nella terra dei canguri ma, si sa, la strada che si sta percorrendo non è una qualsiasi, e chiunque intenderà uscire dalla Rod Laver Arena con il titolo in tasca dovrà dare tutto, battere i più forti e guadagnarsi ogni singolo punto.
Dei tennisti al via, il più deciso ad imporsi è sicuramente Novak Djokovic, motivato a raggiungere e superare Nadal in vetta alla classifica mondiale.
Le semifinali, piano piano, si scrivono da sole: Nadal-Murray e Djokovic-Del Potro. Nella prima il copione è lo stesso di tutto, o quasi, il 2013, con Nadal che prende a pallate il rientrante Murray che, ahilui, non è riuscito a trovare ancora una forma fisica necessaria per affrontare ad armi pari il maiorchino. Nell’altra semifinale la battaglia è lunga e non si fanno prigionieri: scontro al limite dell’umano tra i due fuoriclasse, con Djokovic che riesce a prevalere solo al quinto set dopo un problema all’adduttore sinistro per Delpo, costretto sul finire del match quasi ad invertire gli appoggi sul rovescio per raggiungere la pallina.
Se in finale si rivedono le solite facce, resta la solita anche l’ammirazione nei confronti di due grandissimi giocatori che, ora dopo ora, si stilettano con grande classe ed abilità, senza esclusione di colpi. La finale incorona campione Novak Djokovic che si dimostra ancora una volta perfetto sul cemento australiano.

2013 Australian Open - Day 3

FEBBRAIO

Febbraio è sinonimo di impegni serrati, con ben 12 tornei in 30 giorni, 3 a settimana. I primi tre atti appartengono alla categoria dei 250: Montpellier, Zagabria e Vina del Mar. In Francia difende il titolo Richard Gasquet che però, a causa di una condizione non ottimale, cede lo scettro al connazionale Gilles Simon che fa fuori Jarkko Nieminen con un doppio 6-4. A Zagabria arriva un bel successo azzurro, con Andreas Seppi che in finale si sbarazza di Ivan Dodig dopo un match durissimo giocato tutto sui nervi. A Vina del Mar riesce l’impresa ad uno scatenato Carlos Berlocq che, dopo aver superato il campione uscente Zeballos al secondo turno, si arrampica fino alla finale dove riesce ad avere la meglio su Pablo Andujar, altra grande sorpresa.
Nella settimana successiva, lo svizzero Stanislas Wawrinka si prende il trofeo di Buenos Aires dopo una finale senza storia sul nostro Fabio Fognini, decisamente involuto rispetto al quarto di finale nel quale aveva estromesso la TDS N.1 David Ferrer.
A Memphis troviamo il “duro” americano con i suoi assidui frequentatori: a guidarli è il canadese Raonic, sempre più in assetto da guerra con il suo servizio terrificante, vuole vendicare l’eliminazione di un anno fa al primo turno subita da Jack Sock. Il malcapitato che gli si para davanti in finale è Kei Nishikori. Il giapponese riesce anche a strappare il primo set al bombardiere di Podgorica, ma il repentino aumento della percentuale di prime in campo rende facile facile la conquista dei due successivi parziali al N. 11 del mondo che, con questo risultato, spodesta Tsonga e si piazza in decima posizione.
A Rotterdam ennesimo patatrac di Roger Federer che, da N.2 del tabellone, cede a Janowicz in semifinale. Nell’atto conclusivo del torneo, però, il polacco non riesce a contrastare il campione uscente Juan Martin Del Potro che bissa il successo del 2013; 6-3 6-7(3) 7-5 il risultato finale.
Il treno ATP attraversa decine di località in tutto il mondo, ma di fermarsi non se ne parla nemmeno; giusto il tempo per prendere un aereo fino alla città successiva e siamo subito sui campi di Marsiglia, Rio e Delray Beach. Considerato una vera e propria mina vagante del circuito, Ernests Gulbis si comporta da tale e in occasione dell’Open marsigliese batte in sequenza Haase, Tomic, Tursunov e Tsonga prima di arrendersi in poco più di due ore al finalista dello scorso anno, Tomas Berdych.
In finale a Rio de Janeiro ci arrivano due terrarossisti D.O.C. quali Rafa Nadal e Nicolas Almagro, in ripresa dopo un 2013 in chiaroscuro. Non c’è fine alla maledizione che affligge lo “spagnolo B”, sempre sconfitto da Nadal. Il fenomeno di Manacor si impone dopo 73 minuti e si porta a casa il 2′ titolo in stagione dopo Doha. Da segnalare l’ottima settimana di Pablo Carreno-Busta che ha ceduto il suo primo set di tutto il torneo a Nadal, poi vittorioso 6-3 6-4 sul giovane connazionale nei quarti.
A San Paolo, approfittando dell’assenza dei big, è Fabio Fognini a portarsi a casa il primo torneo dell’anno dopo la vittoria sfumata a Buenos Aires dove aveva impattato su Wawrinka. Finale dal sapore di Davis in uno scontro molto duro con Juan Monaco. L’argentino si era ritrovato addirittura avanti 6-3 4-3 e servizio ma, al momento di ammazzare definitivamente il match, ha regalato troppo al buon Fabio che, per una volta, ha sfruttato il fattore psicologico a suo pro; 3-6 7-6(6) 6-2 il risultato finale.
Quindicina di lusso per Rafa, vincitore anche in Messico, ad Acapulco, su un Gael Monfils che sembrava invincibile. Il fisico da free-runner del francese non è però bastato contro il Nadal dei colpi impossibili: indelebile il punto che gli ha regalato il secondo break, con il recupero in spaccata sullo smash di Monfils.
Come è stato finalista a sorpresa Monfils, finalisti a sorpresa lo sono stati anche Milos Raonic e Tomas Berdych a Dubai: già ci si aspettava un nuovo scontro tra Djokovic e Del Potro che, però, sono stati sconfitti rispettivamente dal ceco e dal canadese. Nulla da dire sul successo di Berdych che necessitava della perfezione per avere la meglio sul serbo, e perfezione fu. Per Raonic una buona dose di fortuna, con un Delpo nervosissimo e troppo sprecone. Giustizia fu fatta in finale con un 2-0 per il ceco su un Raonic che ha messo in campo la miseria del 48% di prime, consegnandosi di fatto al suo avversario.

