Mario Belardinelli, il ricordo del padre della Coppa Davis del 1976

Mario Belardinelli, il ricordo del padre della Coppa Davis del 1976

I suoi 78 anni dedicati al tennis, prima da giocatore e poi da grande innovatore per la rinascita del tennis italiano: auguri a Mario Belardinelli, grande talent scout e preparatore che riuscì a plasmare il successo in Davis del 1976 e ad indicare la nuova rotta per un futuro del tennis a forti tinte azzurre

Grande persona, professionista capace e punto di riferimento per una Nazionale italiana di tennis che ha ci ha resi grandi. Ormai 17 anni fa, il mondo del tennis subiva un lutto con la scomparsa di Mario Belardinelli, ex tennista e grande rappresentante italiano che, grazie al suo lavoro, ha lasciato alle generazioni future la nuova luce di un tennis che ha saputo tingere il mondo di azzurro.

Il “Signor Mario”, così è sempre stato chiamato dagli allievi e da chi insieme a lui viveva di tennis, ha vissuto i suoi 78 anni di vita con il tennis nella testa e nel cuore, raggiungendo oltretutto ottimi risultati da giocatore: riuscì a raggiungere gli ottavi di finale ai French Open del 1947, perdendo dall’ungherese Jozsef Asboth che poi alzo il trofeo parigino, oltre a laurearsi campione nazionale agli assoluti di tennis, dapprima nel doppio misto in coppia con Nicla Migliori per 5 anni consecutivi a partire proprio da quel 1947, conquistando inoltre anche due titoli nel doppio maschile con il partner Rolando Del Bello nel 1949 e nel 1951.

La fine della sua carriera da giocatore non fu che l’inizio della sua fantastica esperienza come talent scout e preparatore della Federazione italiana: da quando prese il suo posto nel Centro Federale di Formia nel 1962, il programma che diresse, con l’obiettivo di riformare e riorganizzare le strutture tecniche, fece si che l’Italia del tennis desse un seguito ancora più glorioso alla generazione dei vari Sirola e Pietrangeli, con il suo fondamentale lavoro che lo portò a regalare all’Italtennis talenti del calibro di Tonino Zugarelli, Paolo Bertolucci, Corrado Barazzutti e Adriano Panatta.

Fu proprio quest’ultimo a definire Belardinelli come proprio “maestro di tennis e di vita”, ricordando il suo fondamentale apporto fin dai 16 anni e durante tutto il periodo della formazione tennistica e personale, ricordando l’ilare episodio nel quale lo stesso Panatta disse a Belardinelli che “i giovani come me dovrebbero andare a ballare”: sapendo esattamente quali corde toccare per stimolare il giovane talento, il Signor Mario rispose:”Vai pure, così ti diverti e mi togli un pensiero”.

davis-1976

Se nello storico 1976, anno della conquista della prima e unica Coppa Davis italiana, si poterono ammirare gli straordinari risultati raggiunti, che sono stati terreno fertile per le generazioni future di giocatori professionisti ed appassionati, i meriti di Belardinelli dati dalla propria passione e personalità sono stati sicuramente proporzionali al suo impegno ed alla sua maestria nel saper riconoscere e coltivare i giovani di talento poi consacrati in quegli anni.

Se nella sua vita, tra le tantissime cose, fu colui che il Duce chiamò per imparare a giocare a tennis, con il siparietto che vide proprio l’allora 20enne Belardinelli cercare di migliorare il rovescio di Mussolini con la risposta di rito:”Belardinelli, noi tireremo diritto”, il ricordo di un così bravo e stimato professionista rimane senza dubbio nel ricordo che egli stesso è stato capace di imprimere nelle persone che in Italia dal tennis traggono sempre nuove emozioni, per chi come lui ha contribuito in maniera fondamentale a gettare le basi per una formazione sempre all’avanguardia, fatta di saggezza e affabilità.

Troppo spesso gli occhi di chi guarda si riempiono con i propri beniamini, senza andare a guardare dietro ad un sipario che ha racchiuso tutte le possibilità che hanno permesso a tale sport di diventare uno spettacolo e di rinnovarsi nel tempo, quando ancora nulla di tutto ciò che troviamo oggi era una certezza.

E’ proprio per questo che il tennis celebra Mario Belardinelli, uscendo dallo schema di trofei e partite epiche, per ricordare chi ha dato tutto al tennis e chi è saputo rimanere immortale nonostante lo scorrere del tempo. Auguri Signor Mario.

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