Giocare a tennis in Siria, tra sogni e terrore

Giocare a tennis in Siria, tra sogni e terrore

La storia della squadra siriana di Coppa Davis che, nel 2009 giocava in casa ad Aleppo e oggi, in esilio, sta lottando per un futuro migliore.

La guerra, la paura, l’orrore e le bombe hanno la capacità di distruggere tutto quello che incontrano sul loro cammino, devastando paesi interi.

Per fortuna è proprio in queste situazioni che gli esseri umani tirano fuori il meglio di sé, si creano una corazza e mantengono vivi i loro sogni e desideri. Questo è il caso del tennis in Siria, un paese ridotto in macerie negli ultimi anni dall’insensatezza di una guerra civile, che ha tra le altre cose distrutto la tradizione tennistica che possedeva. Ma non i sogni dei suoi giocatori, che lontani dalla loro patria, preservano e lavorano sodo per portare la squadra di Coppa Davis il più in alto possibile. Il portale Tennis.com racconta la loro storia: una storia sublime, che ci riempie il cuore.

C’ è stato un tempo, non molti anni fa, in cui Aleppo, oggi devastata dai bombardamenti, era una città prospera con un grande futuro davanti e desiderosa di crescere. Il suo complesso tennistico di Al-Hamadaniah rappresentava un punto nevralgico per lo sviluppo del tennis in Siria.

Nel 2008 e nel 2009 aveva aperto le sue porte, ospitando il terzo gruppo di Coppa Davis. Pochi anni dopo questo fiorente periodo tutto è appassito.  I bombardamenti incessanti hanno ridotto la struttura in polvere e macerie, fermando il cammino del tennis siriano.

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Aleppo.

O almeno, così sembrava. I tennisti che si sono formati ad Aleppo in quegli anni, portano con sé , ovunque vanno, alta la bandiera siriana difendendo con l’onore e l’orgoglio un paese in frantumi, che spera di ritornare a vivere le glorie passate. Sono i membri dell’ attuale squadra di Coppa Davis: Amer Naow, i fratelli Bruno e Marc Abdelnour e Kareem Allaf. Loro sono in esilio per mantenere viva la fiamma del tennis in questo paese martoriato.

Kareem Allaf con Andy Murray.
Kareem Allaf con Andy Murray.

Amer Naow ha 21 anni, ed è il miglior tennista siriano stando alla classifica attuale. Il tennista ricorda con malinconia quando Aleppo ha ospitato la Coppa Davis. Nel 2009.

“Io ero in terza media in quel momento: si tratta di un anno scolastico molto importante in Siria. Bisogna studiare duramente per arrivarci! Era periodo d’esami, ma appena potevo, andavo ogni giorno a sostenere la mia squadra”.

Con le grandi vittorie ottenute contro Arabia Saudita, Libano, Iran e Sri Lanka, i siriani erano a un passo dal accesso al World Group II della coppa Davis.

“Non ho potuto esserci quando abbiamo vinto 3-0 contro lo Sri Lanka, perché dovevo studiare per forza. Mi ricordo quel giorno quanto fosse importante per la squadra. Lo sport si basa sulla routine. Bisogna seguirla ogni giorno e quel giorno io non c’ero, ma porto ancora con me, soprattutto adesso, un bel ricordo”, dice Naow.

Il numero uno siriano degli ultimi anni, Marc Abdelnour ha avuto la possibilità di lasciare il paese prima della guerra e ritagliarsi un futuro tennistico e professionale lontano dalla Siria. Ha ricevuto una borsa di studio alla Florida Atlantic University, ed è stato in grado di giocare come tennista professionista, diventando numero 747 del mondo tre anni fa. Lui stesso racconta come fosse impossibile continuare nel loro Paese.

“All’inizio della crisi , ho pensato che sarebbe finita presto. Ora però sappiamo che questo Paese non ha nessun futuro nel breve termine. Si può sentire la disperazione delle persone, molto più di prima. Ad Aleppo , per la maggior parte del tempo, non c’è né acqua né elettricità”.

