I Fab Four e la Coppa Davis: storia di una competizione trascurata

I Fab Four e la Coppa Davis: storia di una competizione trascurata

La Davis è sempre stata una opzione secondaria nell’era dorata del tennis maschile. Federer, Djokovic, Nadal e Murray se ne sono spesso allontanati negli anni. Ma cosa ne pensano loro realmente?

di Filippo Gallino, @Pheeling7

Questo fine settimana arriva la Coppa Davis, arrivano le semifinali. E’ risaputo che l’appuntamento giunge dopo l’ultimo Slam della stagione, gli US Open, torneo che ha vinto Nadal e in cui Djokovic e Murray non si sono visti causa infortuni. La competizione a squadre, uno dei grandi, tradizionali momenti che il calendario conserva ancora, ha sempre vissuto parallelamente ad un’epoca fortissima del tennis maschile. Una competizione che non ha potuto assaporare i leggendari duelli di quattro dei migliori tennisti che hanno condiviso una stessa era. 

La Coppa Davis ha un conto aperto con i quattro. Ognuno dei membri dei Big Four, che ha vinto questa competizione per completare il palmarés, si è cimentato appena in essa e spesso, sono arrivate critiche con continuità da parte loro. Quasi tutti pensano le stesse cose della Davis all’interno dell’élite del tennis mondiale. E dei possibili duelli che sarebbero potuti andare in scena, solo due partite si sono giocate: Federer contro Djokovic del 2006 e Nadal contro Djokovic del 2009, due confronti tipici, molto lontani, che spiegano bene la differenza di priorità tra questa competizione e i vari Slam e Masters 1000, agli occhi dei migliori. I quattro fenomeni hanno, negli anni, parlato in maniera ben decisa, ma le istituzioni e l’ITF non hanno mai nè preso in considerazione le loro dichiarazioni.

Andy Murray, per esempio la pensa così: “E’ evidente che giocare la Davis immediatamente dopo aver giocato uno Slam è complicato. I quarti di finale sondo dopo Wimbledon e le semifinali dopo gli US Open, è dura. La maggior parte dei giocatori arriva alla fase finale degli Slam, tornei stressanti che ti portano via energie fisiche e mentali. Credo che il problema sia lì, i giocatori si sforzano molto nella settimana precedenza, quando subito dopo arrivano le eliminatorie della Davis.”

Nadal, invece, ha molti dubbi sulla formula del torneo: “Secondo me, non è una questione di partite ai tre o ai cinque set. Non si può svolgere un campionato di Davis ogni anno, si svaluta la competizione. La Coppa Davis è una competizione bellissima, molto emozionante. Per mantenere un tale livello di atmosfera e di qualità del tennis, devono organizzare il tutto per i migliori giocatori, che hanno bisogno di sentirsi comodi ogni volta che arriva questo torneo.

Federer e Djokovic, in coro, bramano cambiamenti:

Ovvio, le cose non stanno funzionando. E’ una grande competizione, ma ci sono tante cose buone come brutte a riguardo. Mai si è fatto o cambiato nulla per migliorare

– dice un amareggiato Roger; Nole, invece, fa un’analisi lucida: “Il calendario è duro per i giocatori. Bisogna cambiare campi, fuso orario, il tuo corpo ti invia segnali. Negli ultimi cinque anni non giocano i migliori, almeno non in tutti i turni. Il tifoso di tennis lo capisce, ma chi invece non segue il nostro sport, no. Questa competizione è storica ed ha perso valore. Io gioco per il grande amore che sento verso il mio paese. Si parla di partite ai tre set o di giocare solo in due giorni. Sarebbe bello, magari, giocare in stile Mondiale di calcio, in dieci/dodici giorni con fase a gruppi e tutto quanto.

L’era aurea del tennis maschile, sicuramente la più ricordata, lo sarà anche per la sua scarsa relazione con una competizione sempre ritenuta prestigiosa. Per i Fab Four, invece, sempre un’opzione secondaria.

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