Jim Courier alimenta il desiderio competitivo capitanando il team Davis americano

Jim Courier alimenta il desiderio competitivo capitanando il team Davis americano

L’americano, protagonista come capitano della selezione di Davis americana, parla della grande opportunità che ha per alimentare il desiderio di competizione, da sempre vivo dentro sé stesso

Fatta eccezione per il giorno del tuo compleanno da bambino, dice il capitano della squadra di Coppa Davis americana, non c’è niente che possa replicare l’adrenalina di entrare in un campo assieme alla tua squadra, indossando i colori della propria nazione.

“La competizione è stata sempre presente nella mia vita e questo è il modo in cui vi partecipo ora” dice Courier a riguardo della Coppa Davis. “Essere capaci di stare là fuori durante la battaglia con i tuoi giocatori e dar loro consigli grazie alla mia esperienza mi piace un sacco”.

ESPERIENZA – Gli ultimi cinque anni da capitano della squadra americana di Davis, che ha recentemente sprecato un vantaggio di 2-0 per poi perdere 3-2 contro la Croazia lo scorso week-end a Portland, hanno permesso a Courier, ex numero uno al mondo e quattro volte vincitore slam, di sperimentare vittorie e sconfitte con la propria squadra. Inoltre, gli hanno permesso di creare uno spirito di squadra in uno sport che è individuale.

“Quando ti trovi ad essere assieme in una squadra e passi del tempo a lavorare per un obbiettivo invece di essere in uno spogliatoio come un giocatore singolo, è del tempo speciale ed era il mio preferito da giocatore e adoro essere capitano e vedere questi ragazzi apprezzarlo”, dice. “Deve essere divertente e loro lo rendono divertente”.
Ma il capitano di Coppa Davis non si diverte e basta. Assorbe anche la tensione.

OPPORTUNITÀ – Per Courier, il modo in cui si gioca la Coppa Davis, ossia il capitano che siede in panchina e da consigli ai cambi campo, rappresenta un’opportunità unica. “Penso che la cosa che aggiungo io alla squadra siano i consigli, la strategia in campo”, dice. “E’ abbastanza facile scegliere i giocatori, ma penso di esser stato una valida aggiunta ai nostri giocatori”.

Dopo aver battuto il numero 12 del mondo Marin Cilic da due set sotto e 3-0 sotto nel quinto, Jack Sock ha definito l’aiuto di Courier “eccezionale”, specialmente riguardo le modifiche fatte dai due sulla risposta al servizio.

PREPARAZIONE – Per prepararli al gioco in campo, Courier usa anche dei video per far capire cosa intende, e lavora assieme ai coach di ciascun giocatore. “Non voglio portare i giocatori fuori dalla loro comfort zone”, dice Courier. “Io li aiuto a gestire attenzione ed energie e magari aggiungo un po’ di strategia in campo, ma se provo ad entrarci troppo [nella loro routine], potrei danneggiare il giocatore. Non voglio confondere nessuno con una pressione così alta. Cercano più chiarezza, non altri dubbi”.

SELEZIONE – Mentre Courier conferma che per lui è facile scegliere i componenti della squadra, egli stesso sa che deve coinvolgere non solo le quattro persone del team durante l’anno. Lui è in contatto un gran numero di giocatori durante gli incontri di Davis, e ammette che la parte più difficile è dire ad un giocatore che non è stato scelto piuttosto di confermargli che lo è stato. “Tutti i nostri giocatori vogliono ancora giocare”, dice. “Devi restare collegato con tutti i giocatori”. Con Steve Johnson, Sam Querrey e altri, Courier dice di avere un gruppo intero da poter chiamare in caso di necessità.

PRESSIONE – Ma la particolarità che rende un giocatore di Coppa Davis migliore è un’altra: saper gestire la pressione. “C’è più pressione che quando giochi per te stesso”, dice. “C’è più pressione che in ogni altra partita tranne ovviamente una finale slam. E’ tutto diverso quando dicono “gioco Stati Uniti”. Non è una questione solo tua e dei tuoi compagni di squadra, ci sono anche fan del tennis negli Stati Uniti che c’investono e alimentano il fuoco. Alcuni giocatori crollano sotto tutta quella pressione”.

PERSONALITÀ – Mentre crea una squadra e crea dei legami, Courier cerca anche di conoscere personalmente i giocatori, passando del tempo con loro. “Non puoi dire le stesse cose e avere lo stesso impatto se non li conosci”, dice. “Non è solo una conoscenza, ma è il modo in cui do informazioni. Un capitano deve essere un camaleonte. Ho imparato e ho fatto errori, ma ho anche raggiunto dei successi”

L’atmosfera che si respira prima di un incontro di Davis è diversa da quella del circuito, con il team che passa circa una settimana assieme allenandosi e preparandosi. E creare dei legami serve. “Non dico che dobbiamo andare a fare sport di squadra, ma ceniamo assieme, giochiamo a carte”, dice Courier. “C’è decisamente molta complicità e feeling”.

IL RUOLO DEL COACH – Sicuramente, giocare a carte può “irritare” un po’ ma quello è un modo per i giocatori per legare e conoscersi l’un l’altro, creando dei rapporti con chiunque altro stia dietro alla squadra. Che sia Courier a fare da mentore ai giocatori – “Alcuni mi chiedono consiglio per la programmazione dell’anno o per un cambio di coach, e mi vedo un po’ come una risorsa- o un veterano, come John Isner, che crea legami con giocatori più giovani, l’atmosfera del gruppo aiuta a creare legami.

Con la Coppa Davis ormai terminata per gli Stati Uniti dopo la sconfitta di Portland, Courier avrà bisogno della stessa adrenalina che si ha al proprio compleanno da bambini per fare meglio nel 2017.
Fonte: Sports Illustrated.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy