Le diciotto “primavere” di Volandri

Le diciotto “primavere” di Volandri

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Il nostro Filippo Volandri con l’uscita al primo turno di Wimbledon contro Roger -Vasellin, è incappato purtroppo nel record negativo di sconfitte consecutive in un torneo dello Slam, ben diciotto. E pensare che “Filo” un tempo rappresento’ una delle promesse più importanti del movimento italiano.

di Lorenza Paolucci

Nel 2007 Filippo Volandri era il n.1 d’Italia e n.24 del mondo. Al Foro Italico batteva Federer e riportava un italiano in semifinale nel torneo di casa . Dopo Roma Filo raggiunse gli ottavi anche a Parigi, confermandosi uno dei più forti in quel periodo sulla terra battuta. Sembrava l’inizio di qualcosa, ed invece la seconda parte della stagione segnò il declino ad alti livelli del tennista livornese. Il match di terzo turno vinto quell’anno al Roland Garros rappresenta l’ultima partita di uno Slam portata a casa da Volandri, che lunedì a Wimbledon ha rimediato la diciottesima sconfitta in un Major, record assoluto nel circuito.
“Sono stato davvero sfortunato, ho avuto dei sorteggi incredibili “, ha detto Filippo commentando questa tendenza negativa.  Di torto non ne ha se si pensa che prima di Roger- Vasselin, che lo ha sconfitto lunedì, in questi anni se l’è dovuta vedere con Berdych, Del Potro, Isner, Ranoic. Certo se perdi diciotto partite di fila non può essere solo sfortuna, specialmente se il miglior risultato resta un solo ottavo di finale  sulla terra rossa parigina e per il resto solo secondi turni. In effetti il limite di Volandri è sempre stato quello di non essere competitivo al di la della superficie preferita, il veloce è rimasto un tabù di quelli pesanti, dove non vince un match dal 2007.
Soprattutto con l’erba il livornese non ha mai avuto un grande feeling, vincendo appena  due match in dieci incontri e uno solo all’All England nel 2004. E pure Filippo in passato è stato uno dei talenti nei quali più si credeva: carino, talentuoso e mediatico, il toscano, prima di Fabio Fognini e forse anche più di Fabio, rappresentò l’ultimo tennista noto anche al grande pubblico, tanto sapeva stare davanti alle telecamere. Peccato però che non abbia mai avuto la volontà di migliorarsi, nonostante una tecnica indiscutibile ed un rovescio ad una mano tra i più belli del circuito. Il suo tallone d’Achille però, a parte l’inadattabilità alle superfici, è sempre stato il servizio, troppo lento e prevedibile per competere a certi livelli.
Volandri è anche andato ad allenarsi in Spagna dove palleggiava con l’amico e collega Carlos Moya, per provare a fare il salto di qualità ma è rientrato in Italia dicendo che il metodo spagnolo non è così diverso dal nostro. Una serie poi di sfortunati eventi, tra infortuni e squalifiche, lo ha spinto a dedicarsi ai tornei Changeller, grazie ai quali si è allungato la carriera e costruito una classifica che gli permette di accedere ai tabelloni principali dei tornei dello Slam.
Pazienza se poi è costretto a ripartire subito, i guadagni per gli sconfitti all’esordio di un Major sono quasi cinque volte superiori ai premi finale dei tornei di seconda fascia, ed anche questo si sa fa parte del gioco.

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