MARZO

La settimana di sosta prima dei “Mille” americani è la benvenuta dopo un mese estenuante senza soste.
Come da copione, il circuito si sposta a Indian Wells, con i Fab Four pronti a contendersi il primo Masterone dell’anno.
Con l’infortunio occorso a Djokovic durante il match di secondo turno contro Daniel Brands, il quarto basso del tabellone offre possibilità inaspettate a numerosi giocatori: chi si esprime al meglio, arrivando fino alle semifinali, è Jerzy Janowicz che tra gli altri supera Isner e Haas. Altro semifinalista è un ritrovato Federer che, dopo l’intenso allenamento, ha saputo sconfiggere in fila sia Tsonga che Haas. Gli altri due sono coloro che poi si andranno a contendere il titolo, ossia Nadal e Murray. Semifinali fin troppo facili che apparecchiano la tavola per uno scontro tra chi c’è e chi c’era e vuole esserci di nuovo. Alla fine la spunta lo scozzese che, con il suo rovescio e degli approcci a rete impeccabili riesce a sfondare il muro spagnolo issato da un Nadal senza soluzioni offensive convincenti.
Da Indian Wells a Miami il passo è breve e, dopo aver preso le misure nella settimana precedente, si è pronti a sfruttare ogni centimetro del “duro” outdoor.
Al via manca ancora Nole, visto il recente infortunio e un marzo che più nero di così era difficile da immaginare, oltre a Tommy Haas, come sopra.
Ci si chiede se qualcuno sia in grado di impedire ai due finalisti di Indian Wells di ripetersi e di monopolizzare i 3200 punti totali derivanti dalle sue finali.
Se Nadal si guadagna ancora la semifinale, dove affronterà Del Potro, Murray viene eliminato da un superlativo Gasquet che, dopo aver battuto Federer, nei quarti se la vedrà con Raonic, a sua volta giustiziere di Berdych in un remake della finale di Bangkok dello scorso settembre. La finale sarà Del Potro vs. Raonic e sarà lotta vera: il canadese spara forte e gioca bene a rete, ma non appena la prima non entra lascia spazio all’argentino che, in quanto a solidità in questo inizio di 2014, è secondo solo a Nadal. Il primo set Del Potro se lo porta a casa al tie break per sette punti a due, mentre nel secondo il break strappato in apertura gli spiana la strada per chiudere 6-4 e portarsi a casa il trofeo.

