WTA CHAMPIONSHIPS: CHE LE DANZE ABBIANO INIZIO

WTA CHAMPIONSHIPS: CHE LE DANZE ABBIANO INIZIO

Sta per avere inizio la 43ª edizione del Master femminile. Ripercorriamo un po’ di storia del torneo, della città buttando un occhio ai gironi e alle otto protagoniste

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Il WTA Tour Championships, noto semplicemente come Master, è il torneo che chiude le danze annuali, almeno per quanto riguarda le otto giocatrici che hanno totalizzato più punti nella race.

Il Master femminile vede la luce nel 1971, ad Houston, quando Billie Jean King ha ragione su Kerry Melville Reid. L’australiana, che all’epoca non aveva ancora vinto lo Slam di casa, ossia unica  Grande Prova che stringerà in pugno nell’arco della sua carriera, è finalista anche l’anno seguente, questa volta a Boca Raton,  battuta da una diciottenne Chris Evert.

La “signorina di ghiacciosi ripeterà anche nel 1975 a Los Angeles e nel 1977, quando la sede viene spostata per una sola edizione al Madison Square Garden di New York.

Se tra i quattro successi di Chris Evert si ritaglia un po’ di spazio Evonne Goolagong, dopo l’americana, se si esclude un assolo di Tracy Austin nel 1980 ed uno di Sylvia Anika nel 1982, il Master è “tutta robadi Martina Navratilova che incide il proprio nome nell’albo d’oro due volte come ceca, nel 1978 e nel 1979, e sei come cittadina a stelle e strisce, dal 1983 al 1986. Tutte queste edizioni si disputano ad Oukland, nella contea californiana di Alameda, ed il 1986 annovera due Master, il primo giocato a marzo, il secondo a novembre.

Se la “doppia prova” del 1986  rimane un caso isolato, l’abitudine di articolare la finale al meglio dei cinque set, pratica avviata nel 1984, rimarrà in auge fino al 1998.

Nel 1987, Steffi Graf si aggiudica per la prima volta il Master per poi rivincerne altri quattro, tutti al Madison Square Garden di New York. I cinque titoli di “Miss Grande Slam” sono intercalati da due vittorie di Gabriela Sabatini e da tre trionfi, dal 1990 al 1992, di Monica Seles.

Se nel 1997 a fare la voce grossa è Jana Novotna, l’anno dopo Martina Hingis batte Lindsay Davenport, la quale si rifà nel 1999 proprio sull’elvetica che, tempo altri dodici mesi, vince il suo secondo Master ed ultimo Master su Monica Seles.

L’unica edizione svoltasi a Monaco di Baviera è caratterizzata da una finale non disputata da parte della Davenport, appannaggio di Serena Williams.

Nel 2002 il Circus si trasferisce allo Staples Center, nella downtown di Los Angeles. Kim Clijsters alza le braccia al cielo per due anni consecutivi, nel 2001 battendo all’ultimo atto Serena Williams, nel 2002 lasciando appena due game ad Amelie Mauresmo.

Eroina del 2004 è quindi una diciassette Maria Sharapova mentre nel 2005 ha luogo una finale tutta francese tra Mary Pierce ed Amelie Mauresmo, con quest’ultima che ripone in bacheca il trofeo.

Il Belgio torna sugli scudi nel biennio 2006-2007 quando alla Madrid Arena trionfa Justine Henin.

In risposta al “diploma di Maestra” stretto in pugno da Venus Williams nel 2008, Serena sbambetta la sorella in finale nel 2009.

Prima che la sede del Master si trasferisca dal “Khalifa International Tennis Complex” di Doha, al suggestivo “Sinam Erdem Spor Salonu” di Istanbul, nel 2010 Kim Clijster fa in tempo a sorridere per la terza volta.

In Turchia, nel 2011 tutte s’inchinano a Petra Kvitova, mentre l’anno scorso, a coronamento di uno straordinario ritorno ai vertici, è stata Serena Williams a dettar legge.

Il WTA Tour Championships, è risaputo, divide le otto protagoniste in due gironi: il Gruppo Bianco e il Gruppo Rosso. Il sistema in uso è il round robin: le quattro giocatrici di ogni girone si sfidano l’un l’altra. Le prime due di ogni schieramento approdano alle semifinali: la prima classificata del Gruppo Bianco affronta la seconda del Gruppo Rosso e viceversa.

