Iva Majoli, la meteora che si credette cometa

Iva Majoli, la meteora che si credette cometa

In occasione del suo 39imo compleanno ripercorriamo la romanzesca parabola esistenziale di Iva Majoli. Una vita, quella della croata, viziata da un madornale errore di autovalutazione, pagato a carissimo prezzo una volta appesa la racchetta al chiodo.

Iva nasce a Zagabria il 12 Agosto del 1977 e, fin dalla più tenera età, manifesta la propria vocazione per l’utensile incordato. La prodigiosità tennistica palesata così precocemente la proietta nel mondo delle professioniste già all’età di 14 anni. In poco più di un anno Iva comincia a ripagare le abnormi aspettative di cui era gravata, conquistando tre tornei (Zurigo, Filderstadt e Tokyo) oltre alle finali di altri quattro prestigiose prove della Wta (due volte a Barcellona, Essen e Osaka), togliendosi lo sfizio di sconfiggere avversarie del calibro di Gabriela Sabatini, Mary Pierce ed Arantxa Sachez.

La rampante croata si fece rapidamente strada nel circuito grazie ad un tennis aggressivo e soffocante, basato sull’indefessa ricerca della veemenza piuttosto che sulla costruzione geometrica del punto. Con le dovute differenze, una Camila Giorgi ante litteram.

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La furiosa ricerca del punto fulmineo consentì ad Iva di scalare con altrettanta sveltezza la classifica, tanto da raggiungere la quarta posizione mondiale ancor prima di aver compiuto 20 anni.
L’apice tennistico, però, la Majoli lo raggiunse a pochi mesi di distanza, conseguendo la prima vittoria in un torneo del Grande Slam.
Nel Giugno del 1997 Iva si presentò al Roland Garros con la seccante etichettatura di campionessa incompiuta, dato il magro bottino raccolto fino ad allora nei Major disputati.

Bastarono due settimane alla croata per fugare le perplessità residue sul suo conto. Iva diede vita ad una cavalcata esaltante, sminuzzando le comprimarie che le capitarono in sorte, per poi aggiudicandarsi sfibranti maratone con avversarie assai più quotate. Tra le partite più memorabili disputate nel corso di quell’edizione dello Slam parigino va ricordata la semifinale che la vedeva opposta alla sudafricana Amanda Coetzer, terminata 7-5 al terzo in favore della croata, al termine di una sfida dai modesti contenuti tecnici, ma di rara intensità sotto l’aspetto agonistico.

In finale Iva si sbarazzò con inusitato agio della giovane mattatrice del circuito, la svizzera Martin Hingis. Majoli rifilò un inappellabile 6-4 6-2 all’elvetica. Sconfitta doppiamente lacerante per Martina: oltre all’umiliazione inflittale dalla croata quella battuta d’arresto le negò la possibilità di completare il Grande Slam.

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Un’affermazione, quella della croata, in grado di farle guadagnare credito, considerazione e popolarità. Iva dimostrò fin da subito di non saper gestire le vertigini da successo planetario, vanificando le sempre più cospicue ambizioni tennistiche in favore delle ingannevoli luci della ribalta.
A seguito del trionfo parigino Majoli divenne uno dei personaggi più accattivanti per il mondo dello spettacolo, sempre in cerca di nuove icone sportive da inglobare, fagocitare ed espellere.
Iva seguì pedissequamente questa trafila, obnubilata dalle ammiccanti lusinghe ricevute, tanto gratificanti quanto evanescenti.

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La croata privilegiò sempre di più la frivolezza degli impegni mondani, allontanadosi progressivamente dal tennis di alto livello.
Una vita sempre più improntata allo sfarzo e l’opulenza, tra fastose feste ed acquisti esorbitanti. Un tenore di vita che, i sempre più modesti introiti tennistici, non poteva più permetterle. Iva non se ne volle rendere conto, continuando a vivere al di sopra delle proprie possibilità, illudendosi che una tale somma di errori non potesse generare particolari conseguenze. Le prime avvisaglie dell’inesorabile declino giunsero nel corso dell’ennesima bicchierata di lusso. Iva organizzò un mega evento per celebrare il proprio compleanno. Il marito, molto più consapevole della decrescente prosperità economica vigente, inscenò una lite con la moglie, sbattendole in faccia la scomoda realtà. Il tafferuglio matrimoniale terminò con un ceffone rifilato dal consorte nei confronti di Iva, segnale inequivocabile che il sogno si era definitivamente sfaldato.
Dopo il ritiro dalle scene agonistiche della croata, annunciato nel 2004, Iva dovette rinunciare anche alllo striminzito vitalizio tennistico, imboccando nel breve volgere di pochi mesi l’angustiosa strada verso l’indigenza.
La squattrinata Majoli fu così costretta ad arrabattarsi alla meno peggio, svalutando se stessa al fine di raggiungere una modesta stabilità economica.
Tra scialbe esibizioni nel circuito delle vecchie glorie e partecipazioni a programmi televisivi di dubbio gusto Iva ha cercato vanamente la redenzione.
Nemmeno la partecipazione all’edizione croata di “Ballando con le stelle” le permise di evitare il tracollo.
A causa degli insoluti debiti contratti negli anni precedenti il Ministero delle Finanze croato, nel 2014, ha provveduto al pignoramento del suo lussuoso appartamento e a quello della madre.
Il definitivo tonfo ha avuto il merito di riportare Iva ad una dimensione meno effemira e più pragmatica della vita. Majoli, dopo un infelice esordio nel ruolo di allenatrice al fianco della connazionale Donna Vekic, ora guida la nazionale croata in Fed Cup, non facendosi mancare saltuarie esibizioni nei tornei del Grande Slam.

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Dopo tutte le traversie vissute non sappiamo se, augurandole 100 di questi giorni, faremmo il bene della croata. Nel dubbio ci limitiamo ad un augurio neutro, sperando che il prosieguo del suo cammino sia sempre meno accidentato. Buon compleanno, Iva.

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