Petra, Simo, Génie, Lucie: le superstiti di un altro Wimbledon inatteso

Petra, Simo, Génie, Lucie: le superstiti di un altro Wimbledon inatteso

Le semifinali sono alle porte: una tra Lucie Safarova, Petra Kvitova, Eugénie Bouchard e Simona Halep si aggiudicherà l’ambito trofeo di un Wimbledon pieno di sorprese, che suggerisce numerosi spunti sul futuro del circuito Wta.

Siamo giunti agli sgoccioli di questa edizione di Wimbledon. Per il secondo anno di fila, i campi verdi dell’All England Club sono stati palcoscenico di sorprese ed eliminazioni illustri.

Un altro pazzo Wimbledon? Pazzo non lo so, di certo inatteso; in quanto a sorprese, di certo, non ha toccato i livelli astrali dell’anno scorso. Anche questa volta la favorita n. 1 Serena Williams non ha raggiunto le fasi conclusive del torneo. L’anno scorso era stata battuta ai quarti per mano di una strepitosa Sabine Lisicki; un match lottato alla pari e finito in tre set, dove Serenona aveva lasciato campo libero alla giocatrice più in forma del torneo; lo avrebbe sicuramente vinto se non si fosse lasciata frenare dall’emotività in finale contro la più esperta e determinata Marion Bartoli. Quest’anno Serena è stata sconfitta agli ottavi, per mano di Alize Cornet; la francese ha disputato una partita superlativa, ma la vincitrice di 17 prove del grande Slam era apparsa fisicamente molto provata. Il suo strano ritiro in doppio, per cause ancora da definire (si parla di un virus), giustifica in gran parte la sua sconfitta. Anche quest’anno è uscita anzi tempo la n. 2 del mondo: nel 2013 Victoria Azarenka si era ritirata prima del match contro Flavia Pennetta. Quest’anno è stata la volta di Na Li, molto fallosa contro una pur ottima Barbora Zahlavova Strycova, vera ‘sorpresa’ del torneo. Fuori, di nuovo, anche Maria Sharapova: se l’anno scorso era inciampata contro l’urlatrice portoghese Larcher de Brito al secondo turno, la sconfitta di questa edizione è arrivata agli ottavi contro Angelique Kerber: una sconfitta che fa male, considerato che quest’anno la siberiana era la favorita n. 2 per la vittoria del torneo, ma che può starci, data l’esperienza e l’abilità sull’erba della tennista di Kiel.
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Le quattro pretendenti di allora e di oggi. A scorrere le quattro semifinaliste dell’anno scorso si potrebbe credere che si fosse trattato di un Premier, massimo di un Premier 5. E invece no, a competere per il trofeo più ambito del mondo erano loro: Agnieszka Radwanska, Sabine Lisicki, Marion Bartoli e Kirsten Flipkens. Tolta Aga, la quale per ranking (n. 4) e risultati (l’anno prima aveva raggiunto la finale persa contro Serena), non stupiva più di tanto – le altre tre erano in un certo senso delle outsider. Marion Bartoli, n. 15 del mondo, aveva raggiunto il torneo senza battere nessuna top-ten; è vero che la francese aveva raggiunto una finale a Londra (ma nel lontano 2007) e la sua superficie preferita era l’erba, ma ben pochi avrebbero scommesso su un suo exploit. Poi c’era Sabine Lisicki (allora n. 23), che l’anno prima aveva perso ai quarti contro la Kerber, e la belga Flipkens (n. 20), erbivora di talento che a causa dei lunghi infortuni a 26 anni non aveva mai raggiunto nulla di importante.

Quest’anno la rosa delle semifinaliste è senza dubbio più dignitosa, sia per ranking che per prestigio; mentre si aveva la sensazione che il quartetto del 2013 si fosse formato un po’ per caso come mischiando un mazzo di carte dopo che gli assi erano stati abbattuti, queste quattro ragazze hanno raggiunto questo risultato per motivi diversissimi ma ugualmente meritati. Simona, Petra, Génie e Lucie non potrebbero essere più differenti, per status, risultati e percorso professionale: è quasi come se una mano provvidenziale le avesse selezionate per comporre un mix insolito e curioso e per il puro piacere di vederle azzuffarsi. Vediamole da vicino.