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APRILE

Si riparte da Casablanca, in Marocco, e da Houston per gli amanti delle stelle e delle strisce. In terra africana arriva il primo successo dell’anno per David Ferrer che non si trova innanzi degli avversari irresistibili, con il troppo modesto Granollers a fronteggiarlo in finale.
A Houston, invece, è rivolta la maggior parte degli sguardi, nonostante la settimana di break per i più quotati; i vari Haas, Almagro ecc. rimangono tuttavia a bocca asciutta, mentre la via della finale se la prendono Fernando Verdasco ed il redivivo Ivo Karlovic. Nonostante la strenua resistenza del 35enne di Zagabria, è lo spagnolo ad avere la meglio dopo due tiratissimi tie break.
Altro giro altra corsa, con il 1000 di Montecarlo alle porte: vista la prolungata assenza di Djokovic (in fase di rientro), il favorito resta sempre Rafa Nadal che nel Principato è praticamente a casa sua. Parte sinistra del tabellone che premia Nadal, che si guadagna la finale battendo Del Potro 2 a 1, mentre a nel lato destro la semi è tutta tedesca; Philipp Kohlschreiber e Florian Mayer, con il primo che alla fine avrà la meglio. Il teutonico se la gioca a viso aperto con il N.1 del mondo, ma alla fine deve cedere, uscendo sconfitto ma conscio di aver disputato un gran torneo.
A Barcellona la finale è tra David Ferrer e Ernests Gulbis, che in semifinale ha battuto un Nadal opaco e senza benzina. Ad avere la meglio è proprio il lettone che sfrutta il servizio e approfitta dello scarso dinamismo di Ferrer, di solito suo punto di forza.
A Monaco la finale è tutta da scoprire, con protagonisti Ivan Dodig, autore di una grande rimonta su Haas ai quarti, e Kevin Anderson che aveva battuto l’altro croato Marin Cilic oltre a Kohlschreiber. Non basta il servizio al sudafricano che cede ad un solidissimo Dodig per 6-3 7-6(11).
Oltre al 250 in terra tedesca, anche ad Oeiras, in Portogallo, si gioca a cavallo con il mese di maggio, in preparazione alle emozionanti rassegne di Madrid e Roma.
Con il forfait di Ferrer, a lottare per il primo gradino del podio sono Stan Wawrinka e il nostro Fabio Fognini che, dopo aver superato Seppi, si deve però arrendere allo svizzero con un ingiustificabile 6-2 6-1.

MAGGIO

Tocca al Mutua Madrid Open aprire il mese della terra rossa che conta: in semi ci arrivano Murray e Paire, i due però si devono arrendere ai “soliti” Djokovic e Nadal; quest’ultimo, dopo aver faticato contro Tsonga nel suo quarto di finale, riesce a vendicarsi della sconfitta subita ad inizio anno in Australia.
Ci si sposta a Roma per gli Internazionali d’Italia: prima sorpresa al secondo turno, dove un carichissimo Youzhny sconfigge Rafael Nadal in una maratona di quasi 3 ore di grandissimo tennis. Cadono Berdych, Delpo e Raonic, così come esce Federer in semifinale da Djokovic. Finale tra il serbo e Richard Gasquet nella quale Nole si prende il primo trofeo dopo l’infortunio al polso della mano destra capitatogli a Indian Wells.
Le vittorie del bravo outsider Carreno-Busta a Dusseldorf e dell’esperto Istomin a Nizza fanno da cornice all’inizio del Roland Garros che rappresenta l’evento massimo sul red clay, prima della stagione in verde culminante nei Championships di Wimbledon.
Torneo tranquillo per Djokovic, Nadal e Ferrer, tutti in semi; all’appello manca solo Murray che si è dovuto arrendere a John Isner nelle prime fasi del torneo. Il quarto semifinalista risponde al nome di Tsonga che tenta di riportare un francese al trionfo sul Philippe Chatrier. E’ proprio Tsonga che la fa grossa e raggiunge la finale battendo Djokovic in 5 tiratissimi set sotto una bolgia infernale di “allez” confezionati dal pubblico di casa. Purtroppo o per fortuna, non basta un tifo da coppa del mondo per decidere una finale, e non basta neanche a Tsonga che le prende di santa ragione da un Nadal che, si sa, sulla terra è un vero e proprio schiacciasassi: nono trionfo per lui in Francia e lacrime di rito.
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GIUGNO

