Ana, ora (ri)comincia ad osare

Ana, ora (ri)comincia ad osare

Ana Ivanovic 3

 Ana Ivanovic ha conquistato a Tokio il quarto titolo stagionale, il quindicesimo di una carriera che le ha dato troppo poco rispetto ad un potenziale esplosivo. Ora la serba vede da vicino la qualificazione al Master di Singapore ma anche la riconquista di uno Slam non sarebbe utopia per l’ex n.1 del mondo, se non fosse tormentata da un carattere drasticamente fragile.

di Lorenza Paolucci

Nel weekend, a Tokio, si è assistito alla finale tra due ex n.1 del mondo, perse e ritrovatesi più volte nella loro carriera: Caroline Wozniacki ed Ana Ivanovic. Le due avvenenti reginette della WTA sono protagoniste di storie estremamente diverse. La danese ha conquistato la prima piazza mondiale grazie ad una costanza spaventosa, un gioco efficace anche se poco spettacolare, ma in tanti dicono abbia saputo approfittare soprattutto di un drastico calo del livello della WTA. Ana Ivanovic invece è salita al n.1 del mondo facendosi spazio tra le migliori russe e le migliori Williams, grazie ad un gioco propositivo e penetrante ma troppo incostante. Per questo se la mancata conquista (sino ad ora) di un titolo Slam da parte di Caroline, non ha mai sorpreso più di tanto, l’isolata impresa a Parigi nel 2008 da parte della Ivanovic lascia da sempre perplessi.
Ana è nata 27 anni a fa Belgrado, dove all’età di 5 anni, guardando per caso in tv una partita di Monica Seles, rimane folgorata dallo sport che poi sarebbe diventato il suo lavoro.
E’ cresciuta nella Jugoslavia dilaniata dalle guerre, costretta ad allenarsi nelle prime ore del mattino per sfuggire ad i bombardamenti.
A 17 anni è già tra le prime cento del mondo, a 18 conquista il suo primo titolo WTA. Ana fa paura alle grandi, le batte spesso e volentieri ma l’incostanza ne frena una prima parte di carriera scoppiettante. La svolta, o almeno ciò che tale sembrava, avviene nel 2008 quando conquista il Roland Garros ai danni di Dinara Safina e diventa nell’agosto di quella stagione la n.1 del mondo. E’ l’anno del dominio serbo nella WTA, rappresentata ai vertici anche dall’altra bella del circuito, Jelena Jankovic, con la quale nasce una fortissima rivalità: le due non si staranno mai troppo simpatiche nemmeno al di fuori del campo.
A distanza di sei anni pare che di quella Ivanovic si siano perse le tracce. E’ vero che la costanza non le è mai appartenuta ma il potenziale di Ana va ben oltre il valore dei titoli conquistati, specie se si pensa al livello in cui verte la WTA negli ultimi anni. Peccato però che il suo dritto devastante ed il suo gioco aggressivo e dominante, sia inversamente proporzionale ad un carattere tremendamente fragile.
“Io provenendo dalla Serbia ho le emozioni nel sangue”, così Ana ha provato qualche volta a spiegare la sua complessa personalità.
Sottolinea come i tornei dello Slam siano i suoi preferiti: “amo l’eccitazione dei Grandi Slam.  E’ speciale perché ci sono tutti i migliori giocatori del mondo e ci sono solo quattro possibilità in un anno per giocare con loro“. Purtroppo però è proprio nel palcoscenico più importante che non riesce mai a giocare nel modo in cui il suo talento le detta. Dall’exploit del 2008, dove conquistò anche finale a Melbourne, la serba non è mai andata oltre i quarti in un torneo Major, nonostante venga spesso presa in considerazione come possibile vincitrice. Quest’anno in tutti e quattro gli appuntamenti ha gettato all’aria ghiottissime occasioni per tornare a mettere le mani su di un torneo Slam. La più clamorosa forse quella di Parigi, dato la debacle di teste di serie, anche se Ana ha dimostrato di non dover avere paura di nessuna, Serena compresa.
Qualche anno fa la si vide visibilmente dimagrita ed inisistenti voci la davano affetta da una forma di anoressia, frutto di un periodo difficile: chi la conosce infatti la descrive come una ragazza estremamente insicura.
Difficile crederlo dato la bellezza fuori dal comune ed un braccio da numero uno,  meno se si pensa che gli sgambetti in carriera se li sia sempre fatta mettere da avversarie a lei inferiori, per non parlare  del modo isterico con il quale spesso ha buttato all’aria match già vinti.
Ora è la sesta favorita per la corsa a Singapore: un’ eventuale vittoria nel Master più prestigioso dopo la conquista del Premier di Tokio, potrebbero consolarla dai flop negli Slam.
Ma Ana merita di più ed a 27 anni ha tutto il tempo per ricominciare a pensare in grande.
Osa Ana, osa.

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