Le pagelle delle azzurre

Le pagelle delle azzurre

Calato il sipario sulla stagione 2013, proviamo a dare il voto alle azzurre che più hanno fatto parlare di loro, nel bene e nel male. Le valutazioni sono state date in base alle potenzialità delle singole tenniste, proporzionate a quanto hanno saputo far vedere sul campo… e fuori.

ITALIA-FED-CUP

Sara Errani voto 8 :

Sara era chiamata alla difficile conferma della stagione 2012, ed ha saputo rispondere presente.  Ha vinto Acapulco,  fatto finale a Dubai e semifinale a Madrid. Al Roland Garros è arrivata da n. 5 del mondo (suo best ranking), ed ha ceduto in “semi” solo a Serena Willams, l’unica tennista che nella prima parte dell’anno la supera per numero di vittorie.  Si qualifica per il secondo anno consecutivo al Master di Istanbul, dove pur lottando perde da Azarenka e Li Na salutando subito il torneo ma battendo nell’ultimo match la Jankovic. In doppio con Roberta Vinci conquista gli open di Australia, ma scivola nel Master che si rivela essere ancora indigesto per la coppia Italiana.
Quest’anno ha brillato poco negli Slam, Roland Garros a  parte,  ma le superfici veloci le mettono sempre più apprensione. A Wimbledon ha confermato lo scarso feeling con l’erba, ed a New York è stata sfortunata a trovarsi di fronte già al secondo turno un’assetata Flavia Pennetta. L’unica sconfitta avvenuta da un’avversaria a lei inferiore è stata a New Haven con la Makarova. Per il resto ha ceduto sempre alle prime del rankig, nonchè a Kuznetsova, Vinci e Pennetta, tenniste battibili e battute già da Sara ma tecnicamente più dotate specie sul veloce. L’unica vittoria contro una top ten è stata a Parigi con Agnieszka Radwaska, questa la dice lunga sul fatto che Sara sia ancora distante dalle prime del mondo, il  n.7 del ranking mondiale ne premia la costanza a poche comune. Ha imparato però a tirare fuori la personalità anche in maglia azzurra, dove non sempre è stata all’altezza delle aspettative. Decisiva nella finale di Fed Cup, con le riserve russe che di certo non erano delle top players, ma da favorita non si è fatta tremare il braccio come spesso le è accaduto nelle eliminatorie. Forse il voto può sembrare troppo generoso ma va a premiare una giocatrice che oramai è diventata una certezza del tennis italiano e alla quale certo non si può chiedere di più.

Roberta Vinci voto 7 :

Meriterebbe forse mezzo voto in meno se non fosse per l’ottima stagione in Fed Cup, dove ha trascinato la squadra in particolare nella semifinale contro Kvitova e compagne,  ed è li che di fatto le azzurre hanno messo le mani sul quarto titolo mondiale. Non che la sua stagione in singolare non sia stata positiva, ha raggiunto il suo best rankig, n.11 del mondo e conquistato il titolo a Palermo, ma le troppe occasioni mancate per entrare in top ten pesano tanto. Negli Slam ha fatto bene a Parigi, meno in Australia, a Wimbledon ha ceduto agli ottavi ad un’avversaria ostica come la Li ma ha perso male, troppo smarrita su di una superficie dove Roberta sa essere maestra.  A New York invece è stata bravissima a difendere i quarti dello scorso anno, se avesse battuto Flavia Pennetta nel derby per un posto in semifinale avrebbe conquistato anche la top ten ma purtroppo per Roberta l’amica di sempre non ha avuto pietà. Nella finale di Cagliari ha tirato fuori un grande cuore, nella semi contro la Kvitova non solo quello ma anche il suo tennis che molte volte sa essere sublime. Peccato che le sia mancato il guizzo decisivo per infilarsi tra le prime dieci del mondo, dove di certo non sfigurerebbe.
Il voto in meno rispetto all’amica del cuore Sara Errani è dato solo da questo e dal fatto che dal suo braccio ci si puo’ aspettare di più.

Flavia Pennetta voto 8 :

Il voto di Flavia non abbraccia ovviamente la stagione intera, dove ha rimediato brutte sconfitte ed una sfilza di 6 0 come mai in carriera. Ma è legato alla rinascita di una tennista che molti davano per finita, dopo la delicata operazione al polso destro, e che ha saputo risalire dal baratro ancora una volta. La rimonta di Flavia è da poema epico, prima di Londra era scivolata oltra la posizione n.160, a settembre era n.31. La svolta agli Us Open dove ha fatto fuori le amiche Errani e Vinci, come a dimostrare che la n.1 in Italia può essere ancora lei, l’ex- amica e bestia nera Svetlana Kuznetsova e la rivelazione dell’anno Simona Halep . Ha conquistato così la sua prima semifinale in uno Slam, nel “suo” Slam, zittendo i critici che da sempre le facevano pesare la sua mancanza di capacità nell’ infilarsi tra le prime quattro di un Major. La Pennetta ammirata a New York è forse la migliore mai vista, il digiuno di risultati importanti le ha fatto bene, così come l’incontro con Salvador Navarro che ha saputo rigenerare un talento che sembrava smarrito ed appannato. Ciò che Flavia non ha mai smarrito invece è la compostezza fuori dal campo. In finale a Cagliari c’è stata, come nelle altre quattro,  ha accettato il ruolo di comprimaria senza troppe polemiche nonostante Barazzutti le abbia preferito una Vinci non in formissima. Non è stata protagonista ma si è comportata da leader silenziosa, tifando per le compagne in campo e chiamando con se la sodale Francesca Schiavone nel momento dei festeggiamenti.
In estate lei stessa aveva detto di pensare al ritiro, ora invece è pronta per una nuova stagione che potrebbe essere l’ultima e  che per questo andrà vissuta al massimo.