I sorteggi di questa 43ª edizione hanno piazzato nel Gruppo Bianco: Victoria Azarenka, Na Li, Jelena Jankovic e Sara Errani; e nel Gruppo Rosso: Serena Williams, Agnieszka Radwanska, Petra Kvitova e Angelique Kerber.

Partiamo dal Gruppo Bianco. La ventiquattrenne bielorussa Victoria Azarenka ha inaugurato questo 2013, con un ritiro a Brisbane, seguito dalla vittoria agli Open d’Australia. Perso il primo posto del ranking nonostante la vittoria di Doha, un infortunio alla caviglia la costringe a ritirarsi ai quarti di Indian Wells. Tornata in campo per la stagione su terra, viene sconfitta da Ekaterina Makarova ai quarti di Madrid per poi raggiungere la finale a Roma e la semifinale al Roland Garros. Un nuovo infortunio la costringe a dare forfait al secondo turno di Wimbledon per poi ripresentarsi in campo sul cemento americano dove ottiene una finale a Stanford, una vittoria a Cincinnati e la finale degli US Open.

Certamente non ha raccolto quanto avrebbe potuto, la numero 5 del mondo, Na Li. Dopo aver trionfato nel torneo di casa, a Schenzhen, ed essere stata battuta dalla malasorte, più che dalla Azarenka, nell’ultimo atto dello Slam Australiano, la trentunenne di Whuan colleziona alcune delusioni, come il secondo turno del Roland Garros, ma anche tanti buoni piazzamenti, dai quarti di Miami, alla finale di Stoccarda, ai quarti di Wimbledon, alle semifinali di Toronto, Cincinnati e agli US Open; senza però mai riuscire a sferrare la zampata decisiva.

Data ormai per persa, il 2013 ha invece riconsegnato Jelena Jankovic ai vertici della classifica. Stretto in pugno il suo 13° titolo in carriera a Bogotà, sulla terra verde di Charleston svalica le 500 vittorie in singolare e cede in finale a Serena Williams. Dopo i quarti di Roma ed al Roland Garros, subisce un calo per poi tornare in discreta forma in occasione del torneo di Cincinnati, dove agguanta la semifinale. Inchinatasi ad una grande Na Li agli ottavi degli US Open, la ventottenne serba disputa infine la finale di Pechino, sconfitta da Serena Williams.

Non ha ripetuto l’exploit di una finale Slam come nel 2012, ma l’azzurra Sara Errani ha comunque afferrato una prestigiosa semifinale al Roland Garros; così come i vuoti provocati dalle batoste subite al primo turno degli Australian Open e di Wimbledon, così come il secondo round degli US Open; sono stati colmati da una vittoria ad Acapulco, le finali a Parigi indoor, a Doha ed a Palermo, nonché dalla semifinale disputata a Roma.

La situazione in questo girone è piuttosto semplice: ci sono due giocatrici che, almeno sulla carta, partono favorite; ossia Vika Azarenka e Na Li. Terza incomoda, una ex numero uno del mondo, Jelena Jankovic, che sembra decisissima a risalire la china. Il “punto debole” del girone è, non me ne vogliano gli italiani, Sara Errani. La romagnola parte sfavorita tanto negli head to head, 0-1 con la Jankovic, 0-5 con Na Li ed 1-6 con la Azarenka; quanto sotto al profilo dello “spessore”. Ad ogni modo, come si suol dire, “la pallina è rotonda” e tutto può succedere.

Ed ora il Gruppo Rosso.

Per intascarsi un torneo e la qualificazione al Master Angelique Kerber è dovuta addentrarsi sul suolo austriaco, a Linz, chiedendo una wild card a tabellone già provocato e provocando l’ira funesta di non pochi appassionati ed addetti ai lavori. La venticinquenne di Brema ha comunque zittito tutti vincendo, e meritatamente. Prima le erano andate male le finali di Monterrey e di Tokyo. Oltre a questi risultati, tra l’altro egregi, tanti piazzamenti, tanta grinta ed ogni tanto un pizzico di sfortuna.

Indefinibile è, da almeno un paio di stagioni a questa parte, Petra Kvitova. Tra picchi e rovinose cadute il 2013 della ceca ha finora prodotto due successi, il primo a Dubai, il secondo a Tokyo. In mezzo, due finali sconclusionate sulla terra rossa di Katowice e sul cemento di New Haven. Quanto agli Slam gli esiti si sono rivelati disastrosi, almeno per una come lei: dal secondo turno di Melbourne, al terzo round agli Open di Francia ed agli US Open, mentre a Wimbledon si è arrestata ai quarti, sconfitta dalla Flipkens, dall’influenza ma soprattutto da se’ stessa.

