Serena Williams: “Senza sogni non si ottengono risultati”

Serena Williams: “Senza sogni non si ottengono risultati”

Ai microfoni Sky Sport, Serena Williams parla della sua infanzia, dei suoi miti e del suo futuro: “Ora apprezzo di più ogni successo, perché so che non durerà per sempre”. Mouratoglou su Murray e Mauresmo: “Una donna non è adatta a seguire un uomo”. Marion Bartoli dice la sua sul caso Sharapova.

Serena Williams torna a parlare di sé e della propria carriera. Ai microfoni di Sky Sport ha rilasciato una lunga intervista dove ha ricordato i suoi primi passi, dei suoi trionfi più belli e infine del suo futuro.

OCCASIONE DI RISCATTO – La n. 1 del mondo non vince uno Slam dal torneo di Wimbledon 2015: da quel momento ha un bilancio di due finali perse (Australian Open, Roland Garros 2016, rispettivamente contro Angelique Kerber e Garbine Muguruza) oltre a una ben nota disfatta nella semifinale degli Us Open 2015, contro l’azzurra Roberta Vinci, che le negò il raggiungimento dell’agognato Grande Slam. Quest’anno Serena ha inoltre vinto un solo torneo, agli Internazionali d’Italia. Parlare di crisi non è corretto visti simili risultati, e visto che si trova saldamente in testa alla Race Wta di quest’anno, seguita da Kerber e Azarenka, indietro di circa 1000 punti. La prossima occasione di riscatto è l’imminente Slam di Church Road (in programma dal 27 giugno), dove proverà a mettere il suo settimo sigillo.

I SUOI ESORDI, I SUOI MITI – Serena ha parlato innanzitutto dei suoi idoli tennistici: “Sono cresciuta guardando le partite di Monica Seles e di Steffi Graf. La mia vera fonte d’ispirazione, però, è senza dubbio mia sorella Venus, che mi ha spinto a continuare e ad impegnarmi ogni giorno. Volevo diventare come lei”. Quando l’intervistatore le chiede di nominare alcune delle giocatrici più forti di sempre, lei risponde: “Venus, ovviamente. E poi Hingis, Kim Clijsters, che hanno fatto grandi cose. Anche Lindsay Davenport è stata una giocatrice di grandissimo valore. Anche la nuova generazione ha tante giocatrici di alto livello”. La vincitrice di 21 prove dello Slam ha poi parlato dell’uomo che per la prima volta le ha messo una racchetta in mano, all’età di 4 anni: papà Richard Williams, una figura enigmatica e spesso discussa, il quale però ha avuto il merito di ‘creare’ le due più grandi campionesse degli ultimi vent’anni: “È un allenatore incredibile, il migliore con cui ho mai lavorato. Probabilmente è il miglior coach di tutti i tempi: prima dei quarant’anni non aveva preso una racchetta in mano, né un libro. È partito dal nulla!”.

“NON DURERÀ PER SEMPRE” – Serena ha poi parlato della motivazione, dell’entusiasmo e della forza di volontà che, alla veneranda età di 34 anni, la spingono sempre a dare il meglio e lottare fino all’ultimo nel circuito. “Ogni volta che raggiungo la finale di uno Slam o di qualsiasi altro torneo, sono sempre felicissima. Ora apprezzo anche di più questi momenti perché so che non sarà per sempre. Sono davvero sorpresa di aver avuto una carriera così lunga, all’inizio non pensavo che avrei giocato così tanto. Ho vinto il mio primo e il mio ultimo Slam in tre decenni diversi, sono grata per questa opportunità che ho avuto”. Serena naturalmente non prevedeva minimamente il successo che avrebbe raggiunto: “Quando ero piccola non avrei mai creduto di diventare un’icona a livello globale. Il mio sogno era raggiungere la finale degli Us Open”. La n. 1 del mondo sa qual è la premessa fondamentale per costruire il successo: “Esistono sempre sogni da realizzare: senza di essi non si può ottenere alcun risultato”.

“NON È UN LAVORO PER DONNE” – Anche il francese Patrick Mouratoglou, coach di Serena Williams e autore della sua rinascita nel 2012, ha rilasciato alcune dichiarazioni interessanti a Radio Times. In primo luogo, ha detto la sua sulla collaborazione finita tra Andy Murray e l’ex campionessa francese Amèlie Mauresmo: un sodalizio poco fruttuoso, in termini di risultati, se confrontato a quello tra lo scozzese e Ivan Lendl, che lo aveva aiutato a conquistare due Slam e un’Olimpiade. In realtà è strano, per un uomo, assumere una donna come allenatore. Per carità, non ho niente contro le donne: dico solo che di solito non conoscono il gioco maschile così bene come quello femminile. Il circuito Atp è un ambiente molto… macho. Andy ha avuto coraggio ad assumerla: non dico che abbia sbagliato, ma la realtà è che non ha vinto nessuno Slam insieme a lei. Chiaro, se avesse vinto due o tre Slam, allora parleremmo di questa collaborazione in modo ben diverso”.

“SHARAPOVA? NESSUNA SCUSA” – Mouratoglou è tornato a parlare di nuovo del caso Maria Sharapova, l’ex n. 1 al mondo russa punita con due anni di sospensione per aver assunto il meldonium, sostanza vietata dalla Wada. “Non provo dispiacere nei confronti di qualcuno che ha infranto le regole. – ha commentato seccamente – Sia che fosse intenzionale o meno, è senza dubbio un errore dal punto di vista professionale. Questa è la vita, bisogna pagare per i propri errori”. Della stessa opinione è l’ex tennista francese Marion Bartoli, vincitrice a Wimbledon nel 2013, che di recente si è espressa sulla collega russa: “Se avessi dovuto assumere una sostanza indispensabile per la mia salute avrei controllato ogni giorno che non fosse presente nella lista delle sostanze vietate. Sappiamo tutte che il doping è qualcosa di molto serio nel tennis, non dovremmo mettere a repentaglio la nostra carriera”.

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