Francesca Schiavone voto 6 :

La Schiavone di una volta non c’è più, facciamocene una ragione. La tennista italiana dal gioco più estroso a 33 anni suonati ha perso la verve di un tempo. Quest’anno ha alternato sconfitte imbarazzanti a buone prestazioni e conquistato il sesto titolo in carriera. Negli Slam ha fatto male in Australia, bene come al solito nella “sua” Parigi, dove ha inferto una lezione di tennis alla futura campionessa di Wimbledon Marion Bartoli.  Sfortunatissima poi ad incontrare per ben tre volte Serena Williams nei primi turni, come accaduto agli open americani.
Discutibile il suo rifiuto nella convocazione di Fed Cup che Francesca ha poi spiegato, senza però citarne il motivo, in una lettera ad un quotidiano. La sua presenza a Cagliari e il suo tifo scatenato in tribuna è stata però una delle immagini più belle della due giorni di finali, così come l’abbraccio delle compagne che l’hanno voluta con loro anche nella premiazione.  Questo rende ancora più inspiegabile il suo forfait e conferma come la milanese sia un personaggio di difficile interpretazione.
La sufficienza è legata al fatto che quando vuole sa esserci ancora.
Salvo sorprese ci sarà anche l’anno prossimo, speriamo solo che sappia dire addio a testa alta, nel degno modo di una campionessa Slam.

Karin Knapp voto 7 :

Era una promessa ma non ha soddisfatto le aspettative, causa anche i numerosi infortuni che ne hanno frenato l’ascesa. Quest’anno però si è guadagnata le sue prime convocazioni in Fed Cup, a febbraio più per l’assenza di Pennetta e Schiavone ma in finale a Cagliari, anche se chiamata solo per il rifiuto di Francesca, l’ha meritata tutta dato l’ottima stagione.  E’ stata n. 3 d’Italia dopo gli ottavi raggiunti a Wimbledon, estromessa solo dalla Bartoli. Ha raggiunto anche le semifinali a Bogotà, facendo sudare e non poco l’ex n.1 del mondo Jelena Jankovic ed in finale di stagione ha sconfitto con una bella prestazione Andrea Petkovic. Ha vinto la sua prima Fed Cup da spettatrice, è coetanea di Sara Errani alla quale difficilmente potrà togliere il posto ma in futuro potrebbe rappresentare un ottimo ricambio.
Il 7 ci sta tutto perchè ad inizio anno era fuori dalle prime 100 ed ora è n. 41 del mondo, avvicinando il suo best ranking (n.38).

Camila Giorgi  voto 6,5 :

Camila è una predestinata questo si è capito, meriterebbe mezzo voto di più ma deve cominciare a dare continuità ai propri risultati, perchè il suo talento è indiscutibile. Quest’anno ha avuto l’attenuante dell’infortunio alla spalla destra che l’ha tormentata non poco ma quando è stata bene ha saputo ottenere risultati importanti, alternati a qualche sconfitta contro avversarie alla sua portata, sintomo di un carattere ancora acerbo.  Finalmente ha fatto pace con la Fit ma Barazzutti ha detto che la chiamerà in nazionale solo se saprà fare meglio delle veterane. Certi numeri però già parlano a suo favore, dato la costanza con la quale raggiunge ottavi negli slam ed un posto in azzurro le spetta di diritto. Nei Major ha deluso in Australia e non brillato a Parigi ma a Londra ha perso solo da una Bartoli lanciatissima verso il titolo ed a New York si è superata, partendo dalle qualificazioni e superando Caroline Wozniacki, prima di cedere ad una più esperta Roberta Vinci. Il padre-coach prevede di vederla tra le prime 30 del mondo nel 2014, deve però pensare anche a migliorare il gioco della graziosa figliola. Camila eccede ancora troppo nei doppi falli, servendo la seconda come fosse una prima, bilancia i tanti vincenti ai numerosi gratuiti e tende ancora a sparare tutto dall’ altra parte della rete senza una trama tattica. Per il resto sarà la lei la futura n.1 d’Italia e speriamo al più presto di vederla tra le grandi del tennis.

Giorgiknapp

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