Victoria Azarenka: quando la mente e il corpo si dividono

Victoria Azarenka: quando la mente e il corpo si dividono

Il coach di Viktoria Azarenka, Wim Fissette, racconta alla WTA come la bielorussa abbia lavorato sull’aspetto mentale assieme ad uno psicologo. Lei conferma: “Ho avuto bisogno d’aiuto, non amo più il tennis come prima.”

di Filippo Gallino, @Pheeling7
Dopo essersi sentita “molto giù“, “insicura” e “sotto stress” nelle prime settimane della stagione, Victoria Azarenka è tornata ai suoi livelli di fiducia sul campo grazie all’aiuto di uno psicologo specializzato.
Considerando a come eravamo a gennaio e a che punto siamo adesso, sono molto sollevato, riesco a vedere Vika di nuovo fiduciosa,” dice Wim Fissette, coach della bielorussa, che ha già raggiunto due volte i quarti di finale sul rosso in questa stagione (a Stoccarda e Roma) e ha trionfato assieme ad Ashleigh Barty nella Capitale. “Sta facendo molto bene ora.
In un’intervista con il sito ufficiale della WTA, Fissette ha detto che Azarenka si è rivolta ad uno psicologo dopo il difficile inizio di stagione. Dopo una brutta sconfitta al primo turno contro Venus Williams ad Auckland, Victoria ha perso subito anche agli Australian Open, per mano della tedesca Laura Siegemund. Lo stato d’animo di Azarenka post-Melbourne era a pezzi e già si era visto quando, in conferenza, tra le lacrime, aveva parlato di problemi “dentro e fuori dal campo“. Dopo molte consultazioni con Fissette e il resto della squadra la 29enne ha deciso di farsi aiutare dal punto di vista mentale.
Avevamo svolto una buona pre-season, Vika aveva lavorato molto, speravo e mi aspettavo una buonissima partenza. Ad Auckland le cose non sono andate come ci aspettavamo, non andava bene. Non era la Vika fiduciosa che conoscevo“, dice Fissette, riunitosi con la bielorussa proprio in off-season, dopo aver lavorato con lei già nel 2015 e nel 2016. “Non esprimeva un buon tennis. Era insicura e non giocava bene. Eravamo molto giù dopo gli Australian Open e mi sentivo come se dovessimo ricominciare da zero. Forse non avevamo lavorato bene prima. Dopo Vika ha fatto molto lavoro mentale, grazie anche ad uno psicologo. Lei pensava fosse necessario.
Puoi lavorare tatticamente, tecnicamente e fisicamente quanto vuoi, ma non puoi lasciar perdere la parte mentale. Sappiamo tutti quanto sia importante, specialmente nella sua situazione, che è diversa da prima. Da quel momento, ho pensato che le cose potessero soltanto migliorare. Il suo livello si è alzato. A Stoccarda il mese scorso ho visto Vika in fiducia. Si divertiva con il pubblico, nella maniera in cui la conosciamo, e ciò significa che sta bene.
Ci sono ancora giorni, e a dirlo è la stessa Azarenka, in cui “voglio piangere, nascondermi e non vedere nessuno“. “Devo lavorare, fare foto con i fan e sorridere. Alcuni giorni lo faccio malvolentieri, altri va meglio“, ha confidato in un’intervista alla BBC. Azarenka, che ha pianto quando ha scoperto di essere incinta per paura che la sua carriera finisse, ha ora capito che giocare a tennis può andare di pari passo con il prendersi cura del piccolo Leo, 2 anni.
Vika ha dovuto trovare l’equilibrio ed è stato difficile, ma penso che nei mesi scorsi l’abbia fatto“, continua Fissette, “Questo ha fatto la differenza con la Vika del 2015 e 2016, prima che diventasse mamma. Ovviamente le sue priorità sono diverse ora. Ha capito che il tennis è più come il suo lavoro che la sua vita. Lei vuole farlo nella maniera più giusta possibile, ma ora la cosa più importante è suo figlio.
Nei giorni in cui Azarenka non gioca, le giornate sono divise nettamente in due parti: “È semplice. Al mattino ci sono gli allenamenti, al pomeriggio la famiglia. Ciò è bene per lei perché sa cosa succederà e quando, ed è anche positivo per suo figlio perché sa che al mattino la mamma lavora e tornerà al pomeriggio. È la cosa migliore per tutti“. Victoria, risalita tra le prime 50 del mondo questa settimana, però, non ama più il tennis come una volta: “Prima di mio figlio il tennis era la mia vita. Ho detto che sarei tornata perché lo dovevo alla gente. Ma non lo amo più così tanto, ma va bene, perché io voglio stare con mio figlio ogni minuto della mia vita. Il tennis ora è il mio lavoro.
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