Ci si affaccia alla bella stagione sui verdi prati di Halle, per il Gerry Weber Open, dove a trionfare, per la prima volta in stagione, è Roger Federer in finale su Richard Gasquet. Come lui, si riconferma campione agli Aegon Championships di Londra, Andy Murray, dopo aver battuto in finale un ritrovato Aleksandr Dolgopolov, alla ricerca della concretezza perduta.
Bellissima la finale, nella settimana subito precedente a Wimbledon, tra il vincitore della scorsa edizione Nicolas Mahut e Ricardas Berankis: il lituano, dopo il cambio di allenatore, ha ritrovato continuità e ritmo di gioco e, dopo aver raggiunto i quarti sia a Miami (fuori con Delpo) che a Barcellona (battuto da Gulbis, poi vincitore), ottiene la sua prima vittoria in un torneo maggiore, con la speranza che questo non sia che l’inizio.
A Eastbourne, a sorpresa, la vittoria va ad un altro campione dell’ultima ora, ossia Bernard Tomic che, messa da parte la vodka così come le tessere degli strip-club, ha sfoderato un tennis incisivo ed ha avuto la meglio del più quotato Simon in finale, con il risultato di 6-4 4-6 6-2 in un’ora e cinquantadue minuti.
Wimbledon, e solo con il nome si dice tutto. Siamo al terzo e penultimo Slam, con i primi due che sono stati dominati, o quasi, da Djokovic e Nadal, come da pronostico.
Come lo scorso anno, per mano di Darcis al primo turno, lo spagnolo subisce un’altra eliminazione inaspettata, stavolta al terzo turno, dove uno strepitoso Dimitrov gioca finalmente da grande, sfoderando una prestazione ai limiti della perfezione, con la racchetta che sembra davvero emanare le note del maestro Roger, con il suo rovescio capace di grandi colpi e una manifestazione di grande maturità nei momenti clou.
Esce anche Nole, ai quarti, dove subisce la costante pressione di Berdych, allenatosi moltissimo per il grande appuntamento sull’erba. Le semifinali vedono Berdych opposto a Murray, campione uscente, e un Federer in grande spolvero a lottarsela con il solito Del Potro, piccolo grande big.
Murray supera in quattro set il ceco e, a sorpresa, è Federer che raggiunge il britannico in finale battendo in 3 set un Del Potro ancora condizionato dai problemi fisici.
Inutile raccontarvi il resto: quando il ragazzo di Basilea lascia partire quell’ultimo rovescio da metà campo, sul punteggio di 6-3 4-6 7-6(5) 5-3 40-15, qualcosa cambia definitivamente. Roger Federer è campione per l’ottava volta. Nessuno sa cosa stesse pensando in quel momento, ma le sue lacrime, dopo le difficoltà e la frustrazione dell’ultimo anno sono scomparse, se ne vanno insieme a quelle lacrime taglienti. Semplicemente peRFetto. Forse una tra le storie più belle da raccontare.
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LUGLIO