In una situazione del genere l’idea è una sola: “Si cerca di evitare di uscire e stare nel posto più sicuro, la casa, ma anche così non si è mai totalmente sicuri.  È possibile che venga abbattuta in qualsiasi momento. La nostra è piedi oggi, ma forse domani non lo sarà. Chiunque può sta lasciando il Paese“, dice il tennista siriano sincero.

E non c’ è da meravigliarsi. I fratelli Naow, presero un brutto spavento un giorno mentre si allenavano sui campi distrutti di Aleppo, una volta in perfette condizioni. Il fuoco dell’artiglieria esplose vicino all’impianto, dove uno dei colpi colpì il campo trafiggendo con piccole schegge di metallo il loro corpo. Il più piccolo dei fratelli, mentre si allenava nella capitale, Damasco, fu quasi colpito da una bomba, che esplose su una recinzione ferendo con le schegge le sue mani.

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Questi eventi, commenta Naow, hanno indurito i cuori di tutti i siriani.  “Tutto questo accade a molti giocatori durante l’allenamento. Appena due giorni dopo, mio fratello è tornato nello stesso campo dove è stato bombardato. La sua personalità era cambiata da allora. Il popolo siriano si è dovuto adattare alla guerra e ora abbiamo un cuore molto più forte“.

Costruire un futuro lontano da casa è l’ unica via d’uscita, sempre che ci sia. La chiave è trovare le persone che ti aiutano all’estero, come è successo a Marc Abdelnour. Lui e suo fratello hanno la doppia nazionalità. Ha avuto la nazionalità canadese grazie alla madre. Così ha lasciato Aleppo nel 2013 per costruirsi una vita a Montréal. I suoi genitori sono andati in Francia. I suoi nonni e gli zii, hanno perso tutto nella loro fuga nel vicino Libano.

Abdelnour ha raccontato la sua prima esperienza in coppa Davis contro la Corea del Sud. “C’era un ambiente molto intenso. La Coppa Davis ha un livello completamente diverso in termini di intensità e nervosismo. È molto più bello e impegnativo. Sbagli molti colpi, che non avresti mai sbagliato in condizioni normali. Mi ricordo una partita contro il numero 1 del Iran, dove ho perso ripetutamente il servizio perché ho fatto un sacco di doppi falli. Non ero in grado di controllare la situazione”, ricorda il più anziano dei fratelli Abdelnour.

La Coppa Davis rappresenta, in questa situazione di sofferenza, incertezza e caos, una ragione per combattere e un mezzo per continuare a sognare una nuova Siria, dove possano vivere tutti. Anche se ci sono molti momenti in cui, giocare a tennis è l’ultima cosa che puoi fare.

“Abbiamo avuto zero preparazione. Ma il cuore era lì. Abbiamo avuto diversi match point per vincere contro il Turkmenistan. Chissà cosa sarebbe successo se avessimo vinto. Il fatto è che per la prima volta, abbiamo rappresentato un paese in guerra”: qualcosa di molto difficile emotivamente, secondo Abdelnour.

Ora nel mese di luglio, la squadra di Coppa Davis siriana è chiamata a una altra sfida. Giocheranno a Teheran, in Iran, per raggiungere il II Gruppo della competizione a squadre per la prima volta in tre anni.

Kareem Allaf, l’attuale miglior giocatore, ha 17 anni ed è attualmente n. 1.439 del mondo. “Kareem non ha mai vissuto in Siria”, dice Abdelnour, “E’ cresciuto a Dubai. Adesso ha una borsa di studio presso l’University of Iowa. Potrebbe diventare un ottimo giocatore per noi in futuro. Suo padre è siriano e ha giocato per il nostro paese. Avere giocatori come lui è l’unico modo per la Siria di sperare in un futuro nel tennis nei prossimi 10 anni, che prenderà vita grazie ai bambini dei rifugiati e degli immigrati siriani in altri Paesi”.

Di Adriana Ciampa

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