Virgili di nuovo in campo

Virgili di nuovo in campo

Il challanger di Ortisei, in corso di svolgimento in terra Alto-Atesina, offre un motivo di cronaca e di riflessione interessante. Si tratta di un tema sul quale abbiamo già puntato il nostro sguardo e che conferma quanto sostenuto in altre occasione da questa tribuna. Parliamo di Adelchi Virgili. Ma andiamo con ordine.

Il talento del giocatore classe 1990 è del tutto fuori di ogni ragionevole dubbio. Chiunque avanzi argomentazioni in senso contrario dovrebbe cortesemente smetterla di occuparsi di cose tennistiche. E quindi di cosa parliamo? Al netto della mostruosa serie di infortuni che questo ragazzo ha patito, e della quale ovviamente si deve tenere giusto conto, quello che ci preme sottolineare è l’errore di programmazione che la sua (sostanziale) autocrazia evidenzia, anche, in questa stagione 2015, così come nella precedente, anno del suo ritorno in classifica e al tennis professionistico giocato.

Di quale errore parliamo? L’accanirsi nel giocare tornei challanger senza “costruire” (il virgolettato è d’obbligo) il suo tennis attraverso un giusto periodo di maturazione nel tornei futures.

Al netto, ribadiamo, degli infortuni patiti, e di problemi tecnici come la scarsa reperibilità del suo attrezzo sul mercato, ora risolto, Virgili ha giocato 9 tornei, di cui 3 soli futures. I primi due tornei dell’anno, raccogliendo due secondi turni ed un primo turno. Gli ulteriori 6 tornei sono inveve challanger, riuscendo a qualificarsi due volte (Cortina e Perugia) e superando un solo turno (Cortina). Una sola volta, a Genova, ha potuto beneficiare di una wc, segno di grande miopia degli organizzatori italici, che forse non si accorgono non solo del talento di Adelchi, ma anche dell’enorme seguito mediatico che nella sua pur breve e sporadica (e talvolta misteriosa) attività agonistica si è destato.

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Un bilancio magro, magrissimo, costellato di match in cui l’alternanza di talento e tennis brillante si è legata ad affanni fisici e sconfitte patite per mancanza di lucidità tattica o disabitudine alla gestione di situazioni psicologicamente più delicate (esempio il match con Crepaldi a Cordenons). Chi, come il vostro scriba, ha seguito i match di Adelchi grazie agli streaming, si è fatto convinto che un’attività più modesta, attraverso il ricchissimo circuito futures italiano che assicura 9 mesi di tornei, avrebbe consentito ad Adelchi di mettere match non solo nelle gambe e nel suo “divino” (non scherziamo) braccio, ma soprattutto nella sua testa. Lo stesso Adelchi, ragazzo dall’intelligenza brillante, evidenziata dal suo modo pacato e colto di parlare, nell’unica intervista video diffusa e rilasciata in questa annata, ha dichiarato che è suo obiettivo, a 25 anni, provare a dare l’assalto al tennis che conta, e che vuole farlo cercando di giocare il meno possibile per non gravare sul suo fisico, e per questo cercando di passare per la porta stretta, strettissima, del circuito challanger, minore solo per dettagli rispetto a quello dell’elite del tennis mondiale, ma popolato da tennisti che vendono la pelle carissima. Un circuito in cui si entra dopo aver formato le propria “ossa tennistiche” nelle forche caudine dei Futures di provincia. Non ci sono alternative (citofonare Quinzi, amico di doppio occasionale per Adelchi nel circuito e da lui ampiamente stimato).

La classifica, ora, è impetosa, con circa 300 posizioni perse rispetto al best ranking attestato sul 594 durante l’estate di quest’anno. Segno, da una parte, della correttezza del ragionamento di Adelchi, che fa punti facilmente grazie al suo talento, dall’altro della sua sostanziale impraticabilità nel medio periodo, per i motivi addotti in precedenza. E quindi da dove ripartire per il 2016 al netto della penuria di wc concesse? Per noi la risposta sta nei futures, ripetiamo.

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Il doppio, infine, è stato frequentato con discreti risultati, spesso in coppia con un buon giocatore, esperto, come Matteo Volante, superando due turni (a Como e Manerbio) e poi questa settimana, con la vittoria ottenuta ieri ad Ortisei insieme ad un top player come Dimitri Tursunov, rimpiazzo “di lusso” di Andreas Seppi, col quale Adelchi avrebbe dovuto disputare il doppio se l’alto-atesino non avesse dovuto dare forfait dopo Bercy. Segnale importante questo del doppio, perché rappresenta umiltà e voglia di mettersi in discussione, mettendo in mostra il meglio del tennis di Adelchi, ovvero l’imprevedibilità, la potenza esplosiva, il tocco, tutte doti richieste dal perfetto doppista. Questa è una scelta giusta, che condividiamo.

E allora, nell’auspicio che il 2015 che va a concludersi (c’è ancora Brescia e poi Andria in Italia, terminati i Futures invece) possa vederlo protagonista in qualche md, di singolo o di doppio, e che porti qualche vittoria e un po’ di fiducia, speriamo che il 2016 di Adelchi passi per un cambio di programmazione, un suggerimento speriamo corretto che ci restituisca un campione davvero unico nel nostro panorama tennistico nazionale.

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