L’inizio di stagione di Agnieszka Radwanska è invece prodigioso. Dal cemento di Sydney a quello di Aukland la maghetta polacca non lascia per strada un set e lo stesso fa nei primi quattro turni degli Austrlian Open finché ai quarti sbatte contro Na Li e ne perde due. Stanchezza e vari risentimenti fisici non le consentono di essere al meglio durante la stagione su terra, dove giusto al Roland Garros riesce a barcamenarsi ed a raggiungere un non disprezzabile quarto di finale. La ventiquattrenne di Cracovia vive quindi con immane amarezza la sconfitta subita in semifinale a Wimbledon. Dopo essersi presa una porta in faccia nella finale di Stanford da Dominika Cibulkova, nonché essere uscita sconfitta in semifinale a Toronto e negli ottavi agli US Open, Aga ha vinto il terzo torneo stagionale a Seoul.

Arriviamo quindi a Serena Williams. La numero uno del mondo ha conquistato dieci titoli WTA, tra cui due Prove del Grande Slam perdendo solo quattro match, le finali di Dubai e Cincinnati superata da Victoria Azarenka, i quarti degli Austrlian Open piegata al cospetto di un duplice infortunio contro Sloane Stephens, gli ottavi di Wimbledon incredibilmente battuta da Sabine Lisicki.

Su chi sia la favorita del girone non ci sono dubbi. La seconda piazza sarà un affare ceco-polacco; Angelique Kerber permettendo.
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Un po’ di storia della città..
Nel 667 a.C i coloni Greci sono artefici della fondazione di Bisanzio. La posizione di controllo sul Bosforo fa sì che la città sia oggetto di contesa durante le guerre del Peloponneso.

Quando Settimio Severo muove contro l’usurpatore Pescennio Nigro, Bisanzio è finisce sotto assedio finché, dopo due anni di morte e distruzione, nel 196 entrò a far parte dell’Impero Romano.

L’11 maggio del 330, Costantino la rifonda con il nome di “Nova Roma” ma ben presto prende il nome di “Costantinopoli”.

Leggenda vuole che dopo un sogno profetico nel quale gli veniva indicato dove stabilire la città, Costantino fa erigere un numero esorbitante di chiese e palazzi, oltre circo dove si svolgevano anche cerimonie e che vedrà sommosse e assemblee popolari.

A Costantinopoli nasce ciò che è considerato il fondamento del diritto romano, il “Corpus iurus civilis”, voluto da Giustiniano vero la metà del 500.

Durante il Medioevo, Costantinopoli diviene la più grande e ricca città d’Europ.

La basilica di Hagia Sophia diventa il centro della cristianità greco-ortodossa.

Dotata di possenti mura, la città rimane inespugnata fino al 1204 quando gli eserciti della quarta crociata la saccheggiano ed instaurano per poco più di mezzo secolo “L’impero latino”.

Costantinopoli risplende di nuovo sotto Sultani ottomani.

Diviene la sede di fatto del Califfato nel 1517 ma, nonostante la conversione della Basilica di Santa Sofia in moschea, mantiene la sede del Patriarcato greco-ortodosso.

Nell’arco dei secoli vengono costruite le grandi moschee imperiali, tra cui “la Moschea di Fatih”, ossia del Conquistatore, epiteto di Maometto II, la Moschea Blu, la “Nuova Moschea”  e la “Moschea di Solimano”, realizzata dall’architetto Mimar Sinan per il sultano Solimano il Magnifico, considerata la più bella.

I Sultani risiedevano sino alla meta dello ottocento nel Palazzo Topkapi, letteralmente “Porta del Cannone”.

L’impero ottomano, viene sconfitto durante la I Guerra Mondiale e ha fine il 1 novembre 1922. 

Quando nel 1923 vede la luce la Repubblica di Tuechia la capitale venne spostata da Istanbul ad Ankara.

Istanbul si estende lungo lo stretto del Bosforo,alla cui estremità meridionale si situa il porto naturale del Corno d’Oro, e lungo la sponda settentrionale del Mar di Marmara. La città, divisa dal Bosforo, si estende sia in Europa, Tracia che in Asia, Anatolia, risultando l’unica metropoli al mondo appartenente a due Continenti.

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