L’USTA nega il risarcimento a Eugenie Bouchard

L’USTA nega il risarcimento a Eugenie Bouchard

Eugenie Bouchard dopo la caduta negli spogliatoi agli US Open, ha intentato una causa alla United States Tennis Association. Dopo attento esame dell’accaduto l’USTA ha negato la propria responsabilità e il risarcimento richiesto dalla canadese.

La United States Tennis Association non si è ritenuta responsabile per gli infortuni in cui la canadese Eugenie Bouchard è incappata durante la scorsa edizione degli US Open, ritenendola, anzi, l’unica responsabile.

La canadese era scivolata picchiando la testa negli spogliatoi adiacenti al centro di fisioterapia dell’USTA, secondo quanto riportato, subendo un trauma cranico che la obbligò ad abbandonare la competizione prima del quarto turno.

Genie Bouchard il mese scorso ha citato in giudizio proprio l’USTA, affermando che avrebbe anche potuto vincere il titolo, guadagnando molto con gli sponsor e perciò ha chiesto diversi milioni di dollari come risarcimento per il danno.

L’USTA non ha risposto alla citazione fino a venerdì scorso, quando ha dichiarato che la caduta è da imputare alla disattenzione dell’atleta. “La querelante Bouchard dovrebbe avere esperienza nelle procedure e protocolli del tennis femminile e sapere che non è permesso alle atlete di accedere alla stanza di fisioterapia adiacente agli spogliatoi femminili, non sarebbe dovuta andare nella stanza di fisioterapia” – afferma il difensore dell’USTA – “senza il preciso consenso e accompagnamento del personale autorizzato”.

L’USTA ha anche analizzato la descrizione che la Bouchard ha dato della stanza incriminata definendola “buia come la notte”. “La stanza di fisioterapia a New York è sempre illuminata e perfino quando le luci sono spente ci sono delle luci notturne che illuminano parzialmente la stanza, quindi le presunte condizioni della querelante, che avrebbero causato l’infortunio e i danni elencati sarebbero ovviamente inconsistenti”

La notte successiva all’incidente, inoltre, Bouchard avrebbe rifiutato le cure mediche e il suo avvocato Benedict Morelli avrebbe scritto in un’e-mail “Probabilmente è colpa della vittima”

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