Dieci vincitori per dieci tornei: a Bastad arriva la prima vittoria in carriera per Jerzy Janowicz che in finale riesce ad avere la meglio su Juan Monaco, visto anche il ritiro alla vigilia di Tomas Berdych. Sull’erba americana di Newport si impone John Isner su un ottimo Igor Sijsling.
A Stoccarda non riesce per la seconda volta il miracolo a Fognini, sconfitto in semi da Monfils che si sarebbe poi preso anche il tutolo lasciando a secco, per il secondo anno consecutivo, il tennista di casa Kohlschreiber.
A Bogotà si rivede un ex-Top10 decaduto nell’ultimo anno, vale a dire Janko Tipsarevic che, nonostante riesca a raggiungere la finale, viene sconfitto da Vasek Pospisil in 3 set.
Ad Atlanta, per l’inizio della lunga stagione sul Deco Turf, incassa bottino pieno il croato Dodig, impensierito solo da Berankis in semifinale, che ritira la coppa sconfiggendo il beniamino del pubblico di casa Ryan Harrison.
In Svizzera, a Gstaad, vince Mikahil Youzhny sullo sfortunato Feliciano Lopez che, dopo aver battuto in 3 set Stan Wawrinka a domicilio, è costretto a ritirarsi dopo appena 5 games per una distorsione alla caviglia sinistra.
Umag è teatro di una nuova bella storia, quella di Leonardo Mayer, terraiolo argentino che si fa largo tra il finalista 2013 Fognini e Marin Cilic e si prende la coppa.
A Kitzbuhel in Austria, è ancora Pablo Carreno-Busta a stupire, battendo dapprima Juan Monaco e poi il “padrone di casa” Jurgen Melzer, in lacrime a fine partita.
Nel 500 di Amburgo finale scoppiettante tra Nicolas Almagro e Ernests Gulbis: dopo aver vinto per sette giochi a cinque il primo set, il lettone, sotto nel secondo, si arrabbia con l’arbitro per una chiamata dubbia sul break point Almagro. Perse le staffe, Gulbis perde anche la partita dopo un escalation di urla, lanci di racchetta e dissapori con il pubblico.
A Washington, ultimo torneo del mese, le gerarchie sono ben definite: semifinalisti sono Del Potro, Raonic, Dimitrov e Isner. L’argentino si sbarazza in due set di Long John in una rivisitazione della finale dello scorso anno, mentre dall’altra parte, in un match deciso solo ed esclusivamente dai tie break, si impone Grigor Dimitrov, 7-6(5) 6-7(1) 7-6(4).
In finale c’è ancora gloria per il N.5 del mondo che chiude all’ottavo tentativo dopo una partita piena di break e capovolgimenti di fronte.

