Keys disinnescata dal muro Kerber

Keys disinnescata dal muro Kerber

La statunitense palesa problemi di carattere tattico, perdendo piuttosto nettamente contro la tedesca Kerber.

1 Commento

Keys disputa un buon torneo a Miami, eliminando anche la nostra Roberta Vinci, ma perde in modo abbastanza netto contro Kerber.

“Be patient! Be patient! Be patient!” gridava alla Keys Jesse Levine, suo coatch. Non è servito: Keys spara tutto, fa e disfa, senza una vera tattica di gioco. Un approccio del genere al match è naturalmente un’arma a doppio taglio: Keys può mettere in difficoltà chiunque, ma se trova una giocatrice agli antipodi di lei – come la tedesca Kerber – rischia di affievolirsi, e così, purtroppo, è stato. 6-3 6-2 per la tedesca, e la Keys in crisi con 39 errori gratuiti.

Ancora ventenne, la statunitense può usufruire dell’aura di intoccabile che protegge i giovani, ma il tempo passa e il divorzio con Wilander come coach – dopo soli 8 giorni – mette in luce un problema che è lontano dall’essere risolto, e soprattutto presagisce una difficoltosa risoluzione.

Keys parte bene nel primo set, procurandosi 3 palle break con un dritto lungo linea di spaventosa potenza. Passa avanti, ma la Kerber, che di certo non molla, rimette le cose apposto si prende il contro break. Da lì, primi segni di frustrazione, con la tedesca che serve per il set e porta a casa il parziale.

Il secondo set vede la Keys partire perdendo il servizio, e la tedesca approfittare del vuoto portandosi sul 4 a 0. Poi racchetta per terra su un favoloso passante in back di rovescio di Kerber, modalità spara tutto al limite di un match di squash, e definitivo 6-2 per la tedesca.

La reazione, senza molta sorpresa, giunge quando Madison è sotto 6-3 4-1, ovvero quando non aveva niente da perdere, ovvero quando, una giocatrice che tira tutto, ha una sorta di tranquillità emotiva per sostenere un tale ritmo – vedi Kvitova, Giorgi -, il così detto ‘nulla da perdere’.

Dagli spalti si sono sentiti anche dei “come on” di frustrazione da parte del pubblico, tuttavia vani.

Si sa che a tennis non vince chi tira più forte, ed è quello di cui Keys fa fatica a prendere coscienza. L’americana spaventa e spinge col dritto, ha un servizio letale che può  raggiungere 190 km/h, e più lo scambio si fa duro, più lei sembra a suo agio, fino a sfoderare immancabili vincenti con tutti e due i fondamentali.

A livello tecnico, Keys è in crisi nel momento in cui non può colpire in posizione offensiva. Quando è costretta muoversi lateralmente, o a concedere campo, la statunitense è totalmente disinnescata e innocua.

Ma questa, nevvero, è una costante: in genere chi spinge bene non difende altrettanto bene – vedi Nalbandian. Ma a mancare, più di quanto appena detto – che è anche un modo personale di esprimere il tennis – , è la tattica, e una certa mentalità.

Al contrario, Kerber sa bene cosa fare: indirizza il suo dritto liftato sul rovescio della statunitense, colpo nella quale è solita concedere, e la fa muovere, e risponde su tutto.

Keys invece fa fatica a rispondere alle seconde della Kerber che, seppure lente – e forse proprio per questo – mettono in difficoltà una picchiatrice. E’ poco concreta e, testardamente, fatica sulle variazioni intelligentemente proposte dalla tedesca.

Le statistiche sono curiose: Keys vince il 28 per cento di punti con la seconda, mentre Kerber, sempre con la seconda, il 75 per cento. Ancor più curiose se consideriamo che Keys è stata pressoché infallibile al servizio durante il torneo: si conferma perciò che tale difetto è di ordine mentale.

Nelle sue dichiarazioni la statunitense sembra lucida, e questo lascia presagire una luce in fondo al tunnel. Tra le tante cose giustamente dice: “La più grande cosa sarebbe prepararsi con giocatrici come lei e Aga [Radwanska]”.

Kerber, a riguardo, dice che Madison ha solo bisogno di esperienza, la stessa che “aiuta a capire cosa fare nelle varie situazioni”.

Crediamo possa esser così, anche perché Keys – con la semi agli Australian Open e quarti a Wimbledon 2015 – ha dimostrato di avere i colpi … basta solo un po’ di pazienza, “Be patient!”.

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  1. Enrico Carrossino - 1 anno fa

    Wilander le aveva detto che l’avrebbe battuta

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