Ekaterina Makarova, la grandezza della normalità

Ekaterina Makarova, la grandezza della normalità

Ora qualcuno dovrà necessariamente riconoscerle la notorietà che merita. Sarà perché non è bella come la connazionale Sharapova, sarà perché non è estroversa come diverse altre colleghe; sarà anche perché i suoi migliori risultati li sta raggiungendo in ritardo rispetto alle tante connazionali esplose tutte intorno ai 18 anni. Fatto sta che Ekaterina Makarova non ha mai goduto di grande considerazione da parte dei media. Ma ora, con l’imminente entrata in top ten salirà di diritto sul palcoscenico internazionale del tennis e finalmente si accenderanno i riflettori anche su di lei.

Un nuovo exploit, quello di Kate, che ben pochi si aspettavano in questi Australian Open. Benché avesse spesso ben figurato a Melbourne e benché avesse raggiunto le semifinali nell’ultimo Slam del 2014 a Flushing Meadows. Questa seconda semifinale consecutiva (tra l’altro senza perdere nemmeno un set) ha convinto anche gli ultimi scettici rimasti tra gli addetti ai lavori che il risultato agli Us Open non è stato un fuoco di paglia.
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Ekaterina nasce a Mosca il 7 giugno del 1988 da papà Valery e mamma Olga. I genitori gli mettono la racchetta in mano (quella sinistra) all’età di 6 anni e cresce come giocatrice nel Club Luzhniki. Kate è una persona molto timida fuori dal campo, ma con gran personalità all’interno del rettangolo di gioco. Le piace la pizza e la torta al cioccolato, ascolta Rhianna e Michael Jackson, ama cucinare e fare shopping. La superficie che predilige è l’erba o il cemento e la giocatrice a cui si è ispirata è Anastasia Myskina. Attualmente è allenata da Evgenia Manyukova e occupa la posizione n. 11 nel ranking mondiale.

Ma al di là delle colpevoli responsabilità dei mezzi di informazione, è la stessa Makarova ad affermare che la fama non fa per lei, che preferisce restare nell’ombra. Il suo basso profilo lascia intendere come la ragazza sia una vera professionista. Una di quelle che lavora e suda tantissimo per crescere e migliorare. Perché la natura non l’ha fornita di un talento cristallino. Semmai le ha dato una grande testa. E lo si capisce bene guardandola giocare.

Kate ama giocare da fondo campo, ma non è una picchiatrice come Sharapova o Kvitova. E non ha nel suo repertorio colpi devastanti o ingiocabili. Tuttavia, il suo gioco è completo. Sa colpire bene la palla sia di diritto che di rovescio, sia in top che in back, sia lungolinea che incrociato. Tutti fondamentali eseguiti in maniera sufficiente da consentirle di mettere in atto la sua tattica di gioco. Il suo vero talento è l’intelligenza. Sa bene come costruirsi ogni punto e non lascia mai nulla al caso. E se l’avversaria lascia un’area sguarnita del campo lei è sempre pronta a mettere la pallina proprio lì.

È mancina, e questo crea sempre problemi a chi deve affrontarla. Come tutti i mancini da sinistra ha un servizio slice esterno che butta fuori campo qualsiasi avversaria, aprendosi il campo per il successivo vincente. È alta 1 metro e 80 ed è magra. Ha una grande mobilità sulla linea di fondo campo e se la cava anche a rete. Non a caso prima di affermarsi come singolarista, è divenuta un’ottima doppista. In coppia con la connazionale Elena Vesnina, infatti, ha vinto due titoli Slam (Us Open 2014 e Roland Garros 2013). Insieme a Vesnina è stata votata come coppia preferita dai fan del circuito Wta nel 2013, scalzate nel 2014 dalle nostre Vinci-Errani. download (3)
In singolare la strada è stata più dura, com’è ovvio che sia. Ha vinto in carriera due titoli: nel 2010 sull’erba di Eastbourne, partendo dalle qualificazioni e superando, senza mai perdere un set, nell’ordine Pennetta, Petrova, Kuznetsova, Stosur, Azarenka, e a Pattaya nell’anno appena trascorso. È una giocatrice capace di giocarsela con tutte e quindi in grado di battere le top ten se è in giornata. Ne è una prova la vittoria contro la numero 1 del mondo Serena Williams agli Australian Open del 2012.

Ma in semifinale, questa notte, incontrerà la numero uno russa, la tigre siberiana che non ha nulla a che vedere con il carattere di Ekaterina. Masha contro di lei, in 5 confronti, non ha mai perso.

Ora, però, è diverso. Makarova viene dal suo migliore anno. Un 2014 da incorniciare che le ha permesso di raggiungere il suo best ranking, alla posizione n. 11 ma che sarebbe potuto essere 10 (visto che Na Li si è ritirata nel frattempo). Ad ogni modo nessuna le impedirà di entrarvi adesso, specie dopo la sconfitta di Cibulkova che lo scorso anno arrivò in finale mentre quest’anno si è fermata ai quarti e quindi perderà diversi punti. E anche da top ten, ne siamo certi, Kate non perderà il suo carattere schivo e modesto, da persona normale. E noi la preferiamo così.

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