Jim Courier: un ex numero 1 che non ama solo il tennis

Jim Courier: un ex numero 1 che non ama solo il tennis

Jim Courier, pur avendo conseguito numerosi successi nel tennis, fra cui quattro vittorie Slam, è stato un personaggio non molto apprezzato dal pubblico, forse a causa del suo tennis poco appariscente. Per otto anni Capitano in Coppa Davis, dopo le semifinali perse contro la Croazia, ha dato l’annuncio del suo ritiro. Dopo tutto la vita non è solo tennis.

di Anna Lamarina, @annalamarina

LASCIO LA DAVIS – Jim Courier lascia la Davis. Dopo otto anni, due semifinali e sei piazzamenti ai quarti, Jim Courier chiude la sua esperienza da capitano del team statunitense.  Vincitore dell’insalatiera da giocatore nel 1992 e nel 1995 il giocatore di Dade City non ha avuto gli stessi risultati  da capitano. Era subentrato a Patrick McEnroe nel 2011 e,  dopo la sfortunata semifinale in Croazia, in cui gli americani per pochissimo hanno mancato la rimonta da 0-2,  Courier ha dato la notizia che avrebbe lasciato, sottolineando però che la sua decisione  era già stata presa alla fine del  2017 “A fine 2017 ho deciso che il 2018 sarebbe stato il mio ultimo anno. Il motivo di questa scelta è semplicemente la mia opinione, ritengo che otto anni siano il periodo giusto per guidare la squadra” ha detto l’ex n°1 del mondo.

ANCORA NESSUN SOSTITUTO – Ci sarà tempo, comunque per trovare qualcuno che lo sostituisca, infatti gli Stati Uniti torneranno in campo direttamente a Madrid, per le Davis Cup Finals, nel novembre 2019, essendo già qualificati in qualità di semifinalisti in carica. “Jimbo2”, come veniva chiamato da alcuni, andava  in panchina in giacca e cravatta, imitando gli allenatori di calcio e pallacanestro. E’ stato il 40mo capitano del team USA ed  ha capitanato gli Stati Uniti  18 volte, con un bilancio di 10 vittorie e 8 sconfitte raggiungendo  le semifinali per ben 2 volte, nel 2012 e nel 2018. “È stato un onore e un privilegio – conferma Courier – rappresentare il mio Paese come giocatore prima e da Capitano poi”

UN GIOCATORE NON MOLTO APPREZZATO – Soprannominato anche “Big Jim”, la sua carriera si era dimostrata già da ragazzino promettente. Nonostante il suo  dritto devastante con apertura minima e il suo rovescio bimane ancora più personalizzato, Jim non faceva personaggio, e fin dai tempi dell’Accademia di Bollettieri   era un po’ il figlioccio sfigato di Nick, che preferiva Andrè Agassi a lui. Vincitore di quattro tornei del Grande Slam (due in Australian Open e due Roland Garros) è stato per 58 settimane n.1 del mondo, ed ha giocato 7 finali in totale, distribuite su tutti i 4 maggiori tornei. In più, ha vinto due Coppe Davis, oltre a 23 tornei in singolo, con 13 finali perse. E’stato uno dei Principi del Foro Italico, trionfando per ben 3volte a Roma, due in singolo nel ’92 contro Costa e nel ’93 contro Ivanisevic, nel 1989 invece in un doppio pazzesco in coppia devastante con Pete Sampras. Altri 3  Masters 1000 nella sua carriera, 2 volte a Indian Wells ed una volta  a Miami.  Jim Courier si è poi ritirato nel 2000 a soli 30 anni e nel 2005 è entrato alla Hall of Fame.

GIOCO PER VEDERE QUANTO VALGO – Jimmy era l’anti-divo per eccellenza, in più era  nato nella generazione sbagliata, quella degli Agassi e dei Sampras e  nonostante tutto, è riuscito a lasciare la sua firma nella storia del tennis “Il tennis è una guerra -diceva Jimmy-  gioco per vedere quanto valgo”

MA OLTRE IL TENNIS C’E’ LA VITA – Dietro la maschera dell’uomo che non si rilassa mai, però, c’è anche il Jim Courier  che adora la nouvelle cuisine, i libri e la musica. Un artista che suona la  batteria e la chitarra, con la stessa dedizione con cui giocava il suo tennis sui campi di tutto il mondo. “Il tennis – diceva in un’intervista al New York Times – è questione di vincere o perdere una partita. La vita invece è questione di perdere persone a cui vuoi bene, e il solo pensiero può farmi stare molto peggio”. Ha lavorato nella sua carriera con un sacerdote cattolico, padre Joseph Dispenza, che di fatto era uno uno psicologo dello sport. E quando è arrivato in cima, dice Brad Gilbert, ha lavorato ancora più duro.

 

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