Wildcards: uso o abuso?

Wildcards: uso o abuso?

La notizia più curiosa di questa settimana riguarda le qualificazioni dell’Atp 500 di Dubai. Il protagonista è il tennista di casa Haddam Abbas Janahi. Invitato a giocare le qualificazioni dagli organizzatori, Janahi ha subito un’umiliante sconfitta contro James Ward. Il britannico ha impiegato 33 minuti per rifilare un doppio 60 al ventiquattrenne arabo, capace di conquistare in totale solo 13 punti durante il match, due dei quali provenienti da doppi errori di Ward.
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Fa certamente riflettere il video del riscaldamento pre-partita pubblicato su Twitter dal profilo del torneo, nel video si vede Janahi sbagliare totalmente il tempo su due semplici smash, finendo per spedire la pallina fuori di metri. L’ultimo match del giocatore arabo, che ha anche già indossato la maglia della nazionale in Coppa Davis, risale a un anno fa in un torneo Futures, anche li, venne sconfitto nettamente. Già nel 2014 Janahi ottenne una wild card per giocare le qualificazioni nella sua città natale. Ovviamente ciò rappresenta un lampante esempio di quello che viene definito ” abuso di Wildcards”.

Questo fenomeno riguarda tennisti non competitivi e senza classifica come Janahi, che ottengono inviti solo perchè il torneo si svolge nel loro paese, escludendo giocatori molto più preparati e blasonati. L’uso di wildcards ha in teoria principamente due scopi: da un lato permettono a giocatori promettenti di fare esperienza in tornei importanti, dall’altro consentono a tennisti tornati nel circuito dopo gravi infortuni di accedere direttamente al main draw senza passare per le qualificazioni. Questo è stato il caso di Juan Martin del Potro e Vika Azarenka la quale, dopo aver ottenuto un invito dagli organizzatori nel torneo di Doha, ha sconfitto nettamente la numero 11 del mondo Angelique Kerber.
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Nel corso della storia ci sono stati tennisti che grazie all’ottenimentoall’ottenimento

di una wildcard hanno conquistato un torneo dello Slam. Tutti ricordiamo la splendida cavalcata di Kim Clijsters che nel 2009,  lontana  dalle competizioni per 2 anni,  portò a casa gli Us Open sconfiggendo in semifinale la padrona di casa Serena Williams.
Recentemente il torneo di Wimbledon ha voluto porre limiti ben precisi nell’assegnazione di wildcards.
Infatti nessun giocatore, anche se britannico, con un posto in classifica inferiore al n.250  potrà accedere al tabellone principale. Dunque lo Slam londinese dovrebbe rappresentare un esempio per tutti gli altri tornei al fine di mettere in mostra le grandi potenzialità dei giovani talenti,  e non come nel caso citato di sopravvalutare le capacità di giocatori senza classifica.

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