Kvitova in cerca del riscatto, Safarova stanca di essere l’eterna seconda. Sono passati tre lunghi anni. Era il 2011 quando una talentuosa ceca di appena 21 anni rivelava il suo talento di campionessa vera battendo in finale Maria Sharapova in due set, sotto gli occhi emozionati di Martina Navratilova. Il gioco di sguardi con la sua illustre connazionale lasciava presagire un futuro grande per ‘Petronia’. Nata in un piccolo paesino di Moravia-Slesia, ha imparato a giocare sul serio a 16 anni: cinque anni dopo aveva vinto Wimbledon. Dopo quell’anno di grazia (dove si era spinta fino alla seconda posizione mondiale e aveva conquistato il Masters), Petra a causa di problemi di respirazione, una scarsa forma fisica e una testa ballerina, non è più riuscita a ripetere il grande risultato. Proprio l’anno scorso aveva avuto una chance straordinaria per rivincere Londra, ma aveva perso contro la non irresistibile Flipkens. Quest’anno l’occasione si ripete: lei, campionessa a metà e un tennis da primatista mondiale, in questo torneo ha mostrato in parte il tennis d’altri tempi battendo Venus Williams e ora ha l’occasione di passare in finale superando la connazionale Lucie Safarova. Una che, a costo di essere cattivi, non è mai stata più che una buona giocatrice, potente ma poco varia, solida ma con poca personalità. Dopo aver battuto l’altra ceca Zahlavova Strycova, Petra è favoritissima nel match odierno contro Lucie, forte anche dell’assoluto vantaggio negli scontri diretti (5 a 0). D’altra parte, Lucie Safarova è probabilmente stanca di essere l’eterna seconda del suo Paese. Di passare per quella di riserva, la biondina che l’anno scorso scoppiava in lacrime dopo il match perso contro Roberta Vinci nella semifinale di Fed Cup. Safarova qui ha disputato un ottimo torneo, non perdendo nemmeno un set contro Goerges, Cilbukova e Makarova. Nessuno o quasi si aspettava, e si aspetta, nulla da lei e quindi potrebbe giocare in libertà liberando i colpi potenti e sperando nei momenti di pausa – ahimé, frequenti – della n. 1 ceca. Non solo: in caso positivo, questo match potrebbe dare una svolta alla sua carriera da comprimaria. Per entrambe le giocatrici, insomma, si tratta di una sfida all’insegna del riscatto.

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Halep ci riprova, Bouchard è una furia. Eugénie Bouchard è una futura campionessa. Bella, alta, bionda e forte, la ventenne di Montréal sarà quasi sicuramente l’erede di Maria Sharapova come icona di tennis e glamour. Come la siberiana si è formata all’Accademia di Nick Bollettieri, sin dall’età di 5 anni. Per giunta, il che non guasta, è simpatica e sa pure giocare bene a tennis. E’ potente ma intelligente, rapida in difesa, ottima nel servizio, se la cava bene anche a rete. Ha battuto Hantuchova, l’ammazza-Serena Cornet e le teutoniche Kerber&Petkovic senza perdere un set. Il match contro Angelique è stato poco probante, perchè la tedesca era visibilmente spompata dopo tre ore di lotta contro Masha. Ma tant’é: Bouchard raggiunge per la terza volta di fila nella stessa stagione la semifinale in un Slam. L’ambiziosa Génie però vuole andare avanti, e troverà pane per i suoi denti. Dall’altra parte della rete c’è infatti Simona Halep, una che per un pelo non ha vinto il Roland Garros. La rumena è agli antipodi rispetto alla canadese. Per prima cosa il tennis, molto più leggero ma decisamente più vario e intelligente dal punto di vista tattico. Halep poi non è bella, si può definire “carina” – ma con lo stesso epiteto con cui definiresti un bambino appoggiato sulla staccionata con le ginocchia sbucciate e la fionda in tasca. Tanto che nel 2009 deciso di rimuoversi quella caratteristica di femminilità da pin-up che l’aveva resa così celebre nelle riviste gossippare col fine di giocare meglio a tennis (intervento di mastoplastica da una sesta di seno a una seconda, con immenso cordoglio del popolo masculo). Halep non è per nulla una predestinata, si è rimboccata le maniche e si è fatta da sola. Per questo il mio tifo va per lei, sempre che a qualcuno questo importi. Dopo aver sconfitto la nana kazaka Diyas e rifilato un 6-0 6-4 a un’incredula Lisicki, è pronta per ritornare a giocarsi un altro Slam. L’unico precedente (vittoria di Halep nell’ultimo Indian Wells in tre set) ci dice poco.
Petra
Brevi considerazioni sul futuro del circuito femminile. L’era di Serena Williams è finita? No, se ha la possibilità di ritornare a stare bene, in attesa di saperne di più sulle sue effettive condizioni. Na Li riuscirà a restare a galla e ambire al primo posto del ranking? Non credo, troppo discontinua; potrà vincere un altro Slam, ma la costanza di risultati di fine 2013-inizio 2014 sembra una parentesi troppo rosea per diventare la norma. Maria Sharapova ritornerà n. 1 a fine anno? Scommetto di sì: non ha nulla da difendere e al momento è a 4.640 punti nella race, a circa 800 da Na Li (che non vedo troppo bene, come dixit) e qualche centinaio da Simona Halep (la sua reale concorrente per il primo posto mondiale). In attesa di un risveglio di Serena, è lei la prima candidata. Vi aspettavate di più, forse? Accontentatevi di queste osservazioni, e di quest’ultima, forse la più importante: la Wta sta vivendo un periodo di profondo cambiamento. Con una Sharapova troppo inaffidabile per essere dominatrice costante, una Serena e una Li in preda ad acciacchi e un’Azarenka sulla lenta via del ritorno, è come se fosse stato steso un tappeto rosso per le giovani emergenti o le campionesse in relativa crisi di risultati. Come, appunto, Simona Halep, Petra Kvitova o Eugénie Bouchard.

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