Maria Sharapova è tornata

Maria Sharapova è tornata

La russa è tornata alle competizioni battendo Roberta Vinci in due set a Stoccarda. Undici ace e la solita, immutata grinta.

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C’è chi lascia e chi ritorna. Nel giorno in cui il cinema (e non solo) piange la scomparsa di Jonathan Demme, il tennis (e non solo) saluta il rientro alle competizioni di una delle sue interpreti più amate. A Stoccarda, nel tardo pomeriggio di ieri, Maria Sharapova ha nuovamente messo i piedi in un campo, quindici mesi dopo l’ultima volta. Tanto per capire di cosa stiamo parlando, è bene ricordare che nel frattempo, pur con tempi diversi, le sue due più acerrime nemiche (Azarenka e Serena Williams) si sono concentrate sulla procreazione e questo, insieme alla squalifica rimediata dalla siberiana per l’uso inappropriato di una sostanza proibita, ha contribuito al declino di immagine e popolarità fatti registrare dal circuito WTA.

Così, alla faccia di chi ritiene che le colpe vadano pagate per intero e non ha visto di buon occhio né la riduzione della pena inflitta a Masha e tantomeno le agevolazioni che gli organizzatori di alcuni tornei le hanno già concesso (oltre a Stoccarda, la russa entrerà in tabellone con una wild-card anche a Madrid e Roma mentre al Roland Garros dovrà probabilmente affrontare le qualificazioni), con il tutto esaurito sugli spalti della Porsche Arena, Maria è “tornata bambina” anche se le è “sembrato di non aver mai smesso”.

In realtà, dopo i primi due giochi – persi entrambi palesando una mobilità che l’ha fatta tornare quella “mucca sul ghiaccio” come Maria stessa si è definita prima di scoprire tante e tali affinità con la polvere rossa da farla diventare nientemeno che la sua superficie preferita – un po’ tutti devono aver pensato alla ruggine accumulata sulle gambe di un’atleta sì assai snella ma anche alta e dotata di leve lunghe e laboriose, forse non ancora oliate (e come potrebbe essere diversamente?) alla perfezione.

Maria Sharapova con il trofeo del Roland Garros
Maria Sharapova con il trofeo del Roland Garros

Dall’altra parte della rete c’era una “guastafeste” come Roberta Vinci, contrariata con la sorte per aver pescato subito la russa dal mazzetto degli imprevisti ma anche in cerca di riscatto dopo oltre due mesi di amarezze e una sola vittoria. L’italiana, sulla carta, non era l’avversaria più adatta per mettere in ritmo la Sharapova; il terzo gioco del primo set, il più lungo dell’incontro, ha cambiato le carte in tavola. Fin lì, Maria era stata tutta risposte “o la va o la spacca” e pressoché nulla quando si era trattato di entrare negli scambi. Però, alla quinta palla del contro-break, Sharapova si è ricordata di essere stata una tigre bianca e ha mostrato zanne e artigli riequilibrando subito le sorti della sfida.

Pur raggiunta sul 2-2, la Vinci ha tenuto la testa del match per tre cambi di campo consecutivi ma quando Masha ha preso confidenza con il servizio (sei ace in quattro turni, di cui uno di seconda nel gioco che ha chiuso il parziale) per la pugliese le difficoltà sono aumentate a dismisura. Cinque game consecutivi al passivo (dal 4-5 al 7-5 e 2-0) hanno incrinato la fiducia di Roberta e fatto ritrovare buone (se non ottime) sensazioni alla sua rivale di giornata. Nel secondo set Maria ha concesso tre palle-break nel secondo gioco e da lì la miseria di tre punti, uno per ciascun rimanente turno di battuta, mentre continuavano a fioccare gli ace (altri 5, per un totale di 11) e i pugnetti.

Alla fine, rivolta al suo angolo, la Sharapova ha esultato come se avesse vinto il torneo per concedersi poi ai microfoni dispensando sorrisi e parole al miele. Ma non fidatevi, la sosta non le ha tolto nemmeno una briciola di quella ferrea determinazione che è sempre stato un suo marchio di fabbrica. Per finire, torno a Jonathan Demme, regista balzato agli onori della cronaca per i cinque oscar principali conquistati con “Il silenzio degli innocenti”, per citarne altre due pellicole meno famose i cui titoli tuttavia si adattano a quanto abbiamo visto ieri a Stoccarda: “Qualcosa di travolgente”, uno dei primi, e l’ultimo, “Dove eravamo rimasti”.

Già: dove eravamo rimasti, Maria?

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  1. Livio Chiametti - 7 mesi fa

    e la voglia di fregare le colleghe

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  2. Vanessa Vio - 7 mesi fa

    E la solita immutata antipatia …

    Rispondi Mi piace Non mi piace

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