Davis: Courier sotto accusa?

Davis: Courier sotto accusa?

La sconfitta degli USA contro la Croazia, in casa, mette sotto accusa il c.t. Jim Courier. Proviamo ad analizzare cosa è accaduto a Portland.

Sabato scorso, parlando delle anteprime dei match di seconda giornata di questi quarti di finale Davis, avevo parlato di “match-point per gli USA”, che si accingevano ad affrontare un doppio croato con Ivan Dodig e Marin Draganja, non certo una coppia affiatata e in grado di mettere in difficoltà due mostri della specialità come i gemelli Bryan.

E invece in campo è andato un altro Marin, decisamente a sorpresa dopo la maratona di venerdì, ovvero Cilic. Non esattamente un doppista, ma un top player affiancato a Dodig, grande frequentatore della specialità e giocatore di sicuro affidamento. Il match ha avuto un andamento decisamente irregolare, con tanti break, diversamente da quanto accade di solito nei doppi serrati, segno di nervosismo e di consapevolezza dell’importanza della posta in palio. La presenza di Cilic ha decisamente riequilibrato le sorti del match, specie circa la solidità al servizio e soprattutto nel gioco di fondo, consentendo a Dodig di muoversi con più tranquillità nei pressi della rete e sparigliare le carte di Mike e Bob Bryan, per i quali, va detto, la carta d’identità comincia ad assumere un certo peso.

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Non si tratta della prima sconfitta a sorpresa in casa per gli USA. Tutti ricordiamo l’impresa del 1998 di Sanguinetti e soci, gestione Paolo Bertolucci, a Milvuakee. Del resto può succedere, è il bello della Davis. Qui però le cose non sono così lineari, perché qualche dubbio sulla gestione dei giocatori da parte di Jim Courier, selezionatore statunitense, vengono fuori. La prima domanda è: perché tenere fuori Sam Querrey, autore di un ottimo torneo di Wimbledon? La risposta è ovvia: perché da sempre la politica della nazionale nord-americana è stata quella di puntare su due singolaristi e due specialisti del doppio. Rischiosa in caso di infortuni di uno dei primi, ma decisamente aggressiva. Una seconda risposta potrebbe venire dalla scelta di John Isner in campo. Il gigante statunitense non sta attraversando una stagione da incorniciare, eppure è stato convocato, lasciando fuori non solo Querrey, ma anche Steve Johnson, di recente approdato al suo best ranking.

La sconfitta USA fa più rumore a causa del fattore campo e del vantaggio di 2 a 0 della prima giornata. Ma analizzando meglio le cose è difficile dare responsabilità al vecchio Jimmy. In doppio, per cominciare, non ci sono alternative valide quanto i plurivincitori di Slam Bryan. Lo stesso Jack Sock, che pratica con ottimi risultati la specialità, gioca con il canadese Pospisil nel circuito. Lasciare i Bryan e cambiare “modulo” avrebbe significato inventarsi un doppio che verosimilmente avrebbe fatto la stessa fine dei Bryan, con l’aggravante però di una sconfitta annunciata. Diversamente, i Bryan erano favoriti anche con Cilic in campo. Il problema però è stato proprio il campo e la prestazione sopra le righe dei croati e sotto tono degli statunitensi: molto difficile da pronosticare, realisticamente.

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L’unico argomento valido “contro” Courier e le sue scelte sarebbe quello della scelta di puntare su John Isner, il quale, evidentemente, non ha una condizione fisica adeguata a reggere due match 3 su 5 a distanza di 48h. Del resto i suoi risultati parlano chiaro: a Wimbledon Isner ha ceduto proprio alla distanza, dimostrando, tra l’altro, grande fatica nei game di risposta. Era questo forse il segnale di una condizione non ottimale. Ma, obiettivamente, chi si sentirebbe pronto a lasciare a casa un pilastro del tennis statunitense, colui che spesso ha tirato la carretta da solo, insieme ai gemelli Bryan, negli ultimi anni? E, tra l’altro, con un ranking che dice ancora n. 16 e primo giocatore del paese?

Nei fatti, finché Isner non si chiamerà fuori ufficialmente, ogni selezionatore dovrà fare i conti con lui e la sua classifica. Courier ha l’autorità e la personalità necessarie per fare scelte forti, nell’immediato futuro, ed è probabile che questa sconfitta possa aprire ad un nuovo corso della nazionale USA, con lo sguardo non tanto a Querrey, ma soprattutto a Steve Johnson e Taylor Fritz, che insieme a Sock possono costruire un asse molto interessante e soprattutto versatile tra cemento, indoor e terra rossa.

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Infine, last but not least: e se fosse grande merito dei croati, ed in particolare di Borna Coric, capace di portare il punto decisivo alla sua squadra, fuori casa, al quinto set di un match da “dentro o fuori” e reduce da una sconfitta secca nella prima giornata?

1 commenti

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  1. Andrea Ignazzi - 1 anno fa

    Bravo Albe

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