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AGOSTO
Ultime battute nordamericane nel caldo mese di agosto.
Prima sosta a Montreal: nell’Open canadese le uniche anomalie sono il terzo turno (primo in carriera) dell’australiano Kyrgios ed i quarti di finale raggiunti dal francese Herbert dopo una lotta memorabile, tutta francese, con Richard Gasquet.
Restano fuori dal podio che conta sia Berdych che Nadal; quest’ultimo si deve arrendere nell’ennesimo scontro con Djokovic finito al terzo set. Nell’atto finale Juan Martin Del Potro riesce a battere nuovamente il serbo con un severo 7-5 6-3 e si prende la quarta posizione del ranking ATP, oltre ad aggiungere un altro prezioso trofeo alla sua personale bacheca.
Ci si sposta in Ohio, a Cincinnati per l’ennesimo Master 1000, nel quale brillano Federer, che elimina Wawrinka e Raonic, e Dimitrov, il quale elimina un Djokovic che sembra molto scarico dopo le ultime uscite. In finale spazio per l’ennesimo Fedal, derby tra lo spagnolo e lo svizzero, che vede ancora una volta vincente il maiorchino in 3 set. Nadal torna così a vincere dopo essere stato a digiuno per più di due mesi.
A Wiston Salem, ultima spiaggia precedente gli US Open, arrivano in finale Andreas Seppi e Jerzy Janowicz, con l’italiano che disputa un eccellente torneo ma si sgretola davanti al servizio del polacco che, oltre a vincere il trofeo, mette a segno il servizio più veloce dell’anno: 239 km/h.
L’ultimo torneo Slam della stagione parte nel segno dei tre tenori che si sono spartiti equamente i tre maggiori tornei fin qui disputati. Non si presenta ai blocchi di partenza Gasquet, bloccato da un problema alla schiena e, già nel secondo turno, un infortunio alla spalla destra si porta via anche Raonic. Il gap in classifica tra Federer e Djokovic li porta a scontrarsi nei quarti con Federer che cede in 4 set alla furia serba, alla ricerca di punti importanti per stare attaccato a Nadal. Si confermano comprimari di lusso i due habitoué delle semifinali, Berdych (autore di una grande prestazione che lo ha portato all’eliminazione di Andy Murray) e Del Potro, che non riescono a sovvertire i pronostici dei bookmakers che prevedevano l’ennesima finale tra Djokovic e Nadal.
E Djodal, Nadkovic o come la volete chiamare, fu.
Il timer ufficiale segna 4:02; quattro ore interminabili ma velocissime agli occhi degli appassionati, cariche di classe e tenacia. I due si rincorrono, con Nadal che passa avanto 1-0, Nole lo riprende e lo supera: 2-1. Nel tie break del quarto parziale il serbo ha addirittura due match points, ma Nadal dapprima li annulla e successivamente si prende il set 9 punti a 7. Il quinto e decisivo set diventa nervoso, da pazzi, con la tensione che buca lo schermo. Ogni punto è un goal nella finale di Champions, un canestro allo scadere. I due si colpiscono e prontamente si rialzano per combattere di nuovo. Nel nono gioco, quando il servizio del serbo sembrava reggere piuttosto bene, un nastro beffardo e un doppio fallo di troppo regalano a Nadal la palla del 5-4 e servizio. Nole lascia partire un ace, ma al secondo tentativo non può nulla su un grandissimo passante di Rafa che, dopo aver tenuto anche il successivo turno in battuta, può alzare le braccia al cielo e celebrare la 15esima vittoria Slam in carriera. FenomeNadal.

SETTEMBRE

Si riparte con i 250, mentre ci si avvia alla conclusione di questa annata tennistica, con il Moselle Open di Metz, Francia: il finalista dello scorso anno, Tsonga, da troppo tempo a secco, si prende la rivincita in finale contro un altro francese, un po’ datato, quale Jeremy Chardy. Da segnalare la bella semifinale raggiunta dall’ungherese Fucsovics, sconfitto dallo stesso Tsonga in due.
A San Pietroburgo a tenere banco è il “fattore casa”, che porta ad una finale tutta russa tra il talentino Khachanov (teniamolo d’occhio!) e il più esperto Tursunov che ha la meglio in tre set; 6-2 5-7 6-3 il finale.
Il nuovo arrivato torneo di Shenzhen, che sostituisce il 250 di Bangkok, vede sugli scudi Tomas Berdych che fa filotto di Lopez, Raonic e Ferrer in finale per aggiudicarsi il suo terzo successo stagionale.
A Kuala Lumpur ritrova il sorriso anche Nikolay Davydenko, alla sua prima vittoria dell’anno: in finale battuto un generosissimo Adrian Mannarino (comunque grandissima soddisfazione per lui) per la prima volta arrivato alla domenica in un torneo ATP.
A Pechino non si presenta Nadal, ancora dolorante al solito ginocchio, prontamente sostituito da Berdych come anti-Nole in finale: niente da fare, Pechino è “roccaforte Djokovic”. 6-4 6-3 in punteggio finale.
Tokyo ritrova in finale Juan Martin Del Potro per il secondo anno consecutivo mentre, dall’altra parte della rete, Jo-Wilfried Tsonga lo attende dopo aver smorzato gli entusiasmi del pubblico estromettendo Kei Nishikori. Dopo un set di pregevole fattura, il francese si spegne lentamente e lascia strada all’argentino che chiude dopo neanche due ore con il punteggio di 3-6 6-4 6-3.

