Elina Svitolina e quel tabù da infrangere chiamato Slam

Elina Svitolina e quel tabù da infrangere chiamato Slam

In una settimana Elina Svitolina ha dato una svolta a una stagione, che nella seconda parte si era complicata. Non solo il titolo più importante in carriera, ma per la prima volta la tennista ucraina chiude l’anno in top 5. Ora c’è il tabù Slam da infrangere. Resta ancora da sciogliere il nodo coach.

di Monica Tola

Una settimana per riscattare una seconda parte di stagione incolore, mettere le mani sul trofeo più prestigioso in carriera e chiudere l’anno come non le era ancora riuscito. Da numero 4 del mondo. E’ vero che il best ranking di Elina Svitolina è la terza posizione, ma la cavalcata trionfale alle Wta Finals di Singapore per la prima volta consentirà alla tennista di Odessa di godersi le vacanze, allenarsi e ripresentarsi alle competizioni da top 5 e con maggiori ambizioni in chiave Slam. Normale per una giocatrice in costante ascesa: la top 20 nel 2015 e 2016, cinque titoli (dei quali tre Premier 5) nel 2017, che sono valsi la top 10 fino al terzo posto. Quattro i titoli targati 2018: un Premier 5 (Roma), due Premier (Brisbane e Dubai) e le Wta Finals.

IL TRIONFO DI SINGAPORE – Dopo la premiazione, in conferenza stampa, Elina Svitolina non ha voluto utilizzare termini quali “rinascita”o “rivincita”. Eppure, dopo la prima vittoria nel Round Robin su Petra Kvitova era stata proprio lei a dedicare la netta affermazione a chi la dava in partenza per spacciata. Come a voler smentire con i fatti e sul campo il flusso torrenziale di dissenso partito dai social, che si era abbattuto sulla due volte campionessa di Roma. Quel repentino dimagrimento tanto criticato, alla fine ha contribuito a ciò che la Svitolina ambiva: guadagnare in rapidità e resistenza fisica, anche a costo di rischiare di far partire qualche colpo più scarico. Per prevenire la perdita di incisività, l’atleta ucraina ha giocato in posizione molto più avanzata rispetto al passato e il titolo di “Maestra” è andato a prenderselo meritatamente dominando: 5 vittorie su 5. Non accadeva dal 2013 e l’ultima a portare a casa il bottino completo era stata una certa Serena Williams. La modalità battaglia e la solidità mentale, sono state due tra le chiavi del successo dell’ucraina. Quattro partite durissime, con l’asticella che si è innalzata nello spareggio per l’accesso in semifinale con Caroline Wozniacki. Elina Svitolina ha prevalso con carattere e lucidità tattica, andando a cercare volutamente il dritto, colpo meno sicuro specie nei momenti topici, della danese. Poi la maratona contro Kiki Bertens e la finale in rimonta su una Sloane Stephens grande solo per un set. La superficie lenta è solo un dettaglio, semplicemente perché Elina Svitolina è stata la più forte e determinata di tutte.

GLI SCENARI DEL 2019 E I TORNEI DELLO SLAM – In prospettiva 2019, soprattutto dopo una affermazione della portata delle Wta Finals, torna prepotentemente d’attualità il rendimento di Elina Svitolina nei tornei dello Slam. La tennista di Odessa ha finora raccolto tre quarti di finale, due al Roland Garros (2015 e 2017) e uno a Melbourne 2018. Quest’anno, a parte i quarti australiani persi da una infortunata Svitolina per mano di Elise Mertens, sono state solo delusioni cocenti. Per l’ucraina hanno pesato come un macigno le uscite precoci al Roland Garros (Elina Svitolina era tra le favorite ed è stata eliminata al terzo turno da Mihaela Buzarnescu) e il primo turno di Wimbledon. Gli ottavi di finale a Flushing Meadows, altro risultato sotto le aspettative, sono stati fatali a Thierry Ascione: licenziamento in tronco per il coach che seguiva da tempo la tennista di Odessa. Il primo nodo da sciogliere per la Svitolina è proprio quello del nuovo tecnico. Nick Saviano, che ha lavorato con Elina per un brevissimo periodo, dopo lo swing asiatico Wuhan-Pechino a dir poco disastroso è finito nel dimenticatoio. A Singapore la Svitolina era affiancata dallo storico sparring Andrew Bettles che rimarrà nello staff, ma non sarà l’allenatore in pianta stabile. La caccia al coach è aperta e, trattandosi di una decisione importante, la ventiquattrenne ucraina non intende farsi tradire dalla fretta. Difficile prevedere se, come era capitato a Caroline Wozniacki (che già aveva all’attivo due finali agli Us Open), la scia dell’entusiasmo e della fiducia post Finals porteranno in dote un torneo dello Slam. A Melbourne la concorrenza sarà agguerritissima, con le avversarie che si presenteranno al primo Major stagionale in condizioni atletiche sicuramente più competitive rispetto a quelle mostrate a Singapore. E’ ovvio che a pensare al definitivo salto di qualità sia per prima la stessa Svitolina. Non potrebbe essere diversamente per una giocatrice che a 23 anni aveva già vinto quattro Premier 5 (Dubai 2017, Rogers Cup 2017, Roma 2017 e 2018), due Premier e sei International.

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  1. Rosario Occhipinti - 4 mesi fa

    Prima o poi…. ❤️

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