Camila Giorgi, quanto pesa il tifo “all’italiana”?

Camila Giorgi, quanto pesa il tifo “all’italiana”?

Terza sconfitta in una finale WTA e la critica alle calcagna: quanto può influire la gogna mediatica “all’italiana” sulla promessa azzurra Camila GIorgi?

TENNIS – Rieccoci, daccapo. Come termina una settimana nel mondo del tennis, ecco che sempre nuovi interpreti si prodigano a spendere giudizi e critiche ogni volta più sentiti, che siano essi costruttivi o distruttivi, eppure ad un certo punto viene da pensare che non sia più il tennis a fungere da catalizzatore per la prosecuzione di una sana discussione, bensì che siano proprio le chiacchiere sullo sfondo a far girare la macchina dei consensi in un mondo che, si sa, i protagonisti vivono nella solitudine dei loro mezzi fisici, tecnici e psicologici.

In una settimana in cui ben 4 atleti azzurri hanno raggiunto una finale nei circuiti che contano, oltre a Barbieri/Knapp nel doppio di Katowice e Donati da wild card a Napoli, i soliti (ig)noti si sono focalizzati su Camila Giorgi, astro nascente del tennis azzurro alla sua terza sconfitta in una finale WTA dopo Linz e Katowice 2014.

Senza cercare inutili giri di parole, con i soliti commenti streamingofili si rischia sempre più di condizionare crescita e formazione di una ragazza estremamente promettente, perché se è vero che la Giorgi può aver perso un’occasione con la meno quotata slovacca Anna Schmiedlova, è sempre bene ricordare che una come Francesca Schiavone, fiore all’occhiello dell’Italtennis al femminile con la sua vittoria Slam, prima di portarsi a casa il primo trofeo WTA di finali ne ha perse ben 8, e se la giovane italo-argentina può senz’altro essere destinatario di critiche costruttive e consigli per uno sviluppo del suo gioco, un ennesimo accostamento al calcio spadroneggiato da ultrà ed opinionisti da mezza tacca non può far altro che smontare una volta di più il valore di un tifo che si fa sempre meno domande e sputa sempre più sentenze, spesso sapendone poco o nulla del famoso “dietro le quinte”.

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Non si scrive per dare lezioni o per erigersi a paladini del giusto e dello sbagliato, eppure si scrive cercando di interpretare quei segnali che arrivano da vicino ai protagonisti, con l’obiettivo di dare ad un fruitore qualsiasi i mezzi idonei per valutare tutte le varie sfaccettature nel modo più obiettivo possibile, al di là delle mere questioni di tifo o di preferenza.

Camila Giorgi di occasioni ne avrà perse, eppure se ne è create diverse, costruendo importanti basi per sviluppare in maniera efficace un gioco che già è ottimamente supportato da fisico e doti innate: un servizio più meccanico e, di conseguenza, sicuro, una maggiore lucidità per quanto riguarda il recupero del campo dopo un colpo defilato e una maggiore tranquillità nei momenti chiave del match. Questo potrebbe essere un inizio, qualcosa su cui lavorare con calma per seguire un già evidente miglioramento giunto nei primi mesi di questo 2015, eppure per tanti non c’è tempo, non c’è crescita che tenga, solo risultati, brutti, sporchi ed istantanei.

Se il mondo del tennis non è più fregiato di nuove Hingis o di nuovi Becker, magari vuol dire che il bisogno di un tempo tecnico di crescita dovrebbe essere rispettato, magari comprendendo la differenza tra il tennis di oggi e quello che ormai è alle nostre spalle.

Inutile dire che la Giorgi è già arrivata e piano piano accoglierà su quel famoso carro tutti i detrattori della prima ora, eppure da cambiare, più che lei nel suo gioco o il padre Sergio nell’ambito dell’allenamento, dovrebbe esserci molto altro, ben al di fuori dei campi da gioco e più vicino a quelle tastiere che ad oggi fanno più danni della grandine.

Tennis - Fed Cup 2015/Italia-Francia/Italia - Allenamento

Qualcuno ha lanciato uno spunto interessante: cosa sarebbe accaduto se accanto al nome di Madison Keys, classe ’95 recente finalista al torneo di Charleston, non ci fossero state stelle e strisce ma un bel tricolore italiano? Apriti cielo e spalancati terra, però a pensare alla risposta, che verrebbe di conseguenza, forse un pensiero in più sarebbe salutare farcelo.

E nonostante tutto la telenovela continuerà: Donati, Quinzi, Ramazzotti, Moroni, Napolitano, Bonacia e ancora, Burnett, Barbieri, Paolini, Matteucci, Brescia, Torielli, Turati, Samsonova, questo solo per dirne alcuni. D’altra parte se a Siena si corre il Palio da più di 800 anni, è anche vero che siamo oltre le 7.000 puntate di Beautiful; per dire che di eccellenze ne avremmo, come ne abbiamo sempre avute, eppure sono anni che proviamo un piacere immenso ad auto-sabotarci, lasciando da parte ciò che potrebbe farci migliorare a favore di ciò che invece ci diverte ed allo stesso tempo ci trascina sempre più in basso.

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