Sony Ericsson Open Day 11

OTTOBRE

A Shanghai i due imperatori cadono; Djokovic esce ai quarti da Federer e Nadal cede a Murray in semifinale. I due si ritrovano in finale superando un tabellone non troppo complicato, fatta eccezione per i suddetti scontri al vertice. Federer cerca il 3′ trofeo stagionale ma viene sconfitto da Murray, più in forma e decisamente meno falloso.
La Kremlin Cup di scena a Mosca vede protagonisti due tennisti dell’est Europa: L’uzbeko Istomin, sempre presente, e l’ucraino Dolgopolov. Partita “per tipi tosti” con il servizio lampo dell’ucraino che gira nel modo giusto e permette al 25enne di Kiev di trionfare per la prima volta nel 2014.
A Stoccolma, dopo aver incassato tristemente il “no” di Pim Pim Johansson per un eventuale partecipazione sotto wild card, il torneo procede sulle orme della passata stagione, con Dimitrov che accede alla finale per difendere il titolo 2013 battendo Paire. Ad affrontarlo trova il solito Gulbis, giustiziere di Nieminen. Cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia: 2-1 per il bulgaro che se ne va da vincitore, per il secondo anno consecutivo.
Finale inedita, invece, a Vienna, tra Fabio Fognini e Fernando Verdasco; altro fiasco per il sanremese d’adozione e riflettori per lo spagnolo che si impone in due facili set.
Ci si avvicina al termine della stagione e, tra la voglia di vacanze e una forma fisica sempre più precaria, si cercano gli ultimi stimoli utili per ottenere un buon risultato prima della meritata “off-season”.
A Basilea, Roger Federer torna profeta in patria battendo in finale Dimitrov che, di ritorno da Stoccolma, si era permesso il lusso di battere in semi nientemeno che Del Potro.
In terra spagnola, nel bellissimo palcoscenico dell’Agorà di Valencia, va in scena l’ultimo 500 della stagione; in semifinale vincono Almagro e Simon, rispettivamente contro Ferrer e Isner, accedendo all’atto conclusivo del torneo. Nonostante la strenua resistenza, Almagro si deve arrendere al francese, come al solito solidissimo, in poco più di un’ora e venti minuti con il risultato di 6-4 6-3 per l’esperto Gilou.
C’è tempo per un ultimo torneo prima di calare il sipario, e che torneo: BNP Paribas Masters di Parigi-Bercy.
Al via il tabellone sembra quello di sempre, senza modifiche sostanziali, ma già dopo un paio di giorni, gli infortuni diventano il motivo incessante che accompagnerà fino alla fine questo sfortunato 1000 indoor: tra singolare e doppio si registrano 8 infortuni, tutti (eccetto l’abbandono senza giocare di Wawrinka) nel bel mezzo degli incontri. Escono Mahut, Wawrinka, Nieminen, Simon, Gasquet, Llodra, Marrero e Rojer (di conseguenza, dal tabellone di doppio, anche Verdasco e il pakistano Qureshi).
Janowicz dimostra un’ottimo feeling con il terreno di gioco che gli regalò i fasti nel finale di stagione 2012 e raggiunge la semifinale dove andrà ad affrontare Djokovic. Tra gli ultimi quattro in gara restano anche Nadal, naturalmente, e Del Potro. Non riesce l’ennesimo miracolo al gigante di Lodz, sconfitto da Nole; riesce invece la grande impresa a Delpo che supera in 3 combattutissimi set il N.1 spagnolo, con la testa già al Tour Masters di fine anno.
In finale si rinnova una tra le sfide più amate dagli appassionati di tutto il mondo e, nonostante il primo set perso malamente, l’argentino vede salire le percentuali di realizzazione con il diritto e la riuscita del suo servizio, così da riuscire a conquistare l’ultimo trofeo della stagione.

NOVEMBRE

Si arriva così alle ATP Tour Finals, ancora di scena alla O2 Arena di Londra. C’è grande attesa per i favoriti che si dimostrano pronti fin dall’inizio. L’ingresso in semifinale se lo guadagnano…
Peccato che quest’ultima pagina sia strappata! Non temete, per sapere il risultato di questi ultimi, splendidi incontri vi basterà attendere “qualche” torneo e, nel frattempo, godervi tutti questi begli incontri, nonostante sappiate già il risultato…

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