Lea Pericoli: una chiacchierata con la prima star del tennis italiano

Lea Pericoli: una chiacchierata con la prima star del tennis italiano

Qua riportato un estratto dell’intervista pubblicata dal quotidiano La Repubblica ieri 30 marzo. La storia di Lea Pericoli, non solo una giocatrice, ma una delle prime personalità tennistiche capace di trascendere i confini del suo sport per perorare una nobile causa (la lotta per i diritti delle donne).

di Riccardo Artuso, @i2icky98

TEMPI D’ORO – Torniamo indietro nel tempo: sono gli anni ’60, e il tennis italiano sta iniziando a conquistare i palcoscenici internazionali. Il periodo di massimo splendore del movimento tricolore viene inaugurato dai due Roland Garros vinti da Nicola Pietrangeli, primi slam della storia italiana, il quale – da lì e per molti anni a venire – si consacra come massimo esponente dello sport con la racchetta nella penisola. In campo femminile viene toccato da Lea Pericoli il record assoluto di titoli vinti in carriera, 27. Ieri, su La Repubblica, è uscita una bella intervista a tutto tondo, ad opera di Gianni Mura, della ex campionessa italiana, che ha raccontato come, fra le prime tenniste del tempo, la sua fama abbia valicato i confini del campo da tennis per renderla una personalità internazionalmente nota. Di seguito alcuni passaggi di interesse.

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Riguardo alla scelta, che all’epoca fece scalpore, di indossare un innovativo completo colorato a Wimbledon: “Non me ne vergogno. Era il mio esordio a Wimbledon. In precedenza mi aveva avvicinata Ted Tinling, ex colonnello dell’esercito, alto alto e calvo, gay, aveva un fidanzato piccolino e malinconico. Disegnava cravatte, camicie, abbigliamento sportivo un po’ bizzarro. La sua prima tennista-modella era stata Gussie Moran, mutandine panterate. [Durante il torneo] i fotografi mi distraggono, vinco facile il primo set con una spagnola che mi è inferiore, poi mi blocco e sono eliminata. Peggio, mio padre mi proibisce di continuare col tennis. Il clamore non gli è andato giù. Quelle mutandine, quella gonna di cui hanno misurato la lunghezza più volte, ma era nelle regole, meno nelle regole semmai le mutandine, è tutto esposto al Victoria Albert Museum di Londra, come altri capi che più tardi Ted mi fece indossare: un gonnellino di visone, uno di penne di cigno, un abitino di petali di rose, un pigiama di pizzo, in Sudafrica perfino un vestitino d’oro con le mutandine di brillanti. Vorrei chiarire che questi costumi stravaganti, a volte eccessivi, li indossavo solo per le gare facili. Se c’era da soffrire, tenuta bianca classica. Ho cominciato con Ted perché mi divertiva e perché in Italia era molto diffusa l’idea che lo sport trasformasse le donne in muscolose virago senza grazia. Ho fatto una scelta dalla parte delle donne”.

La joueuse de tennis italienne Lea Pericoli lors d'un match a Wimbledon a Londres le 25 juin 1964

Non fu facile neanche quando Lea scoprì di avere contratto un tumore al collo dell’utero. “Sì, lì fu decisiva la spinta del professor Veronesi. In quegli anni si faticava a nominarlo, il tumore, il cancro. Era il male inguaribile, da tener nascosto, quasi fosse una vergogna. Sei mesi dopo l’intervento chirurgico vincevo il campionato italiano e Veronesi diceva che quel risultato valeva cento conferenze, che con una diagnosi precoce, era il mio caso, si continua a vivere. Era il ‘73, mi pare, non ho memoria per le date, per i fatti sì. In quella campagna ci ho messo la faccia e il cuore. Quattro anni fa ho avuto un problema di salute ma non l’ha saputo quasi nessuno. Molte donne di una certa età quando vado a fare la spesa in tram mi sorridono e mi salutano e questo mi rende felice. Ho un carattere che mi porta a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Ho avuto una vita meravigliosa e ogni giorno la ringrazio. Ho avuto tanti amori importanti, anche dolorosi, e vivo da sola, ma convivo bene con me stessa, mi parlo e mi rispondo. E ho tanti amici. Nicola dice che solo i cretini non hanno rimpianti, sarò cretina ma non ne ho”.

11 11 19 b Lea Pericoli e Nicola Pietrangeli

La Pericoli è stata, inoltre, la prima donna a commentare i match in tivù, ed è generalmente rimasta piuttosto legata al mondo del tennis, dopo il ritiro: “[Questo nuovo tennis] non è il mio, i racchettoni hanno cambiato tutto, puoi fare quello che vuoi. Con le racchettine di legno eravamo meno potenti e più tecnici. Meno male che c’è Federer, che sfiora la perfezione: è bello, simpatico, molto impegnato nel sociale e, dettaglio fondamentale, pensa tennis come uno dei nostri tempi e lo gioca con i mezzi e gli avversari di oggi. Promette bene Alex Zverev, se non si rovina. In generale, oggi sono tutti badilanti senza fascino, pensano solo ai soldi. Ma lo sa che c’è chi ha chiesto dei soldi anche per giocare in Davis, cioè per difendere i colori del suo Paese? In Italia per trovare un vero campione occorre risalire a Nicola e, un po’ più giù, a Panatta. Le ragazze, invece, ne hanno fatta di strada. Vedere Pennetta-Vinci in finale di un grande slam è stata un’emozione forte”.

L’intervista completa: http://www.federtennis.it/pdf/mura-intervista-pericoli.pdf

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  1. Bruna Pallaoro - 8 mesi fa

    Una donna meravigliosa!

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