Serena Williams agguanta il sesto Us Open e fa 18, come Chris e Martina

Serena Williams agguanta il sesto Us Open e fa 18, come Chris e Martina

Serena Williams conquista New York per il terzo anno consecutivo e arriva a quota 18 Slam, raggiungendo Evert e Navratilova. Si getta a terra, commossa come una ragazzina, per poi correre e abbracciare la Wozniacki, che le dice: “Sono orgogliosa di esserti amica e di competere con te sul campo”.

Serena Williams si aggiudica senza particolari problemi la finale Us Open 2014 contro la danese Caroline Wozniacki con il punteggio di 6-3 6-3 in 1 ora e 15 minuti.
Una partita non particolarmente bella, servita comunque a ribadire un fatto: nonostante la discontinuità registrata l’ultimo anno, nonostante le nuove giovani o le campionesse redivive, l’americana è e resta ancora e di gran lunga la più forte.
La Williams non è stata perfetta nel servizio (appena il 53% di prime) e abbastanza fallosa negli scambi, pagando un po’ di emozione; alla fine, però, è riuscita a sovrastare nel finale di entrambi i set una danese troppo incerta nella battuta (una prima mediamente mediocre e una lenta seconda che la rendeva vittima impotente delle risposte dell’avversaria) e deludente negli scambi – specialmente il dritto, con cui ha regalato diversi punti senza motivo.
Il bilancio tra vincenti e unforced recita 4-15 per la danese (contro i 29-23 per l’americana) dice tutto: Caroline non solo non è stata mai in grado di fare del male e mettere alle strette l’avversaria, ma spesso è stata lei la prima a esagerare senza un piano preciso.
La n. 1 del mondo ha chiuso il match dopo uno scambio prolungato gettandosi a terra, visibilmente commossa.

Serena ha infatti raggiunto quota 18 Slam, eguagliando Chris Evert e Martina Navratilova, dietro solo a Margaret Smith Court (24 Slam) e Steffi Graf (22).
La californiana è così riuscita a vincere un Major salvando un stagione fino ad oggi un po’ deludente, nonostante 5 titoli vinti; oltre alla coppa, si porterà a casa ben 4 milioni di dollari (1 per il torneo più 3 per la conquista degli U.S. Open Series).
Questo per lei è il suo sesto Us Open in carriera, il suo terzo consecutivo dopo la vittoria raggiunta nel 2012 e nel 2013 (battendo entrambe le volte in finale la bielorussa Victoria Azarenka).
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La Wozniacki dal canto suo poteva giocarsi meglio questa sua seconda finale degli Us Open, a distanza di cinque anni dalla sconfitta contro Kim Clijsters; non ha avuto abbastanza coraggio contro un’avversaria troppo forte e aggressiva e motivatissima a vincere davanti al pubblico di casa.
Questo torneo ci ha fatto capire che la campionessa che avevamo perduto è ritornata. Caroline, diventata n. 1 del mondo a soli 19 anni si era poi bruciata abbastanza in fretta, tra le critiche di chi la giudicava una primatista “indegna” e pallettara e la consapevolezza di non aver mai vinto un Major o di aver battuto una numero uno del ranking.
Per tre lunghi anni Caroline ha navigato nel Limbo delle top-20, con qualche breve successo e tante amarezze. Pochi mesi fa però, dopo la sofferta rottura contro il golfista Rory McIlroy, ‘Caro’ ha deciso di dire basta e, messi da parte i sentimenti, ha deciso di concentrarsi solo sul tennis. I recenti risultati le hanno dato ragione, dimostrando il fatto che la ventiquattrenne danese è molto più che una meteora fortunata in assenza di campionesse ma una ragazza un po’ persa per strada. Dalla sua ha il tempo e la forza per risalire: da domani la tennista di Odense salirà al nono posto della race, a 154 punti dall’ottava Ana Ivanovic e dalla qualificazione al Master di Singapore.
Dall’altro canto, Serenona supera Maria Sharapova e Simona Halep balzando al primo posto della classifica stagionale.

“Sono orgogliosa di esserti amica e di competere con te sul campo” ha detto la danese durante la cerimonia di premiazione.
“Sei una grandissima amica, – ha risposto Serena – so che inizierai già ad allenarti per l’Australia e quindi lo dovrò fare subito anche io! Sono emozionatissima, questo è un torneo speciale. Sono fiera di aver vinto il mio primo Slam nel 1999 qui, a New York!”.

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